Pandemia simulata, test OMS: 26 Paesi alla prova (Italia assente)
L'OMS ha testato la risposta globale a una pandemia batterica immaginaria. 26 Paesi, 600 esperti, oltre 25 organizzazioni. E alcune lezioni che nessuno può permettersi di ignorare.
Un'epidemia di un nuovo batterio si diffonde nel mondo. È lo scenario immaginario, ma costruito con la precisione del reale, con cui l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha messo alla prova la preparazione dei Paesi nella risposta alle pandemie e ad altre gravi emergenze sanitarie.
Si chiama Polaris II. L'OMS ha recentemente concluso questa simulazione di alto livello durata due giorni, incentrata sulla potenziale epidemia scatenata da un nuovo batterio fittizio in rapida diffusione su scala globale. Svoltasi tra il 22 e il 23 aprile, l'operazione ha visto la partecipazione attiva di 26 Paesi e territori, riunendo oltre 600 esperti di emergenze sanitarie e più di 25 organizzazioni partner.
Non un gioco di ruolo, ma un banco di prova
L'OMS ha chiarito che Polaris II non è stato un semplice "gioco di ruolo" internazionale, ma una verifica della capacità di attivare la forza lavoro di emergenza, di mantenere aperti i flussi informativi e di garantire il coordinamento tra attori nazionali, regionali e globali. Nelle prime fasi di un'epidemia, i danni non dipendono solo dalla pericolosità del patogeno, ma anche dalla velocità con cui le informazioni diventano decisioni operative.
Le attività hanno previsto l'attivazione immediata delle strutture operative per il personale di emergenza, l'ottimizzazione dei flussi di informazione e il consolidamento del coordinamento reciproco tra i vari Stati, i partner internazionali e la stessa OMS, dimostrando sul campo l'importanza cruciale della tempestività.
Il contesto: HorizonX e il precedente Polaris I
Polaris II non nasce dal nulla. Già nell'aprile dell'anno scorso era stato organizzato Polaris I, che si concentrava su un virus immaginario. Ogni Paese partecipante aveva attivato la propria struttura di coordinamento lavorando in condizioni reali per condividere informazioni, allineare le politiche e aumentare la propria forza lavoro. La seconda edizione ha visto la partecipazione di un numero maggiore di Paesi e ha previsto la collaborazione attraverso nuove reti come il recente Health Emergency Leaders Network per l'Africa e il Mediterraneo orientale.
L'esercitazione rientra nel programma HorizonX, il programma di esercizi di simulazione pluriennali dell'OMS.
Chi ha partecipato e chi no
Secondo l'OMS, i 26 Paesi e territori coinvolti coprivano tutte le regioni dell'organizzazione. L'elenco comprendeva Bangladesh, Brasile, Brunei, Colombia, Egitto, El Salvador, Francia, Georgia, Ghana, India, Indonesia, Giordania, Kenya, Kosovo, Libia, Malesia, Nepal, Oman, Paraguay, Filippine, Qatar e Repubblica del Congo.
L'Italia non risulta tra i Paesi partecipanti. Tra le grandi nazioni europee, la Francia è l'unica presente nell'elenco disponibile. L'assenza dell'Italia, paese che ha vissuto in prima linea la fase più dura della pandemia da Covid-19 e che ospita la sede europea dell'OMS a Venezia, potrebbe alimentare riflessioni sul livello di coinvolgimento italiano nei meccanismi internazionali di preparazione alle emergenze sanitarie e chissà che la cosa non abbia a che fare con il nuovo piano pandemico ancora in attesa di approvazione.
La simulazione ha dato anche l'opportunità di esercitarsi sulla fornitura coordinata di competenze tecniche e supporto ai Paesi da parte di oltre 25 agenzie e organizzazioni sanitarie nazionali, regionali e globali, tra cui i Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie, la Federazione internazionale delle società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, Medici Senza Frontiere, il Robert Koch Institute, Uk-Med, Unicef e reti di emergenza come il Global Outbreak Alert and Response Network, l'iniziativa Emergency Medical Teams, Standby Partners e l'International Association of National Public Institutes.
I quadri operativi testati e il ruolo dell'intelligenza artificiale
Il test ha messo in pratica due cornici strategiche recenti dell'OMS: il Global Health Emergency Corps (GHEC) e il National Health Emergency Alert and Response Framework. In più, ha esplorato l'uso di strumenti basati sull'intelligenza artificiale per supportare l'organizzazione e la pianificazione delle risorse umane in emergenza.
Il GHEC, pubblicato nel giugno 2025, fornisce indicazioni su come rafforzare il personale sanitario nel rispetto dei principi di sovranità, equità e solidarietà, e migliora la collaborazione tra i Paesi sostenendo lo scambio di informazioni e il dispiegamento del personale di emergenza a livello regionale e globale.
Le voci dei protagonisti
Le parole di chi ha guidato e vissuto l'esercitazione restituiscono la portata di ciò che è stato fatto e, soprattutto, di ciò che è ancora in gioco.
Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore Generale dell'OMS, è stato diretto: “L'esercizio Polaris II ha mostrato cosa è possibile quando agiamo insieme. Ha dimostrato che la cooperazione globale non è facoltativa, è essenziale. Questo è lo scopo del Global Health Emergency Corps: coordinamento tra la forza lavoro di emergenza, costruire fiducia, rafforzare le connessioni e lavorare come se si fosse una cosa sola attraverso i confini”.
Chikwe Ihekweazu, Direttore Esecutivo del programma di emergenza sanitaria dell'OMS, ha sottolineato il senso stesso dell'esercitazione: “l’esercitazione Polaris II ha mostrato cosa succede quando i Paesi sono preparati e pronti ad agire insieme”.
Dal fronte dei Paesi partecipanti, significativa è stata la riflessione di Edenilo Baltazar Barreira Filho, Direttore del Dipartimento per le emergenze sanitarie pubbliche del Ministero della Salute brasiliano: “simulando la diffusione di un pericoloso agente patogeno in condizioni di vita reale, l'esercizio Polaris II ci ha aiutato a trasformare in azione i piani esistenti. Non è sufficiente avere piani su carta: ciò che conta è come si comportano nella pratica”.
Cosa ha rivelato Polaris II
L'esercitazione ha evidenziato come la gestione di una crisi sanitaria richieda interventi rapidi e coordinati, con particolare attenzione alla comunicazione tra istituzioni e alla disponibilità di personale qualificato. Polaris II ha inoltre ampliato la partecipazione rispetto all'edizione precedente, includendo nuove reti di collaborazione tra Africa e area del Mediterraneo orientale.
In un'epoca in cui le emergenze sanitarie globali non sono più scenari fantascientifici ma esperienze vissute, esercitazioni come Polaris II rappresentano qualcosa di più di una prova tecnica: sono il tentativo collettivo di imparare, prima che sia troppo tardi, come il mondo possa rispondere unito quando un patogeno non conosce confini.
di