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Virus Ebola Bundibugyo, l’OMS teme la diffusione internazionale del focolaio

Andrea Tirottodi
Andrea Tirotto
Pubblicato il: 19/05/2026

AttualitàCronache sanitarieGlobal Nurse

Ebola in Repubblica Democratica del Congo e Uganda: dall'allarme regionale all'Emergenza Sanitaria Internazionale

 

Il focolaio in provincia di Ituri

L'Africa CDC ha confermato un focolaio di malattia da virus Ebola nella provincia di Ituri, nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), con circa 246 casi sospetti e decessi concentrati nelle zone sanitarie di Mongwalu, Rwampara e Bunia. Le analisi preliminari dell'INRB avevano rilevato il virus in 13 su 20 campioni, suggerendo la circolazione di una variante non-Zaire identificata successivamente come virus Bundibugyo. Il 15 maggio 2026, Africa CDC aveva convocato una riunione di coordinamento urgente con RDC, Uganda, Sud Sudan e partner internazionali per rafforzare sorveglianza transfrontaliera e risposta all'epidemia.

 

L'escalation: la dichiarazione OMS del 17 maggio 2026

La situazione ha subito una svolta critica il 17 maggio 2026, quando il Direttore Generale dell'OMS ha fatto un passo formale decisivo. Il Direttore Generale dell'OMS ha determinato che la malattia di Ebola causata dal virus Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda costituisce un'Emergenza Sanitaria Pubblica di Interesse Internazionale (PHEIC), pur non soddisfacendo i criteri di emergenza pandemica ai sensi del Regolamento Sanitario Internazionale (IHR).

 

Perché l'evento è considerato straordinario

Al 16 maggio 2026, nella provincia di Ituri sono stati segnalati otto casi confermati in laboratorio, 246 casi sospetti e 80 decessi sospetti in almeno tre zone sanitarie, tra cui Bunia, Rwampara e Mongbwalu. In Uganda, due casi confermati in laboratorio, senza apparente collegamento tra loro, sono stati segnalati a Kampala il 15 e 16 maggio, in individui provenienti dalla RDC.

Almeno quattro decessi tra operatori sanitari, in un contesto clinico compatibile con febbre emorragica virale, hanno suscitato preoccupazioni per la trasmissione nosocomiale e le lacune nelle misure di prevenzione e controllo delle infezioni.

Un elemento di allarme aggiuntivo riguarda la terapia: a differenza dei ceppi Ebola-Zaire, al momento non esistono terapie o vaccini approvati specifici per il virus Bundibugyo.

 

La diffusione internazionale già documentata

La diffusione internazionale è già stata documentata: due casi confermati sono stati segnalati a Kampala il 15 e 16 maggio a seguito di viaggi dalla RDC, ed entrambi sono stati ricoverati in unità di terapia intensiva. I paesi confinanti con la RDC sono considerati ad alto rischio di ulteriore diffusione.

 

Le raccomandazioni OMS

L'OMS ha articolato raccomandazioni differenziate per categoria di paese.

Per RDC e Uganda, le indicazioni principali riguardano l'attivazione di centri operativi di emergenza nazionali, il potenziamento della sorveglianza e della capacità di laboratorio, il rafforzamento delle misure di prevenzione delle infezioni nelle strutture sanitarie, e l'istituzione di centri di trattamento specializzati vicino agli epicentri. Non dovrebbe essere consentito alcun viaggio internazionale a contatti o casi confermati, a meno che non si tratti di un'evacuazione medica appropriata; i casi confermati devono essere immediatamente isolati e i contatti monitorati quotidianamente per 21 giorni dall'esposizione.

Per tutti gli altri paesi, l'OMS è esplicita: nessun paese dovrebbe chiudere i propri confini o imporre restrizioni a viaggi e commercio, in quanto tali misure non hanno basi scientifiche e spingono i movimenti verso valichi di frontiera informali non monitorati, aumentando paradossalmente il rischio di diffusione.

 

Quadro d'insieme

La dichiarazione di PHEIC segna un salto qualitativo nella valutazione del rischio: quello che inizialmente sembrava un focolaio locale in una regione già fragilizzata da conflitti armati e infrastrutture sanitarie carenti si è rapidamente trasformato in un'emergenza con dimensione internazionale documentata. L'assenza di contromisure mediche approvate per il ceppo Bundibugyo, unita all'alta mobilità della popolazione e all'incertezza epidemiologica ancora elevata, rende questa crisi particolarmente complessa da gestire e richiede una risposta coordinata su scala globale.