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AlmaLaurea 2026: Infermieristica resta una garanzia, 9 laureati su 10 trovano lavoro

Andrea Tirottodi
Andrea Tirotto
Pubblicato il: 20/06/2026

Professione e lavoroSocietà scientifiche

Il 10 giugno 2026 il Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea, insieme al Ministero dell'Università e della Ricerca e all'Università degli Studi della Basilicata, ha presentato la ventottesima edizione del Rapporto su Laurea e Occupazione. Tra i percorsi analizzati, quello in Infermieristica si distingue ancora una volta come uno dei più solidi e remunerativi del panorama accademico italiano.

I numeri parlano da soli. A un anno dal conseguimento della laurea abilitante, l'89,1% dei neolaureati in Infermieristica risulta occupato, con un miglioramento netto rispetto all'85,1% registrato nell'edizione precedente. Il tempo medio per trovare lavoro è di appena 2,4 mesi dal titolo, che scendono a 1,8 mesi dall'inizio della ricerca attiva. Si tratta di cifre difficilmente riscontrabili in altri ambiti della formazione universitaria italiana, e che collocano la classe L/SNT1, quella delle professioni sanitarie infermieristiche e ostetriche, tra i percorsi a più alta efficacia occupazionale del paese.

L'analisi si basa su un campione di 11.671 neolaureati, con un tasso di risposta del 59,9%. L'età media alla laurea è di 25,2 anni, il voto medio di 103,2 su 110 e la durata media del percorso di 3,9 anni, a conferma di un corso di studi sostanzialmente in linea con i tempi previsti.

Non meno significativi i dati sulla coerenza tra formazione e lavoro. La quasi totalità degli occupati, il 98,2%, svolge professioni direttamente legate al titolo conseguito. Il 97,9% dei laureati dichiara che la laurea è efficace o molto efficace nel proprio lavoro, con un livello di soddisfazione medio che si attesta a 8,1 su una scala di dieci. L'88,9% utilizza in misura elevata le competenze acquisite all'università e l'87,6% ritiene la formazione accademica molto adeguata per le esigenze professionali quotidiane. Sono percentuali che, messe insieme, restituiscono l'immagine di un corso di laurea che funziona, che prepara concretamente, e che viene percepito come tale da chi lo ha frequentato.

Sul fronte economico, la retribuzione mensile netta media raggiunge i 1.745 euro, in crescita rispetto ai 1.724 euro del 2024. Tuttavia persiste un divario di genere che merita attenzione: gli uomini percepiscono mediamente 1.804 euro, contro i 1.728 euro delle colleghe, nonostante le donne rappresentino il 79,1% dei neolaureati dell'intera categoria. Una disparità che il mercato del lavoro infermieristico non ha ancora colmato, e che il rapporto fotografa con precisione.

Sul fronte contrattuale, il 52,4% dei neolaureati occupa una posizione a tempo indeterminato, con un incremento di circa un punto percentuale rispetto all'anno precedente. Restano però significative le sacche di precarietà: il 35,8% dei lavoratori è ancora inquadrato con contratti a tempo determinato. Il settore privato prevale nel primo anno post-laurea, con il 54,0% degli occupati che lavora fuori dal comparto pubblico, mentre il 41,8% opera all'interno del Servizio Sanitario Nazionale o di altre strutture pubbliche. Cresce intanto la quota di chi sceglie la libera professione: il 7,1% dei neolaureati ha deciso di aprire una partita IVA, percentuale in aumento rispetto agli anni precedenti. Un segnale che sempre più giovani infermieri si affacciano al mercato con uno spirito imprenditoriale, attratti dalla flessibilità che la professione autonoma può offrire.

Sul fronte della prosecuzione degli studi, solo il 6,8% dei neolaureati si è iscritto immediatamente a una laurea magistrale, in calo rispetto all'8,9% del 2024. La ragione principale è il lavoro: il 64,5% di chi non si iscrive cita proprio gli impegni lavorativi come motivazione prevalente. Un dato che, lungi dall'essere una criticità, conferma quanto il mercato sappia assorbire rapidamente e pienamente questi professionisti.

Non mancano, tuttavia, le ombre. La distribuzione geografica dei risultati occupazionali è tutt'altro che uniforme. Tra i laureati in atenei situati in Calabria, Campania, Sicilia e Umbria, la percentuale di occupati alla ricerca attiva di un nuovo impiego supera il 30%, segnale di un'insoddisfazione diffusa per le condizioni di lavoro locali o per i contratti inizialmente offerti. Un fenomeno che alimenta flussi di mobilità interna, con giovani professionisti che scelgono di spostarsi verso nord o verso le grandi aree metropolitane in cerca di condizioni migliori.

La mobilità internazionale rimane invece marginale, con appena lo 0,6% dei laureati che lavora all'estero a un anno dal titolo. Un dato contenuto, ma che va letto nel contesto più ampio che il rapporto delinea: nel 2024 il saldo migratorio dei giovani laureati italiani è stato fortemente negativo, con una perdita netta di 21.000 talenti in un solo anno. L'Italia, che registra solo il 31,6% di giovani tra i 25 e i 34 anni in possesso di un titolo di istruzione terziaria a fronte di una media europea del 44,1%, fatica a trattenere chi ha investito nella propria formazione. E nel 2025 le nascite sono ulteriormente diminuite del 3,9% rispetto all'anno precedente, toccando il minimo storico di 1,14 figli per donna: un orizzonte demografico che rende ancora più urgente valorizzare i professionisti sanitari già formati.

Il Rapporto AlmaLaurea 2026 consegna dunque un quadro articolato ma fondamentalmente incoraggiante per chi sceglie l'Infermieristica. Una professione che garantisce occupazione rapida, coerente e sempre più riconosciuta, ma che ancora deve fare i conti con disuguaglianze di genere e territoriali non risolte, e con un sistema paese che stenta a costruire intorno ai suoi professionisti sanitari le condizioni perché restino.