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Salerno, video dal Pronto soccorso sui social: dopo la denuncia NurSind scatta la stretta

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 14/08/2026

CampaniaNurSind dal territorio

Dopo la segnalazione del sindacato, la Direzione generale del Ruggi limita gli accessi alle aree riservate del Pronto soccorso. Tomasco (NurSind): "Risposta rapida e concreta. Privacy e dignità non sono negoziabili".


di Giuseppe Provinzano

"Trasformare una denuncia in un intervento concreto. È quanto accaduto all’AOU “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno, dove la diffusione sui social di riprese realizzate all’interno del Pronto soccorso ha acceso i riflettori sulla tutela della privacy dei pazienti e sulla protezione dei professionisti sanitari. Dopo l’intervento del NurSind Salerno, la Direzione generale ha risposto introducendo nuove e più stringenti regole di accesso alle aree riservate dell’emergenza".


Video dal Pronto soccorso sui social, il caso che riapre il tema della privacy

SALERNO, 14/08/2026 - Telefoni accesi, immagini registrate all’interno delle aree assistenziali e contenuti che possono finire in pochi istanti sulle piattaforme social. È uno scenario particolarmente delicato quando il luogo interessato è un Pronto soccorso, dove la necessità di informare non può trasformarsi nella libera esposizione di pazienti e professionisti.

È proprio da un episodio di questo tipo che è scaturita la presa di posizione del NurSind provinciale di Salerno, intervenuto dopo la diffusione di materiale multimediale realizzato senza autorizzazione all’interno dei locali dell’emergenza dell’AOU “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona”.

Una vicenda che, secondo il sindacato, non poteva essere considerata marginale: nelle aree di emergenza transitano persone in condizioni di particolare fragilità, mentre medici, infermieri e altri professionisti devono poter svolgere il proprio lavoro senza interferenze o esposizioni mediatiche incontrollate.

La Direzione interviene: accessi più rigidi nelle aree riservate

Alla segnalazione sindacale è seguita la risposta della Direzione generale. Con un provvedimento del 13 agosto, il direttore generale Nicola Cantone ha disposto una stretta sugli accessi alle zone interne e riservate del Pronto soccorso, prevedendone l’ingresso esclusivamente per gli operatori autorizzati e in presenza di effettive esigenze di servizio.

Una misura che punta a ristabilire una separazione più netta tra gli spazi destinati all’assistenza e quelli eventualmente accessibili a soggetti esterni, rafforzando contemporaneamente la tutela della riservatezza dei pazienti e le condizioni nelle quali il personale è chiamato a lavorare.

Il provvedimento viene accolto positivamente dal NurSind Salerno, che riconosce alla Direzione aziendale di avere fornito una risposta tempestiva alla criticità sollevata.

"Registriamo con estrema soddisfazione una reazione rapida, concreta ed inequivocabile da parte del direttore generale Nicola Cantone. Dopo troppo tempo assistiamo finalmente a un’amministrazione che non si limita ad archiviare o a prendere atto dei problemi, ma interviene con atti immediati. Quando la direzione dimostra autorevolezza e capacità d’ascolto nei confronti delle nostre istanze, è doveroso prenderne atto e darne conto pubblicamente",

dichiara Biagio Tomasco, segretario territoriale del NurSind Salerno.

NurSind: proteggere gli operatori significa proteggere anche i pazienti

Per il sindacato, la questione va oltre il singolo episodio. La possibilità di effettuare riprese indiscriminate negli ambienti di cura rischia infatti di compromettere contemporaneamente più diritti: la riservatezza della persona assistita, la dignità del professionista e la serenità necessaria per garantire l’assistenza.

In un Pronto soccorso, dove le condizioni cliniche possono essere critiche e gli interventi devono spesso avvenire rapidamente, la presenza di persone non autorizzate o di dispositivi utilizzati per effettuare riprese può inoltre diventare un elemento di disturbo rispetto alle attività assistenziali.

Su questo punto Tomasco lega direttamente la tutela dei professionisti alla qualità delle cure.

"La sicurezza dei lavoratori coincide esattamente con la tutela dei cittadini. Un ambiente di lavoro protetto, privo di interferenze, esposizioni mediatiche selvagge o violazioni della privacy, consente agli infermieri di operare al massimo delle proprie possibilità e garantisce ai pazienti di essere curati con il massimo rispetto e la massima serenità. La dignità professionale e il diritto alla privacy dei malati non sono aspetti negoziabili".

Una posizione che trova convergenza anche nell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Salerno, presieduto da Cosimo Cicia, intervenuto sulla necessità di non lasciare soli i professionisti sanitari nella gestione delle situazioni di tensione che possono verificarsi all’interno delle strutture ospedaliere.

Dal caso concreto a un cambio di passo

La risposta aziendale assume quindi, nella lettura del NurSind, un significato più ampio. Non soltanto la soluzione di una specifica criticità, ma il segnale della possibilità di intervenire rapidamente quando vengono evidenziate condizioni potenzialmente lesive per operatori e cittadini.

Il sindacato rivendica il valore della propria azione di segnalazione e, allo stesso tempo, riconosce positivamente la scelta della Direzione di intervenire senza lasciare la questione sospesa.

"Sostenere la sicurezza nei luoghi di cura significa restituire forza e prestigio all’intera struttura sanitaria della nostra provincia. Questa reazione rappresenta un evidente e positivo cambio di passo nella gestione delle criticità aziendali. Da parte nostra continueremo a vigilare con determinazione e a collaborare per ogni iniziativa diretta a migliorare la qualità dell’assistenza e la protezione delle persone", conclude Tomasco.

Il caso di Salerno ribadisce così un principio essenziale: un ospedale è un luogo pubblico per la funzione che svolge, ma le aree di cura non possono diventare spazi nei quali immagini, condizioni cliniche e attività dei professionisti siano liberamente esposte sui social. Garantire confini chiari significa proteggere contemporaneamente chi viene assistito e chi, ogni giorno, presta assistenza.