Ancona, aggressioni in Pronto soccorso. NurSind: ''Sicurezza sì, ma serve formazione''
Dopo i nuovi episodi a Torrette, il sindacato condanna le violenze e rilancia sulla prevenzione. Rignanese (NurSind): "Occorre preparare il personale a riconoscere e disinnescare le situazioni a rischio".
di Giuseppe Provinzano
"Telecamere, pulsanti d’allarme e collegamenti diretti con le forze dell’ordine rappresentano strumenti importanti. Ma quando la tensione entra in Pronto soccorso, la sicurezza passa anche dalla capacità di intercettare i segnali di un’escalation prima che si trasformi in violenza. È su questo terreno che NurSind Ancona chiede di compiere un passo ulteriore: affiancare alle misure di protezione una formazione specifica per chi, ogni giorno, lavora in prima linea".
Pronto soccorso sotto pressione, torna al centro il tema della sicurezza
ANCONA, 16/08/2026 - Gli ultimi episodi verificatisi al Pronto soccorso dell’ospedale di Torrette riportano ancora una volta l’attenzione sulla sicurezza degli operatori sanitari. Un problema che non riguarda soltanto Ancona e che si inserisce in un contesto nel quale sovraffollamento, lunghe attese e crescente complessità degli accessi possono contribuire ad alimentare situazioni di forte tensione.
Nei servizi di emergenza arrivano infatti non soltanto pazienti con patologie acute, ma anche persone con problematiche minori, utenti in stato di alterazione da alcol o sostanze e soggetti con disturbi comportamentali. Una miscela che può rendere particolarmente complesso il lavoro di infermieri, medici e degli altri professionisti impegnati nell’assistenza.
Il direttore generale dell’Azienda ospedaliero-universitaria delle Marche, Armando Gozzini, ha ribadito come la tutela del personale rappresenti un tema sul quale l’Azienda sta lavorando da tempo. Il principio espresso dalla Direzione è netto: qualunque sia la condizione di chi accede alla struttura, il personale sanitario deve essere protetto.
Torrette, sicurezza rafforzata con Questura e videosorveglianza
Una parte della risposta è già stata costruita attraverso un protocollo triennale sottoscritto con la Questura, pensato per creare un collegamento più rapido tra le strutture ospedaliere e le forze dell’ordine.
Il sistema interessa Torrette e Salesi e prevede 12 videocamere, otto sensori in grado di rilevare situazioni potenzialmente critiche e cinque panic button, dispositivi che possono essere tenuti dagli operatori sulla scrivania o direttamente con sé e attivati in caso di pericolo.
L’allarme consente di localizzare rapidamente il punto nel quale si sta verificando l’emergenza, mentre la console di videosorveglianza è collegata 24 ore su 24 con la Questura. Nelle aree di attesa le telecamere risultano già operative e ulteriori dispositivi installati negli spazi comuni sono destinati a entrare pienamente in funzione.
A completare il sistema di protezione contribuiscono il posto di polizia con presidio giornaliero e la presenza delle guardie giurate.
L’attivazione complessiva delle misure ha richiesto anche passaggi legati agli adempimenti burocratici, alla privacy e al confronto con le organizzazioni sindacali. L’obiettivo resta quello di garantire che proteste, disagio e contestazioni non oltrepassino mai il limite trasformandosi in minacce o aggressioni.
NurSind Ancona: "Totale condanna delle aggressioni"
Sul tema interviene con decisione NurSind, esprimendo innanzitutto solidarietà ai professionisti coinvolti negli ultimi episodi e riconoscendo quanto già realizzato dall’Azienda sul fronte della sicurezza.
Il sindacato, tuttavia, chiede di andare oltre la sola protezione fisica degli ambienti.
"L’episodio va stigmatizzato. Da parte nostra c’è la più totale condanna",
afferma Matteo Rignanese, segretario territoriale NurSind Ancona.
Una posizione che non si traduce in una bocciatura delle iniziative aziendali. Al contrario, NurSind riconosce il lavoro portato avanti negli ultimi mesi, ma ritiene che telecamere, sistemi di allarme e intervento delle forze dell’ordine debbano essere inseriti in una strategia più ampia.
"L’Azienda ha ben agito in questi mesi, ma si deve fare qualcosa di più", sottolinea Rignanese.
La proposta NurSind: formazione specifica per prevenire l’escalation
È proprio sulla prevenzione che il Sindacato delle Professioni Infermieristiche concentra la propria proposta. Per NurSind occorre prevedere una formazione specifica e strutturata per il personale sanitario maggiormente esposto al rischio di aggressione, a partire dagli operatori dei servizi di emergenza.
Non si tratta di trasferire sugli infermieri la responsabilità di evitare comportamenti violenti, ma di fornire ulteriori strumenti professionali per riconoscere precocemente i segnali di rischio, gestire la comunicazione nelle situazioni più complesse e limitare, quando possibile, l’escalation.
"Bisogna ridurre al minimo l’escalation, riconoscere certe situazioni ed evitare ciò che può alimentarla. Non solo proteggere, ma soprattutto prevenire", evidenzia Rignanese.
Una richiesta che amplia il concetto stesso di sicurezza: non soltanto intervenire quando l’aggressione è già iniziata, ma costruire condizioni organizzative, tecnologiche e formative capaci di ridurre il rischio che si verifichi.
Territorio e Pronto soccorso, due aspetti dello stesso problema
Sul fondo resta anche il tema del sovraffollamento. Secondo la Direzione aziendale, una rete territoriale maggiormente capace di intercettare i bisogni a bassa complessità potrebbe alleggerire la pressione sugli ospedali. In questa prospettiva, le Case di Comunità e i servizi territoriali dovrebbero contribuire a evitare che problematiche non urgenti convergano sistematicamente nei Pronto soccorso.
Ridurre gli accessi impropri significa infatti non soltanto migliorare i percorsi assistenziali, ma anche creare ambienti meno congestionati e potenzialmente meno esposti a tensioni.
La linea indicata da NurSind Ancona aggiunge però un tassello essenziale: anche in un sistema meglio organizzato il rischio non potrà essere completamente eliminato. Per questo la tutela di infermieri e operatori deve poggiare contemporaneamente su prevenzione, formazione, organizzazione e strumenti di sicurezza efficaci.
Perché lavorare in emergenza significa gestire situazioni difficili e persone in condizioni anche profondamente alterate. Non può significare, però, considerare minacce e aggressioni come un rischio inevitabile della professione.
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