Caserta, Pronto soccorso in affanno. NurSind: ''Pazienti nei corridoi, serve una regia unica''
Barelle occupate per giorni, posti letto insufficienti e territorio che fatica ad assorbire i pazienti. Eliseo, Pascale e Di Gioia (NurSind) chiedono un protocollo operativo tra Asl e Azienda Ospedaliera: "Il personale sanitario non può essere lasciato solo".
di Giuseppe Provinzano
"A Caserta l’emergenza non sembra più avere il carattere dell’eccezionalità. Quando pazienti nei corridoi, barelle impegnate e difficoltà nei trasferimenti diventano una condizione che si ripete nel tempo, il problema non riguarda più soltanto il Pronto soccorso, ma investe l’intera organizzazione della rete sanitaria. È su questo punto che il NurSind Caserta torna ad alzare il livello dell’attenzione: ospedale e territorio, sostiene il sindacato, devono iniziare a funzionare come parti dello stesso sistema".
L’emergenza finisce nei corridoi. NurSind: "ASL e Ospedale facciano rete”
CASERTA, 01/09/2026 – Pazienti costretti a rimanere nei corridoi, barelle che continuano a essere utilizzate in attesa di una sistemazione e mezzi del 118 che rischiano di restare impegnati più a lungo del necessario. A distanza di giorni dalle prime segnalazioni, la pressione sul Pronto soccorso dell’Azienda Ospedaliera di Caserta resta elevata.
A denunciare una situazione diventata ormai strutturale è il NurSind Caserta, attraverso il < Antonio Eliseo e i dirigenti sindacali Gennaro Pascale e Fabio Di Gioia, che chiedono alle direzioni dell’Asl e dell’Azienda Ospedaliera di superare quella che il sindacato considera una persistente difficoltà di coordinamento tra ospedale e territorio.
Il nodo non sarebbe infatti riconducibile esclusivamente al numero degli accessi in emergenza. Secondo il NurSind, a pesare è soprattutto la difficoltà di creare un percorso fluido per i pazienti che, terminata la fase più critica, potrebbero essere trasferiti verso strutture territoriali o setting assistenziali intermedi.
Quando questo passaggio non avviene, il meccanismo si inceppa: il paziente resta in ospedale, il posto letto non si libera, il Pronto soccorso fatica a trasferire i ricoverati nei reparti e le barelle finiscono per trasformarsi in postazioni assistenziali per periodi sempre più lunghi.
La pressione, secondo il sindacato, si estende anche ai reparti ordinari. Tra le situazioni richiamate dal NurSind c’è quella dell’area di Ostetricia, dove la saturazione dei posti disponibili avrebbe determinato in alcuni casi la necessità di gestire pazienti anche negli spazi destinati alla sala parto o al travaglio.
Il nodo delle strutture territoriali
È proprio sul rapporto tra ospedale e assistenza territoriale che si concentra la denuncia sindacale.
Negli atti dell’Asl risulterebbe formalizzato il completamento dell’intervento relativo all’Ospedale di Comunità di viale Melvin Jones a Caserta, realizzato nell’ambito degli investimenti della Missione 6 del PNRR. La documentazione richiamata indica l’attivazione dei servizi dal 20 agosto e una capacità prevista di 20 posti letto territoriali con assistenza infermieristica continuativa.
Per il NurSind, però, tra quanto previsto sulla carta e la concreta capacità della rete di accogliere pazienti esisterebbe ancora una distanza significativa.
Il sindacato richiama infatti l’intera rete degli Ospedali e delle Case di Comunità della provincia, comprese le strutture di Caserta, Capua, Santa Maria Capua Vetere e San Felice a Cancello, sostenendo che una parte importante del potenziale assistenziale territoriale non sarebbe ancora concretamente disponibile.
Secondo le stime richiamate dal NurSind, si parlerebbe complessivamente di circa 140 posti letto potenzialmente utili a costruire percorsi alternativi al ricovero ospedaliero e, soprattutto, a favorire la dimissione o il trasferimento dei pazienti che non necessitano più di assistenza per acuti.
Il sindacato ha inoltre chiesto chiarimenti sulla reale entrata in funzione della Casa di Comunità Spoke di Casagiove e della Casa di Comunità Hub di Caserta, oltre a una programmazione puntuale delle attività sociosanitarie che dovranno essere garantite all’interno delle singole strutture.
NurSind: "Serve subito un protocollo interaziendale"
Per il NurSind Caserta la risposta non può limitarsi a interventi temporanei nei momenti di maggiore afflusso. Serve invece una procedura condivisa e stabile che stabilisca responsabilità, percorsi e modalità di trasferimento tra Azienda Ospedaliera e Asl.
"Si metta mano immediatamente a un protocollo operativo interaziendale per fronteggiare un’emergenza sanitaria che ormai è costante",
afferma Gennaro Pascale, dirigente della segreteria NurSind Caserta, che sta seguendo la vicenda insieme al segretario territoriale Antonio Eliseo e a Fabio Di Gioia.
La richiesta è quella di costruire una vera regia comune tra ospedale e territorio, evitando che le difficoltà di comunicazione o di disponibilità delle strutture ricadano sui professionisti e, soprattutto, sui cittadini.
"Le direzioni strategiche di Asl e Azienda Ospedaliera non possono continuare a ignorare il problema. È necessaria una concreta sinergia capace di accogliere le esigenze assistenziali del territorio, a partire dai ricoveri", sottolinea il NurSind.
Al centro della vertenza resta anche la condizione degli operatori, chiamati quotidianamente a garantire l'assistenza in un contesto nel quale il sovraffollamento rischia di diventare ordinario.
"Il personale sanitario non può essere lasciato solo in questo disastro. Abbiamo sollecitato anche la politica e le amministrazioni comunali affinché non restino indifferenti", ribadisce Pascale.
Il NurSind Caserta ha quindi chiesto un incontro urgente con i vertici sanitari locali, con l’obiettivo di arrivare a soluzioni operative che permettano alle strutture intermedie di prendere realmente in carico i pazienti eleggibili.
Per il sindacato, la questione non è più soltanto aumentare la capacità di risposta del Pronto soccorso. La vera sfida è impedire che l’ospedale continui a rappresentare l’unica porta disponibile per bisogni assistenziali differenti. Senza una rete territoriale effettivamente operativa e collegata all’ospedale, ogni nuovo picco di accessi rischia di riprodurre lo stesso scenario: barelle occupate, corridoi affollati, reparti saturi e professionisti costretti a lavorare sotto una pressione crescente.
di