Case di Comunità a Foggia, infermieri verso lo sciopero. NurSind: ''Basta sacrifici''
La sanità territoriale rischia di partire senza personale aggiuntivo. NurSind Foggia denuncia il trasferimento degli infermieri dagli ambulatori alle nuove strutture e chiede trasparenza sulle aperture legate al PNRR. Giampietro (NurSind) avverte: «Non si costruisce la sanità territoriale sul sacrificio degli infermieri».
di Giuseppe Provinzano
"Le Case di Comunità dovrebbero rappresentare il simbolo di una sanità più vicina ai cittadini. Ma cosa accade quando per aprire nuovi servizi si sottraggono professionisti a quelli già esistenti? A Foggia, la riorganizzazione dell'assistenza territoriale rischia di trasformarsi nell'ennesima operazione a costo zero sulle spalle degli infermieri. Il NurSind alza il livello della protesta e mette in discussione un modello organizzativo che, senza nuove assunzioni, potrebbe indebolire anziché rafforzare la rete sanitaria. Sullo sfondo, le scadenze del PNRR e lo spettro di uno sciopero".
NurSind: «Case di Comunità a costo zero? Il prezzo lo pagano gli infermieri»
FOGGIA, 18/10/2026 – Nuove strutture, nuovi servizi e nuovi obiettivi da raggiungere. Ma gli infermieri rischiano di essere sempre gli stessi, chiamati a garantire prestazioni aggiuntive mentre gli organici continuano a mostrare evidenti criticità. È attorno a questa contraddizione che si accende lo scontro sull'attivazione delle Case di Comunità nel territorio della ASL di Foggia, dove il NurSind denuncia una riorganizzazione che potrebbe scaricare ancora una volta sui professionisti sanitari il peso delle carenze strutturali.
Il sindacato delle professioni infermieristiche contesta soprattutto la possibilità che le nuove strutture vengano rese operative attraverso la redistribuzione del personale già impiegato negli ambulatori territoriali, senza un adeguato rafforzamento delle dotazioni organiche.
Una scelta che, secondo il NurSind Foggia, rischierebbe di produrre un effetto paradossale: inaugurare nuovi punti di assistenza riducendo contemporaneamente la capacità operativa dei servizi esistenti.
Giampietro (NurSind): «La sanità territoriale non può reggersi sui sacrifici»
A intervenire con fermezza è Giuseppe Giampietro, segretario territoriale del NurSind Foggia, che richiama l'Azienda sanitaria alle proprie responsabilità organizzative.
«Non si costruisce la sanità territoriale sul sacrificio degli infermieri».
Una dichiarazione che sintetizza la posizione del sindacato e pone al centro della vertenza una questione fondamentale: l'apertura di nuovi servizi deve essere accompagnata da personale sufficiente, condizioni di lavoro sostenibili e risorse realmente disponibili.
Per Giampietro, utilizzare gli infermieri già assegnati agli ambulatori per garantire il funzionamento delle Case di Comunità non rappresenta una risposta alla carenza di professionisti, ma rischia di aggravare una situazione già complessa.
«Spostare gli infermieri da un servizio all'altro non aumenta il personale disponibile: trasferisce le carenze e moltiplica il sovraccarico».
Il problema, dunque, non riguarda soltanto il numero degli operatori, ma anche la continuità assistenziale e la capacità del sistema sanitario di rispondere concretamente ai bisogni della popolazione.
Case di Comunità e PNRR: il NurSind chiede chiarezza sulle aperture
Al centro delle contestazioni emerge anche un interrogativo che riguarda direttamente l'attuazione della riforma dell'assistenza territoriale: le Case di Comunità saranno effettivamente pronte a erogare i servizi previsti oppure l'urgenza delle aperture rischia di prevalere sulla reale funzionalità delle strutture?
Il NurSind Foggia chiede alla ASL di fornire elementi documentali e dati verificabili sulla disponibilità del personale, sull'adeguatezza degli ambienti e sulla presenza delle attrezzature necessarie.
L'obiettivo è comprendere se le condizioni organizzative consentano un'attivazione sostanziale dei servizi o se le tempistiche siano influenzate soprattutto dalla necessità di rispettare le scadenze collegate ai finanziamenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
Una distinzione tutt'altro che secondaria. Aprire formalmente una struttura non significa automaticamente renderla capace di assicurare un'assistenza continuativa, accessibile e sicura.
La realizzazione degli edifici e l'attivazione amministrativa dei servizi rappresentano soltanto una parte del percorso. Senza professionisti in numero adeguato, la riforma rischia di restare incompleta proprio nella sua componente più importante: l'assistenza ai cittadini.
Organici insufficienti e tutela della salute dei lavoratori
La denuncia del sindacato investe anche le condizioni lavorative degli infermieri coinvolti nella riorganizzazione.
Il NurSind richiama infatti la necessità di rispettare le prescrizioni e le eventuali limitazioni all'idoneità lavorativa dei dipendenti, affinché le esigenze di copertura dei nuovi servizi non determinino assegnazioni incompatibili con le condizioni individuali dei professionisti.
Si tratta di un aspetto particolarmente delicato in una fase in cui la disponibilità di personale rischia di diventare il principale elemento di criticità.
La carenza di organico non può trasformarsi in una giustificazione per aumentare indiscriminatamente i carichi di lavoro o compromettere le tutele dei dipendenti.
Per il sindacato, la sostenibilità della nuova rete territoriale deve essere valutata considerando non soltanto le strutture da aprire, ma anche gli effetti della riorganizzazione sui servizi già attivi e sulle condizioni di chi vi lavora.
Stato di agitazione e rischio sciopero: la vertenza potrebbe aggravarsi
La tensione sindacale potrebbe ora entrare in una fase ancora più delicata.
In assenza di risposte soddisfacenti da parte della ASL di Foggia, e qualora non si raggiungesse un'intesa nell'ambito del confronto con le organizzazioni sindacali, lo stato di agitazione potrebbe evolvere verso iniziative di mobilitazione più incisive, fino alla possibile proclamazione dello sciopero.
Uno scenario che avrebbe inevitabili ripercussioni sull'organizzazione dei servizi sanitari e potrebbe determinare disagi per i cittadini, nel rispetto delle garanzie previste per le prestazioni essenziali.
Il NurSind Foggia pone dunque una questione che supera i confini della vertenza locale: come rendere operativa una riforma sanitaria ambiziosa senza disporre delle risorse professionali necessarie a sostenerla?
La vera sfida non è inaugurare le strutture, ma garantire l'assistenza
La vicenda foggiana riporta al centro del dibattito uno dei principali nodi dell'attuazione del DM 77/2022: il rapporto tra sviluppo delle infrastrutture territoriali e disponibilità effettiva del personale sanitario.
Le Case di Comunità sono destinate a svolgere un ruolo strategico nell'assistenza di prossimità, nella presa in carico delle persone con patologie croniche e nell'integrazione tra servizi sanitari e sociosanitari.
Ma una riforma che amplia la rete dei servizi senza rafforzare adeguatamente gli organici rischia di spostare le criticità anziché risolverle.
È questo il messaggio che arriva dal NurSind Foggia, deciso a chiedere garanzie concrete prima che la riorganizzazione produca ulteriori pressioni sugli infermieri.
Perché il successo della sanità territoriale non si misura soltanto nel numero delle Case di Comunità aperte, ma soprattutto nella loro capacità di funzionare, assicurando ai cittadini prestazioni realmente disponibili e ai professionisti condizioni di lavoro dignitose.
E se per aprire una nuova Casa di Comunità bisogna svuotare un ambulatorio, il rischio è che a cambiare sia soltanto l'indirizzo della carenza di personale.
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