Infermiere NurSind a processo per minacce, Pintore respinge le accuse: ''Nessuna aggressione''
Nuoro, il segretario territoriale del NurSind ricostruisce in tribunale lo scontro nato da una valutazione professionale scesa da 100 a 62 punti. Al centro della vicenda anche l'utilizzo dei permessi sindacali. Un testimone della difesa: «Non ho sentito toni alterati».
di Giuseppe Provinzano
"Una valutazione professionale drasticamente ridimensionata, il ricorso agli organismi aziendali, una contestazione sui permessi sindacali e infine un procedimento penale. È una vicenda che intreccia rapporti gerarchici, diritti dei lavoratori e rappresentanza sindacale quella che vede protagonista Mauro Pintore, infermiere e segretario territoriale del NurSind di Nuoro, chiamato a rispondere in tribunale dell'accusa di minacce a pubblico ufficiale.
Una storia nella quale, al di là delle responsabilità che spetterà esclusivamente alla magistratura accertare, emerge una questione di particolare rilevanza per il personale sanitario: quanto può incidere l'esercizio dell'attività sindacale sulla valutazione delle prestazioni professionali di un dipendente"?
Dal massimo dei voti a 62 punti: la vicenda approda in tribunale
NUORO, 19 ottobre 2026 – Una richiesta di chiarimenti sulla propria valutazione lavorativa, un incontro con il responsabile del servizio e l'intervento delle forze dell'ordine. Da quell'episodio, avvenuto il 20 giugno 2024, ha avuto origine il procedimento penale che vede imputato Mauro Pintore, infermiere e segretario territoriale del NurSind Nuoro, accusato di minacce a pubblico ufficiale.
Davanti al giudice monocratico Giuseppe Carta, il rappresentante sindacale ha respinto le contestazioni, fornendo la propria ricostruzione di quanto accaduto nell'ufficio dell'allora responsabile del Servizio Igiene e Sanità pubblica dell'ASL di Nuoro, Francescangelo Putzolu.
Nel corso dell'esame, Pintore ha risposto alle domande del proprio difensore, l'avvocato Gian Cristian Melis, del pubblico ministero Francesca Piccu e del legale di parte civile Carlo Murru.
Il punto di partenza della controversia sarebbe stato un giudizio professionale passato dai precedenti 100 punti a 62, una riduzione che, secondo il sindacalista, sarebbe stata collegata all'utilizzo dei permessi previsti per l'esercizio delle proprie funzioni di rappresentanza.
NurSind, Pintore: «I permessi sindacali non compromettevano il raggiungimento degli obiettivi»
Nella ricostruzione fornita in aula, il segretario territoriale NurSind ha spiegato di aver richiesto un colloquio con il proprio valutatore per comprendere le motivazioni di un punteggio significativamente inferiore rispetto a quelli ottenuti negli anni precedenti.
«Negli anni precedenti avevo sempre ottenuto il massimo dei punti, 100, mentre con Putzolu mi ero ritrovato con un 62, per il solo fatto che, essendo rappresentante sindacale, mi assentassi dal lavoro usufruendo dei permessi».
Pintore ha sostenuto di aver sempre comunicato preventivamente all'azienda le assenze connesse all'attività sindacale, nel rispetto delle procedure previste.
Secondo la sua testimonianza, il confronto con il responsabile non avrebbe consentito di chiarire le ragioni della valutazione. Da qui la decisione di rivolgersi alla competente Commissione aziendale.
Un passaggio che, nella ricostruzione dell'imputato, assume particolare importanza: la Commissione avrebbe successivamente ripristinato il punteggio massimo di 100, riconoscendo il raggiungimento degli obiettivi professionali assegnati.
«Quando mi rivolsi alla Commissione aziendale mi venne riconfermato il punteggio massimo perché avevo dimostrato, comunque, di aver raggiunto gli obiettivi richiesti».
La circostanza, così come riferita dal sindacalista, pone al centro della vicenda il rapporto tra valutazione individuale e attività di rappresentanza dei lavoratori.
L'utilizzo legittimo dei permessi sindacali costituisce infatti l'esercizio di una prerogativa tutelata dall'ordinamento e non può, di per sé, tradursi in una penalizzazione professionale.
Resta naturalmente distinto il piano delle contestazioni penali, sulle quali sarà il tribunale a pronunciarsi.
L'incontro del 20 giugno 2024 e l'arrivo della Polizia
Un altro passaggio dell'udienza ha riguardato la ricostruzione dell'incontro dal quale è scaturita l'accusa.
Pintore ha negato categoricamente di aver minacciato o aggredito l'allora responsabile del servizio, sostenendo che il confronto non avrebbe assunto i toni descritti nella contestazione.
Il segretario territoriale NurSind ha inoltre precisato di non aver opposto alcuna resistenza all'intervento degli agenti, chiamati durante l'episodio.
«Ho aspettato che giungessero nell'ufficio ma non è vero che sono stato accompagnato da loro all'esterno. Mi era stato chiesto di uscire e di aspettare fuori, e così avevo fatto».
Nel corso della deposizione, Pintore ha richiamato anche precedenti contestazioni disciplinari che, secondo quanto da lui dichiarato, si sarebbero concluse senza provvedimenti a suo carico.
«Il responsabile di Igiene e Sanità pubblica aveva attivato nei miei confronti tre procedimenti disciplinari, andati tutti archiviati».
Il rappresentante sindacale ha collegato quelle iniziative al clima di tensione che, a suo giudizio, si sarebbe progressivamente determinato nei rapporti con il superiore.
Si tratta di affermazioni rese dall'imputato nell'ambito della propria difesa, la cui valutazione compete all'autorità giudiziaria.
La testimonianza del collega: «Non ho sentito toni alterati»
Durante l'udienza è stato ascoltato anche Piero Demurtas, infermiere in servizio a Sorgono, indicato come ultimo testimone della difesa.
Il sanitario ha riferito di aver richiesto, a sua volta, un colloquio con Putzolu per manifestare insoddisfazione rispetto alla valutazione professionale ricevuta.
L'appuntamento era stato fissato nella stessa giornata di quello di Pintore.
Demurtas ha raccontato che, durante il proprio incontro, era presente anche Graziella Salis, infermiera e coordinatrice del personale del Dipartimento di Prevenzione dell'ASL. Una presenza rispetto alla quale, ha precisato, non aveva sollevato obiezioni.
Terminato il colloquio, il testimone aveva lasciato l'ufficio, dove sarebbe successivamente entrato Pintore.
Dopo aver atteso per qualche tempo, Demurtas si era allontanato dall'edificio. Raggiunto il parcheggio, aveva notato l'arrivo della Polizia, senza attribuire inizialmente particolare significato alla circostanza.
Interrogato dall'avvocato Melis sull'eventuale percezione di discussioni o situazioni anomale, il collega ha risposto:
«Non ho sentito toni alterati e non ho visto nulla di particolare all'esterno».
Una testimonianza che costituisce uno degli elementi portati all'attenzione del giudice dalla difesa, pur non rappresentando, da sola, una ricostruzione completa di quanto sarebbe avvenuto all'interno dell'ufficio.
Il nodo dei diritti sindacali nella sanità pubblica
La vicenda giudiziaria di Nuoro richiama un tema che supera il singolo procedimento: la necessità di garantire criteri di valutazione professionale trasparenti, verificabili e indipendenti dall'esercizio delle prerogative sindacali.
Per gli infermieri impegnati nella rappresentanza dei colleghi, la possibilità di usufruire dei permessi previsti dalla normativa costituisce uno strumento essenziale per svolgere le attività di tutela, partecipare alle relazioni sindacali e rappresentare le istanze del personale.
L'esercizio di tali diritti non deve essere confuso con un mancato adempimento degli obblighi professionali. Le valutazioni devono fondarsi su criteri oggettivi, coerenti con gli obiettivi assegnati e con l'attività effettivamente svolta.
Nel caso di Pintore, la riduzione del punteggio e il successivo ripristino della valutazione massima, secondo quanto dichiarato in aula, rappresentano un elemento centrale della controversia lavorativa.
Diversa è la questione relativa alla presunta minaccia contestata all'imputato, che richiede un autonomo accertamento giudiziario.
La parola al tribunale
Il procedimento prosegue nel rispetto del contraddittorio tra le parti e della presunzione di innocenza.
La versione di Pintore, le dichiarazioni testimoniali e gli ulteriori elementi acquisiti saranno oggetto della valutazione del giudice, chiamato a stabilire se i fatti contestati integrino il reato ipotizzato dall'accusa.
Il segretario territoriale del NurSind di Nuoro continua a respingere ogni addebito, ribadendo che l'incontro del giugno 2024 aveva come unico obiettivo quello di ottenere spiegazioni sulla propria valutazione professionale.
Rimane sullo sfondo una questione di principio: in un sistema sanitario nel quale la rappresentanza dei lavoratori svolge una funzione fondamentale, la tutela dei diritti sindacali e la correttezza dei processi valutativi devono procedere insieme, senza condizionamenti né discriminazioni.
Spetterà alla magistratura accertare quanto realmente accaduto nell'ufficio del Servizio Igiene e Sanità pubblica dell'ASL di Nuoro.
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