Lo scopo revisione è valutare se sostituire il catetere venoso periferico solo quando è clinicamente indicato, e non in modo routinario con una tempistica prefissata, aumenta l’incidenza di complicanze, infettive e trombotiche.

Il posizionamento di un catetere venoso periferico (CVP) è una delle procedure più comuni nella pratica clinica.

All’80% dei pazienti che varcano la soglia di un ospedale, viene posizionato un Catetere venoso periferico che serva come accesso di emergenza o per la somministrazione di terapie.

Il CVP non è esente da complicanze, sistemiche come le infezioni e locali che vanno dalle tromboflebiti alle occlusioni o infiltrazioni e/o stravasi nel tessuto circostante alle rimozioni accidentali.

Il loro uso può determinare per i pazienti un rischio di complicanze infettive - locali e sistemiche - di vario tipo: infezioni del sito, infezioni ematiche associate a catetere intravascolare (CRBSI), trombo-flebite settica, endocardite e altre infezioni secondarie, da altro sito d’infezione o da procedura diagnostica invasiva.

Quando rimuovere il cvp per non andare incontro a complicanze? Di routine o se clinicamente indicato?

Le attuali linee guida generalmente raccomandano di sostituire i CVP negli adulti ogni tre giorni, in particolare, le linee guida CDC (Centers for Disease Control and Prevention) del 2011 affermano che, per ridurre negli adulti il rischio di infezione e di flebite, non occorre sostituire i cateteri venosi periferici a breve termine più frequentemente rispetto alle 72-96 ore, ma non specificano in realtà con quale tempistica debbano essere cambiati: per i pazienti adulti, il tempo di sostituzione del catetere venoso periferico sembra essere un problema irrisolto, diversamente per i pediatrici, per i quali il CDC raccomanda la sostituzione del device solo quando clinicamente indicato. Ad oggi, la maggior parte degli ospedali adotta protocolli che richiedono la sostituzione dei cvp ogni 72-96 ore, indipendentemente dall’indicazione clinica, ovvero dalla presenza di segni e sintomi quali dolenzia nel sito d’inserzione, arrossamento o indurimento lungo il decorso della vena incannulata.

La ricerca completa è stata effettuata su MEDLINE, Embase, CINAHL, CENTRAL Vascular Specialised Register, Cochrane ed in aggiunta su ClinicalTrials.gov and the WHO International Clinical Trials Registry Platform.

 

Risultati

Gli studi randomizzati hanno aggiunto "nessuna ulteriore prova a supporto della sostituzione dei cateteri ogni 72-96 ore”.

Non ci sono differenze per gli outcomes flebite, occlusione, infezione del sito d’inserzione, CRBIs tra la modalità di sostituzione del CVP con tempistica e su indicazione clinica; il trend di incidenza di ostruzione del device è più basso nei pazienti che sostituiscono il CVP routinariamente ma il risultato non raggiunge la significatività statistica.

L'evidenza suggerisce che sostituire il catetere venoso periferico quando clinicamente indicato è una pratica sicura e costo-efficace; la sostituzione del CVP per indicazione clinica può potenzialmente portare ad una riduzione dei costi, sia del tempo-lavoro del personale assistenziale, sia del numero dei dispositivi utilizzati, dato l'elevato volume d’impiego di questi devices nella pratica clinica. A ciò si aggiunge il minor disagio del paziente relativo al posizionamento del catetere, di per sé una procedura dolorosa. L’implementazione di questa procedura evidence -based suggerisce comunque di ispezionare il sito d’inserzione almeno una volta al giorno e monitorare lo stato del catetere venoso periferico utilizzando scale di valutazione validate e di rimuovere il catetere venoso periferico in presenza di segni di infiammazione, infiltrazione e/o ostruzione.

 

Da: Best practice for peripheral intravenous catheter replacement 2019

BMJ journal

Evidence- Based Nursing

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