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Ebola quattro infermieri guariti in Congo: una storia di coraggio e speranza

Andrea Tirottodi
Andrea Tirotto
Pubblicato il: 03/06/2026

Global Nurse

Bunia, Repubblica Democratica del Congo, 1 giugno 2026. Quattro infermieri che erano in cura per l'Ebola causata dal virus Bundibugyo sono stati dimessi dall'ospedale di Bunia, capitale della provincia di Ituri, dopo aver guarito dalla malattia. La notizia arriva nel mezzo di un'epidemia che tiene in allerta l'intera regione e che ha già costretto la comunità internazionale a dichiarare un'emergenza sanitaria pubblica di rilevanza mondiale.

Tra i quattro, due hanno raccontato la loro storia all'Associated Press durante la cerimonia di dimissione. Il primo è Baraka Bulambulu. Infermiere, ha saputo di essere guarito quando gli ultimi due test per l'Ebola erano risultati negativi. Era tra coloro ai quali il direttore generale dell'OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus ha consegnato personalmente il certificato di guarigione domenica 31 maggio, in occasione dell'inaugurazione del nuovo Centro di Trattamento Ebola di Bunia. "Il primo era positivo, ma il secondo e il terzo erano negativi," ha detto con un grande sorriso. "Uscire vivi da questa malattia è una gioia indescrivibile."

Il secondo è Ezo Étienne. Ha raccontato come si era accorto del contagio: stava facendo il giro delle visite ai pazienti quando aveva cominciato ad avere le vertigini. "È così che è iniziato tutto," ha ricordato. "Ho chiamato il team e ho detto: 'Qualcosa non va.' Ho misurato la pressione e ho capito immediatamente di avere ipotensione. Mi sono fermato a riposare un momento e pochi minuti dopo ho cominciato a vomitare."

La dinamica del contagio è la stessa per tutti e quattro: gli infermieri si erano ammalati all'inizio di maggio mentre prestavano assistenza a pazienti affetti da Ebola nella loro struttura ospedaliera a Bunia. Si sono contagiati facendo il loro lavoro, in un reparto che assisteva i malati del virus più temuto d'Africa. E nello stesso ospedale, riallestito e potenziato con il sostegno dell'OMS, sono stati poi curati. Il Centro di Trattamento Ebola di Bunia, consegnato dall'OMS alle autorità sanitarie locali, ha una capacità iniziale di 24 letti ampliabile fino a 60, ed è prevista la realizzazione di un'ala aggiuntiva con altri 42 posti letto.

Curarli non è stato semplice. A differenza della maggior parte delle epidemie di Ebola registrate nella Repubblica Democratica del Congo, questa è causata dal ceppo Bundibugyo, una variante più rara, e per questo ceppo non esistono vaccini né terapie approvate. Le cure si sono concentrate sulla gestione dei sintomi, ma hanno funzionato.

La cerimonia di consegna dei certificati di guarigione si è tenuta domenica 31 maggio alla presenza di Tedros Adhanom Ghebreyesus, che si era recato personalmente a Bunia per seguire da vicino la risposta all'epidemia. Rivolgendosi agli operatori sanitari guariti, il direttore generale dell'OMS ha detto: "Il vostro coraggio dà speranza, e la vostra storia dimostra che questa epidemia può essere fermata." Il dottor Dieudonne Mwamba Kazadi, direttore generale dell'Istituto Nazionale di Sanità Pubblica del Congo, ha definito le guarigioni una vittoria che vale la pena celebrare, aggiungendo che si tratta di un messaggio forte: è possibile guarire dall'Ebola se si cercano cure tempestive in una struttura sanitaria dedicata.

L'OMS ha precisato che tutti e cinque i sopravvissuti registrati fino a quel momento sono operatori sanitari: quattro infermieri e un tecnico di laboratorio, la categoria più colpita in questa epidemia. Il tecnico di laboratorio era guarito già il 28 maggio.

Il quadro complessivo resta comunque preoccupante. Al 31 maggio risultavano 210 casi confermati con 17 decessi, mentre 349 casi sospetti erano ancora sotto indagine e in totale 16 operatori sanitari si erano ammalati nel corso di questa epidemia. Il primo caso ufficiale risale al 24 aprile, ma l'epidemia non è stata dichiarata fino al 15 maggio perché i primi kit diagnostici erano calibrati per il ceppo Zaire e restituivano esiti negativi. Questo ritardo ha permesso al virus di diffondersi lungo le rotte commerciali e minerarie e di superare i confini nazionali. L'Uganda ha segnalato nove casi e ha chiuso il confine con il Congo nel tentativo di limitarne la diffusione. Questa è la diciassettesima epidemia di Ebola nella storia della Repubblica Democratica del Congo.

La storia di Baraka Bulambulu, di Ezo Étienne e dei loro due colleghi di cui per ora non sono stati resi noti i nomi è però la prova che anche in assenza di strumenti terapeutici certificati, una risposta medica rapida e organizzata può fare la differenza tra la vita e la morte. Si sono ammalati curando altri. Sono guariti venendo curati. E con la loro presenza sorridente alla cerimonia di consegna dei certificati hanno offerto a chi ancora combatte la malattia qualcosa che nessun farmaco può dare: la prova concreta che si può uscire vivi dall'Ebola.