Dieci anni di silenzio sotto le bombe: la sanità in guerra ha ancora bisogno di protezione
A dieci anni dall'adozione della Risoluzione 2286 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, ospedali, ambulanze e operatori sanitari continuano ad essere bersagli nei conflitti armati. Le organizzazioni internazionali alzano la voce. E chiedono a tutti di firmare.
Era il 3 maggio 2016 quando il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite adottò all'unanimità la Risoluzione 2286, uno strumento giuridico senza precedenti per la protezione dell'assistenza sanitaria nei conflitti armati. Oltre ottanta Stati membri la co-sponsorizzarono, impegnandosi formalmente a proteggere il personale medico, le infrastrutture sanitarie, i mezzi di trasporto e le attrezzature nelle zone di guerra.
Dieci anni dopo, quel documento sembra essere rimasto carta.
I numeri di un decennio di fallimento
Dal 2016 ad oggi, i dati parlano da soli. Secondo Insecurity Insight, fonte citata dalla World Health Professions Alliance (WHPA), più di 4.500 strutture sanitarie sono state danneggiate nei conflitti in tutto il mondo, e oltre 3.800 operatori sanitari sono stati uccisi. Solo nel 2025, il sistema di sorveglianza dell'OMS sugli attacchi all'assistenza sanitaria ha registrato 1.348 attacchi a strutture mediche, con 1.981 morti.
Nel 2024, i gruppi di monitoraggio indipendenti hanno documentato un numero record di incidenti: 3.623 episodi di violenza contro o ostruzione dell'assistenza sanitaria in un solo anno, il 15% in più rispetto all'anno precedente.
Siria, Sudan, Ucraina, Gaza, Myanmar: in questi e altri scenari, i professionisti della salute continuano a subire violenze, arresti, detenzioni arbitrarie e intimidazioni semplicemente per aver curato i feriti. Gli ospedali vengono bombardati, saccheggiati o militarizzati. L'accesso alle cure essenziali viene negato, con conseguenze devastanti per le popolazioni civili e per sistemi sanitari già fragili.
La WHPA: un attacco all'umanità
In occasione del decimo anniversario della risoluzione, la World Health Professions Alliance (WHPA), che riunisce le organizzazioni mondiali di dentisti, infermieri, farmacisti, fisioterapisti e medici, rappresentando 47 milioni di professionisti sanitari in 179 paesi, ha lanciato un appello urgente a tutti gli Stati e alle parti coinvolte nei conflitti armati.
Howard Catton, presidente della WHPA e CEO del Consiglio Internazionale degli Infermieri (ICN), ha dichiarato con forza:
“A dieci anni dall'adozione della Risoluzione 2286, siamo costretti a chiederci cosa sia davvero cambiato. Quando i professionisti della salute vengono attaccati, ostacolati, detenuti o puniti per aver svolto i loro doveri etici, questo non è solo una violazione del diritto internazionale umanitario: è un attacco all'umanità stessa e alle comunità che dipendono dalle cure per sopravvivere”.
La WHPA ribadisce che i professionisti della salute hanno sia il diritto che il dovere di fornire cure basate esclusivamente sul bisogno medico, senza discriminazioni e senza interferenze da parte delle autorità statali o di altre parti in conflitto. La neutralità dell'assistenza sanitaria deve essere rispettata in ogni momento.
MSF: le parole non bastano più
Anche Médecins Sans Frontières (MSF) ha scelto questo anniversario per lanciare un appello senza mezzi termini. Nell'ultimo decennio, 21 operatori MSF sono stati uccisi in 15 diversi incidenti mentre svolgevano il loro lavoro.
Il dott. Javid Abdelmoneim, presidente internazionale di MSF, ha dichiarato: “quello che un tempo era considerato eccezionale è diventato ordinario. Assistiamo a un palese disprezzo per la protezione della missione medica nei paesi in guerra. Gli Stati che nel 2016 si sono impegnati a proteggere l'assistenza sanitaria devono smettere di nascondersi dietro scuse e accuse reciproche e agire”.
Un caso emblematico del clima attuale: nell'aprile 2026, un attacco con drone ha colpito l'ospedale Al-Jabalain nel Sudan, centrando sia la sala operatoria che il reparto maternità durante una campagna di vaccinazione infantile. Almeno dieci persone sono morte, sette delle quali erano operatori sanitari.
La risposta degli Stati responsabili di attacchi è quasi sempre la stessa: negare, invocare l'errore accidentale o accusare, senza prove. le strutture di aver perso il loro status protetto. Gli operatori sanitari sono sempre più trattati come sospettati anziché come persone protette.
ICRC, OMS e MSF: “non è un fallimento della legge. È un fallimento della volontà politica”
Il 4 maggio 2026, i vertici di tre delle più importanti organizzazioni umanitarie del mondo, il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e MSF, hanno emesso una dichiarazione congiunta di straordinaria durezza: “dieci anni fa, la comunità internazionale ha riaffermato che le leggi della guerra devono essere rispettate e che i feriti e i malati, così come coloro che li curano, devono essere protetti. Oggi celebriamo non un risultato: celebriamo un fallimento. [...] Questo non è un fallimento della legge. È un fallimento della volontà politica”.
Le tre organizzazioni hanno esortato i governi a tradurre gli impegni in azioni concrete: integrare la protezione dell'assistenza sanitaria nelle dottrine militari e nelle regole d'ingaggio, rafforzare le leggi nazionali, condurre indagini rapide e imparziali sugli attacchi, e utilizzare tutti gli strumenti diplomatici ed economici disponibili per fare pressione sugli Stati responsabili, inclusi quelli supportati da terze parti.
Physicians for Human Rights: l'impunità è la norma
Physicians for Human Rights (PHR) ha ricordato un dato agghiacciante: nei dieci anni trascorsi dall'adozione della Risoluzione 2286, un solo caso internazionale ha portato un responsabile di attacchi all'assistenza sanitaria a rispondere delle proprie azioni.
Sam Zarifi, direttore esecutivo di PHR, ha avvertito: “la Risoluzione 2286 era pensata per proteggere gli operatori sanitari e gli ospedali nelle zone di guerra. Invece, siamo a un punto di svolta in cui il diritto internazionale è rispettato sempre meno. Gli Stati e i gruppi armati continuano ad attaccare l'assistenza sanitaria perché i costi politici, legali ed economici di farlo rimangono troppo bassi”.
Nella sola Palestina occupata, Insecurity Insight ha identificato almeno 3.239 episodi di violenza o ostruzione dell'accesso all'assistenza sanitaria tra il 7 ottobre 2023 e la fine di marzo 2026.
La lettera aperta: un atto concreto che ognuno può compiere
Di fronte a questo scenario, la WHPA ha lanciato una lettera aperta, già firmata da medici, infermieri, farmacisti, fisioterapisti e dentisti da ogni angolo del mondo che chiede a tutti gli Stati e alle parti in conflitto di rispettare incondizionatamente il diritto internazionale umanitario e di proteggere le strutture e il personale sanitario.
La lettera, nata nel febbraio 2024 e oggi più che mai attuale, parte da un principio irrinunciabile: la neutralità dell'assistenza sanitaria non è negoziabile. Le Convenzioni di Ginevra lo impongono. Il diritto internazionale umanitario lo prescrive. Eppure, ogni giorno, questa neutralità viene violata.
I firmatari, tra cui figure di spicco di organizzazioni come la World Medical Association, la Federazione Internazionale di Farmacia (FIP), World Physiotherapy e molte altre, chiedono a tutte le parti coinvolte nei conflitti di:
-
rispettare pienamente e incondizionatamente il diritto internazionale umanitario;
-
non prendere mai di mira ospedali, ambulanze e operatori sanitari;
-
non utilizzare le strutture sanitarie per scopi militari;
-
garantire l'accesso sicuro e ininterrotto alle cure per i civili.
Firmare la lettera non è un gesto simbolico: è un atto di responsabilità professionale e civile. Ogni firma inviata al WHPA aggiunge peso politico alla richiesta di protezione. Ogni professionista della salute, ogni cittadino, ogni organizzazione che aderisce manda un messaggio chiaro: la sanità in guerra non può essere una zona grigia.
Come firmare
La lettera aperta della WHPA è disponibile qui.
È possibile firmare in qualità di professionista sanitario, di rappresentante di un'organizzazione, o come individuo a titolo personale. I dati raccolti saranno trattati nel rispetto della Privacy Policy della WHPA.
Una promessa tradita. Un'opportunità da non perdere
Il decimo anniversario della Risoluzione 2286 dovrebbe essere l'occasione per riaprire un dibattito serio sulla protezione dell'assistenza sanitaria nei conflitti. Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU è atteso a un dibattito aperto sul tema proprio questo mese di maggio 2026, con la possibilità di adottare una dichiarazione presidenziale che riaffermi gli impegni presi.
Ma le parole, da sole, non bastano più. Lo dimostrano dieci anni di statistiche, dieci anni di ospedali ridotti in macerie, dieci anni di medici e infermieri uccisi mentre curavano i feriti.
Come ha scritto la coalizione ICRC-OMS-MSF: “l'assistenza sanitaria non deve mai essere una vittima della guerra”.
Firmare la lettera è il primo passo per farlo diventare realtà.
di