Ospedali, NurSind lancia l’allarme: ''Meno posti letto perché mancano gli infermieri''
Emilia-Romagna, il sindacato delle professioni infermieristiche denuncia una crisi strutturale: "Non basta anticipare le chiusure estive, servono scelte coraggiose per salvare il sistema sanitario".
di Giuseppe Provinzano
"Mentre le aziende sanitarie si preparano ad affrontare il periodo estivo con la consueta rimodulazione dell’attività ospedaliera, torna al centro del dibattito il tema della carenza infermieristica. Una criticità che da anni interessa il Servizio sanitario pubblico e che oggi, secondo il NurSind, non può più essere affrontata con misure temporanee o soluzioni emergenziali. A riaccendere il confronto è il piano di riduzione dei posti letto previsto negli ospedali dell’Emilia-Romagna, una scelta che il sindacato degli infermieri interpreta come il segnale più evidente di una difficoltà ormai strutturale".
Ospedali estivi, per il NurSind il problema non sono i posti letto ma la carenza di infermieri
Bologna, 03/06/2026 - Il NurSind Emilia-Romagna interviene con fermezza sul piano estivo di riduzione dei posti letto predisposto dalle aziende sanitarie regionali, contestando non solo il provvedimento ma soprattutto le motivazioni che ne stanno alla base.
Secondo il sindacato delle professioni infermieristiche, anticipare la chiusura di posti letto non rappresenta una strategia organizzativa efficace, bensì il sintomo di una difficoltà che continua a essere affrontata senza una visione di lungo periodo.
«Ridurre i posti letto in anticipo non è una soluzione, ma il sintomo di una crisi che continua a non essere affrontata e che impone una riflessione seria sullo stato del nostro sistema sanitario», afferma Antonella Rodigliano, segretaria regionale NurSind Emilia-Romagna e segretaria territoriale NurSind Bologna.
Il sindacato prende inoltre le distanze dalle recenti interpretazioni che attribuiscono eventuali criticità nei Pronto Soccorso alla chiusura dei Centri di Assistenza e Urgenza (CAU).
Per il NurSind, infatti, questi strumenti possono aver svolto un ruolo utile nella gestione dei casi a bassa complessità e nel rafforzamento di alcuni percorsi territoriali, ma non possono essere considerati la risposta definitiva al problema del sovraffollamento ospedaliero.
«I CAU possono aver rappresentato uno strumento utile per la gestione della domanda a bassa complessità e per rafforzare alcuni percorsi della medicina territoriale, ma non sono mai stati, né potevano essere, la risposta strutturale al sovraffollamento dei Pronto Soccorso», sottolinea Rodigliano.
La vera emergenza è infermieristica
Per il NurSind il nodo centrale rimane la progressiva riduzione della capacità ricettiva degli ospedali e la crescente difficoltà nel garantire ricoveri ai pazienti che necessitano di assistenza ospedaliera.
Ma il punto più critico, evidenzia il sindacato, riguarda la professione infermieristica.
La riduzione anticipata dei posti letto non sarebbe infatti legata a una generica mancanza di personale sanitario, ma a una carenza sempre più marcata di infermieri, oggi la figura professionale più difficile da reperire e trattenere all’interno del sistema sanitario regionale.
«La riduzione anticipata dei posti letto non avviene perché mancano genericamente professionisti sanitari. Mancano gli infermieri, la figura professionale maggiormente carente nel Servizio sanitario regionale. È per garantire ferie, riposi e livelli minimi di sicurezza assistenziale che si arriva oggi a programmare chiusure estive sempre più anticipate», denuncia il NurSind.
Una situazione che il sindacato definisce senza mezzi termini una vera e propria crisi di sistema.
Investire sugli infermieri per salvare la sanità pubblica
Secondo il NurSind, il futuro della sanità pubblica passa inevitabilmente dalla capacità di rendere nuovamente attrattiva la professione infermieristica.
Per raggiungere questo obiettivo non bastano campagne di comunicazione o dichiarazioni di principio. Occorrono investimenti concreti, percorsi professionali valorizzanti, migliori condizioni di lavoro e strumenti capaci di favorire l’equilibrio tra vita privata e attività lavorativa.
Il sindacato richiama inoltre la necessità di politiche innovative, comprese misure di sostegno abitativo per i professionisti che operano nelle aree urbane più costose e una reale valorizzazione del ruolo infermieristico nei processi decisionali e organizzativi.
«Se davvero si ritiene che gli infermieri siano una risorsa strategica per il futuro della sanità pubblica, occorre dimostrarlo con scelte concrete e non soltanto con dichiarazioni di principio», ribadisce Rodigliano.
Il rischio è non avere più professionisti sufficienti per garantire le cure
La posizione del NurSind è chiara: una sanità territoriale efficiente e una rete ospedaliera capace di rispondere ai bisogni della popolazione non possono esistere senza un adeguato numero di infermieri.
Per il sindacato il vero allarme non riguarda esclusivamente la riduzione dei posti letto durante il periodo estivo, ma la progressiva perdita di professionisti in grado di garantire assistenza, continuità delle cure e sicurezza per cittadini e operatori.
«Oggi il vero rischio non è soltanto avere meno posti letto, ma non avere più professionisti sufficienti per garantire le cure», conclude il NurSind.
Un monito che arriva dall’Emilia-Romagna ma che fotografa una realtà ormai comune a gran parte del Paese, dove la carenza infermieristica continua a rappresentare una delle principali sfide per il futuro del Servizio sanitario nazionale.
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