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Vestizione e svestizione, a Brescia una sentenza storica dà ragione agli infermieri

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 09/01/2026

LombardiaNurSind dal territorio

Il Tribunale riconosce il tempo-lavoro non pagato: il NurSind Brescia rilancia la vertenza

Brescia, 09/01/2025. Il tempo degli infermieri smette di essere invisibile e trova finalmente un riconoscimento formale nelle aule di giustizia. Con una sentenza destinata a incidere profondamente sul dibattito nazionale, il Tribunale del Lavoro di Brescia ha stabilito che il tempo necessario per indossare e dismettere la divisa professionale, quando imposto dall’organizzazione aziendale e svolto nei locali dell’azienda sanitaria, costituisce tempo di lavoro effettivo e, come tale, deve essere retribuito. Una decisione che segna un punto di svolta e che trova nel NurSind Brescia un riferimento sindacale centrale e coerente sul territorio.

La pronuncia nasce dal ricorso di un infermiere in servizio presso un’azienda sanitaria bresciana, costretto per anni a presentarsi in reparto già in divisa, dovendo necessariamente cambiarsi prima e dopo il turno all’interno della struttura per ragioni di igiene, sicurezza e tutela della salute di operatori e pazienti. Un tempo collocato ai margini dell’orario ufficiale, mai retribuito, ma indispensabile per rendere possibile la prestazione assistenziale. Il giudice ha ricostruito con chiarezza la realtà quotidiana del lavoro infermieristico, affermando un principio tanto semplice quanto sistematicamente disatteso: senza vestizione non c’è prestazione, e senza prestazione non può esserci lavoro gratuito.

"Questa sentenza certifica ciò che il NurSind Brescia denuncia da anni" – commenta il sindacato – "agli infermieri viene imposto un obbligo organizzativo preciso, ma quel tempo viene escluso dall’orario di lavoro come se fosse irrilevante".

Il Tribunale ha accertato che, per un lungo periodo antecedente agli accordi aziendali successivi, l’azienda non è stata in grado di dimostrare di aver mai retribuito il tempo dedicato alla vestizione e alla svestizione. Una mancanza che ha portato al riconoscimento di un prolungamento medio di otto minuti per turno, con conseguente condanna al pagamento delle somme dovute al lavoratore. Un passaggio tutt’altro che marginale, perché smonta una prassi diffusa e tollerata in molte aziende sanitarie italiane.

"Non stiamo parlando di pochi minuti, ma di dignità professionale" – sottolinea ancora il NurSind Brescia – "ogni minuto di lavoro non riconosciuto diventa un precedente che legittima lo sfruttamento strutturale della professione infermieristica".

La sentenza affronta anche il nodo degli accordi decentrati che, negli anni più recenti, hanno tentato di “forfettizzare” il tempo di vestizione trasformandolo in riposi compensativi. Il giudice ne ha riconosciuto l’ambito di applicazione solo per il periodo successivo alla loro entrata in vigore, chiarendo però che tali strumenti non possono cancellare retroattivamente il diritto alla retribuzione di un tempo di lavoro effettivamente svolto. Un chiarimento che rafforza la posizione del NurSind Brescia, da sempre critico verso soluzioni tampone che scaricano l’inefficienza organizzativa sul personale.

"Trasformare il lavoro in banca ore non risolve il problema" – evidenzia il sindacato – "serve una disciplina chiara e uniforme che riconosca il tempo di vestizione come orario di lavoro a tutti gli effetti".

Un ruolo determinante in questa vicenda è stato svolto anche sul piano legale. La causa è stata infatti seguita dallo studio legale dell’avvocato Domenico De Angelis, legale nazionale del NurSind, da anni impegnato nella tutela dei diritti degli infermieri e del personale sanitario su tutto il territorio nazionale. Un contributo che conferma come l’azione del NurSind non si limiti alla denuncia sindacale, ma si traduca in strategie giudiziarie strutturate, competenti e capaci di produrre precedenti concreti.

"Quando le rivendicazioni degli infermieri sono sostenute da un’azione sindacale coerente e da una difesa legale solida, i diritti trovano finalmente riconoscimento" – è la linea ribadita dal NurSind, che vede rafforzarsi anche a livello nazionale la propria battaglia sul tempo di lavoro.

Il caso di Brescia assume così un valore che va ben oltre il singolo ricorso. Diventa un precedente autorevole, capace di rafforzare vertenze analoghe e di offrire uno strumento concreto a tutti quegli infermieri che, ogni giorno, iniziano e finiscono il turno regalando tempo all’organizzazione. Il NurSind Brescia annuncia che continuerà a sostenere azioni sindacali e legali affinché questo principio non resti confinato nelle sentenze, ma trovi piena applicazione nei contratti e nelle organizzazioni aziendali.

In un sistema sanitario che continua a reggersi sulla disponibilità silenziosa degli infermieri, la decisione del Tribunale di Brescia manda un messaggio chiaro: la professionalità non è un atto spontaneo, ma lavoro qualificato, misurabile e retribuibile. E il tempo di chi cura non può più essere dato per scontato.