ASST Santi Paolo e Carlo, NurSind denuncia: sedi fatiscenti e pericolose
È scontro aperto all’interno dell’ASST Santi Paolo e Carlo di Milano. Quella che sulla carta doveva essere una riorganizzazione logistica per “lavori di ristrutturazione”, si è trasformata in un braccio di ferro tra la Direzione Sanitaria e le rappresentanze dei lavoratori. Al centro della disputa c’è la ricollocazione delle sedi sindacali dei due presidi ospedalieri: una mossa che il NurSind non esita a definire gravissima, parlando senza mezzi termini di “attacco diretto al diritto di rappresentanza”.
La situazione appare critica su due fronti distinti ma, secondo il sindacato, uniti dalla stessa logica punitiva. Al presidio San Carlo, la decisione della Direzione è stata quella di spostare le sedi sindacali fuori dal monoblocco ospedaliero principale. La nuova destinazione è una palazzina esterna descritta come “fatiscente”.
Per il NurSind, non si tratta di un semplice cambio di indirizzo, ma di una strategia precisa: allontanare fisicamente il sindacato dai lavoratori, rendendo l’accesso agli uffici più difficile e meno immediato. “Quando un’amministrazione allontana il sindacato - dichiara Giovanni Migliaccio, Segretario Territoriale del NurSind di Milano - il messaggio è evidente: si vuole ridurre il confronto e silenziare il dissenso”.
Se al San Carlo il problema è l’isolamento, al presidio San Paolo l’allarme riguarda la sicurezza e la dignità stessa delle persone. La “nuova sede” individuata dall’Amministrazione è, di fatto, uno scantinato.
Le condizioni descritte e documentate fotograficamente dal sindacato restituiscono uno scenario inquietante, ai limiti della praticabilità: infiltrazioni d’acqua, umidità diffusa, ruggine, pannelli divelti e assenza di finestre. Ancora più preoccupante è la denuncia riguardante la sicurezza impiantistica, con luci al neon pericolanti a causa delle perdite dal soffitto e servizi igienici fuori uso.
A rendere il quadro allarmante è la collocazione logistica: l’ambiente sotterraneo si trova a pochi metri dalla camera mortuaria e dal deposito rifiuti, ed è contiguo a un deposito di bombole di gas medicali all’aperto. “Un ambiente degradato, insalubre e potenzialmente pericoloso”, denunciano i rappresentanti dei lavoratori, sottolineando anche il rischio di allagamento per l'assenza di caditoie pluviali esterne.
Nonostante le evidenze portate sul tavolo, la Direzione dell’ASST continua a sostenere che i locali siano “idonei e funzionali”. Una posizione che ha spinto il NurSind a richiedere l’intervento immediato dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS). I sopralluoghi hanno confermato le criticità, innescando la segnalazione agli organi competenti, tra cui l’Ispettorato del Lavoro e l’ATS.
La domanda che il sindacato pone all’opinione pubblica è inquietante: “Se si ritiene accettabile collocare una sede sindacale in uno scantinato umido e a rischio crolli, quale attenzione viene riservata quotidianamente agli altri ambienti di lavoro?”.
La battaglia è appena iniziata. Il NurSind ha annunciato che non arretrerà di un millimetro, rifiutando “scantinati e intimidazioni” e chiedendo trasparenza e responsabilità a un’azienda sanitaria pubblica la cui credibilità, oggi, viene messa duramente alla prova.
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