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Pronto soccorso di Arezzo, il pubblico arretra: accoglienza e codici minori al privato

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 23/02/2026

NurSind dal territorioToscana

NurSind denuncia l’esternalizzazione del servizio e chiede chiarezza su ruoli, responsabilità e sicurezza dei pazienti

"Quando il servizio sanitario pubblico rinuncia progressivamente a pezzi fondamentali della propria missione, il rischio non è solo organizzativo, ma culturale. La sanità pubblica nasce per garantire equità, sicurezza e responsabilità chiara nella presa in carico dei cittadini. Ogni scelta che va nella direzione opposta merita attenzione, approfondimento e, soprattutto, trasparenza".


Arezzo, 23/02/2026. Nel pronto soccorso dell’ospedale di Arezzo si apre una nuova fase che solleva interrogativi profondi sul futuro del servizio sanitario pubblico. L’Asl Toscana Sud-Est ha deciso di affidare in convenzione la gestione dell’accoglienza e dei codici di accesso minori, una funzione delicatissima che incide direttamente sulla sicurezza, sulla responsabilità clinica e sull’organizzazione complessiva dell’emergenza-urgenza. Una scelta che il NurSind, sindacato delle professioni infermieristiche, giudica con estrema preoccupazione.

La delibera n. 131 del 9 febbraio 2026, adottata senza alcuna preventiva informativa alle organizzazioni sindacali, prevede che il servizio venga svolto per 12 ore diurne, sette giorni su sette, attraverso un bando del valore complessivo di 570mila euro, riservato alle associazioni di volontariato. Nel testo si fa riferimento all’impiego di personale con una generica “esperienza significativa”, anche all’interno del pronto soccorso, senza ulteriori specificazioni.

“Il messaggio che passa è estremamente grave” – afferma Claudio Cullurà, segretario del NurSind di Arezzo – “perché certifica che il servizio sanitario pubblico sta progressivamente abdicando al privato, non essendo più in grado di garantire adeguati livelli di assistenza e di servizio.”

Secondo il NurSind, non è solo l’esternalizzazione in sé a destare allarme, ma l’assenza totale di chiarezza su aspetti fondamentali. L’incontro con il direttore generale, convocato solo dopo la pubblicazione della delibera, non ha sciolto i nodi, anzi ha alimentato ulteriori perplessità.

“Ci siamo trovati di fronte a una proposta già confezionata” – sottolinea Cullurà – “senza alcuna possibilità di confronto preventivo. Un classico fatto compiuto.”

Restano infatti senza risposta domande cruciali che riguardano la sicurezza dei pazienti e la responsabilità professionale.

“Quali figure verranno impiegate? Cosa si intende realmente per ‘esperienza significativa’? Come verranno utilizzate risorse così ingenti in un contesto di volontariato? E soprattutto, di chi sarà la responsabilità della presa in carico dei pazienti e di eventuali complicazioni?”

Il sindacato tiene a chiarire che la critica non è rivolta al mondo del volontariato, da sempre parte integrante del sistema dell’emergenza.

“Non abbiamo nulla contro il volontariato, anzi ne riconosciamo il valore insostituibile” – conclude il segretario NurSind – “ma la nostra perplessità è tutta rivolta all’Azienda, che evidentemente non sa più come garantire livelli adeguati di servizi e assistenza all’interno del servizio sanitario pubblico.”

Una vicenda che riporta al centro del dibattito una questione ormai non più rinviabile: fino a che punto il sistema pubblico può arretrare senza compromettere la propria funzione costituzionale?