Robot chirurghi e infermieri umanoidi: la sanità secondo Musk
Abbiamo già dedicato spazio ad Elon Musk in un articolo che descriveva la sua rivoluzione Neuralink rivolto a sviluppare interfacce cervello-computer; qualcosa che ci aveva molto colpito perché, come avevamo commentato, tutto si può dire o pensare dell’uomo ma non si può certo negare che abbia una visione delle cose anni luce avanti a tutti. Quando abbiamo letto queste ultime uscite non siamo quindi rimasti sorpresi. Vediamo di cosa si tratta
L’occasione
Il 6 gennaio 2026, nella sterminata Giga Texas di Austin, undici milioni di metri quadrati dove nascono le sue macchine elettriche futuristiche, Elon Musk è seduto di fronte a Peter Diamandis, fondatore della XPRIZE Foundation e a David Blundin, partner di Link Ventures. Tre ore di conversazione fiume, trasmessa sul canale YouTube Moonshots, su argomenti che vanno dall'Intelligenza Artificiale Generale ai robot umanoidi, dall'energia solare alla corsa spaziale. Ma è la manciata di secondi dedicati alla medicina, ad aver fatto il giro del mondo.
Il dialogo
Diamandis, di professione medico oltre che imprenditore visionario, stava spingendo Musk a quantificare i tempi entro i quali i robot chirurghi avrebbero superato quelli umani. Musk ha risposto “tre anni in scala”. Una premessa ambiziosa: “tutti avranno accesso a cure mediche migliori di quelle che riceve attualmente il presidente degli Stati Uniti”. A quel punto Diamandis ha posto la domanda secca: “quindi non bisogna andare alla facoltà di medicina”?. La risposta di Musk è stata immediata e senza sfumature: “sì. Inutile”.
Pazzia o ragione
La dichiarazione non è uscita dal nulla. Tutto il ragionamento di Musk si regge su tre pilastri tecnologici che si intrecciano. Il primo sono i robot Optimus di Tesla, attualmente in produzione alla Giga Texas, che secondo Musk raggiungeranno entro pochi anni una destrezza chirurgica superiore a quella umana, combinando l'assenza di tremore, stanchezza ed emozione con una condivisione istantanea della conoscenza fra tutte le unità della flotta. Il secondo pilastro è la crescita esponenziale dell'intelligenza artificiale: “ci vuole un tempo assurdamente lungo per diventare un grande dottore”, ha sottolineato, “mentre un sistema di AI si aggiorna in tempo reale con ogni nuova scoperta clinica e mantiene nella propria memoria l'intera letteratura medica mondiale. Il terzo elemento è la scalabilità: un robot chirurgo, una volta perfezionato, può essere replicato miliardi di volte, democratizzando l'accesso a cure d'eccellenza indipendentemente dalla geografia e dal reddito”.
Per illustrare come le macchine abbiano già vinto la battaglia della fiducia in sala operatoria, Musk ha evocato la chirurgia LASIK (procedura di chirurgia refrattiva indolore e rapida, circa 10-20 minuti, per correggere miopia, ipermetropia e astigmatismo usando due laser: “prendiamo la LASIK, per esempio, dove il robot usa il laser per l'occhio. Vorreste un oculista con un laser manuale?” Il punto, ha spiegato, non è la freddezza della macchina contro il calore umano del medico, ma la precisione millimetrica che nessuna mano può garantire.
Un futuro più rapido della comprensione
Il contesto più ampio dell'intervista è quello di una visione proiettata in un futuro la cui velocità è per noi irraggiungibile ma non per Musk che ha proseguito affermando che il 2026 sarà l'”anno della singolarità” (concetto che viene dalla fisica — il punto in cui le leggi note smettono di funzionare, come nel centro di un buco nero) e che entro il 2030 l'intelligenza artificiale supererà quella combinata di tutti gli esseri umani. In questa traiettoria, l'istruzione universitaria tradizionale è esplicitamente inclusa fra le attività destinate alla sostituzione, insieme al lavoro cognitivo nel senso più ampio: white-collar first, ha precisato, perché “i bit sono più facili da rimpiazzare degli atomi” (un modello linguistico oggi redige contratti, analizza bilanci, scrive codice, produce diagnosi differenziali e sintetizza letteratura scientifica — tutte mansioni tipicamente white-collar — mentre l’uomo fatica ancora a svitare un bullone in un ambiente non strutturato o a tagliare i capelli a una persona).
Le reazioni
Le reazioni della comunità medica sono state, prevedibilmente, tutt'altro che entusiaste. Molti professionisti hanno ricordato che la medicina non è solo diagnosi e chirurgia, è ascolto, giudizio clinico in condizioni di incertezza, relazione terapeutica, gestione dell'imprevisto. Qualcosa, insomma, che va oltre la capacità di un modello addestrato su dati storici. Sul fronte opposto, non sono mancate le voci di chi ha letto nelle parole di Musk una provocazione necessaria: un sistema sanitario ancora gravemente diseguale, con liste d'attesa insostenibili e costi proibitivi, ha bisogno di essere sconvolto, non solo ottimizzato.
E gli infermieri?
Nel luglio 2025, durante un'intervista con i proprietari di Tesla in Silicon Valley, Musk ha annunciato che il robot umanoide Optimus di Tesla potrebbe presto svolgere il ruolo di infermiere a tempo pieno, 24 ore su 24, in particolare in ambienti in cui il lavoro è molto pericoloso o altamente ripetitivo. La visione che ha descritto non è quella di una sostituzione totale degli infermieri umani, ma di robot che lavorano fianco a fianco con loro, si occupano dei compiti fisicamente più gravosi e assistono i pazienti che necessitano di supporto motorio.
Non si tratta quindi della stessa sentenza netta riservata ai medici, “inutile laurearsi”, ma di un inquadramento più sfumato in cui Optimus viene presentato come un potenziamento, non una sostituzione. Il motivo è probabilmente nella logica stessa del ragionamento di Musk: i medici fanno essenzialmente un lavoro cognitivo e decisionale (diagnosi, terapia, chirurgia) che l'AI può replicare e superare; gli infermieri fanno invece un lavoro che combina destrezza fisica, adattamento a situazioni imprevedibili ed empatia relazionale — tutte aree in cui i robot sono tuttora molto più deboli.
Una visione che devo approfondire e sulla quale mi riservo un’opinione.
Quel che è certo è che Musk non parla da osservatore esterno. Tesla sta costruendo robot umanoidi. Neuralink sta sviluppando interfacce cervello-macchina già impiantate in pazienti umani. xAI sta costruendo il più grande cluster di calcolo AI mai concepito. La profezia del fondatore di Tesla è anche, inevitabilmente, un piano industriale.
ph credit reuters
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