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Emergenza infermieri, il NurSind attacca: ''Così la professione scompare''

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 21/03/2026

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Scontro in Emilia-Romagna sull’indennità di pronto soccorso: il NurSind non firma e denuncia un sistema che non valorizza gli infermieri

di Giuseppe Provinzano

"C’è un punto oltre il quale gli allarmi non possono più essere derubricati a semplice preoccupazione. È il punto in cui una categoria continua a reggere il sistema, ma resta senza un riconoscimento adeguato, senza una vera valorizzazione e senza risposte capaci di invertire una crisi che da tempo non è più episodica, ma strutturale. È dentro questo scenario che si colloca la durissima presa di posizione del NurSind Emilia-Romagna, che sul tema dell’indennità di pronto soccorso sceglie di non arretrare e riporta al centro del confronto pubblico una domanda ormai inevitabile: che futuro può avere la sanità se continua a non investire davvero sui suoi infermieri"?

Bologna, 20/03/2026. Il NurSind torna così a denunciare con forza una situazione che rischia di diventare irreversibile: la progressiva scomparsa degli infermieri dal sistema sanitario pubblico. Un allarme che arriva nel pieno del dibattito sull’indennità di pronto soccorso in Emilia-Romagna e che mette in evidenza una distanza sempre più marcata tra le dichiarazioni istituzionali e la realtà vissuta dai professionisti.

Il messaggio del NurSind è chiaro e non lascia spazio a dubbi.

“Tra cinque o sei anni non ci saranno più infermieri nelle nostre aziende e non si potranno più garantire cure adeguate ai cittadini.”

A lanciare l’allarme è Antonella Rodigliano, segretaria regionale del NurSind Emilia-Romagna, che interviene in risposta alle recenti dichiarazioni del direttore generale dell’Ausl Bologna sulla carenza di personale. Dichiarazioni che, secondo il sindacato, restano prive di conseguenze concrete.

Il punto di rottura è rappresentato dall’accordo sull’indennità di pronto soccorso, sottoscritto da altre organizzazioni sindacali ma non dal NurSind, che ha scelto di non firmare denunciando una mancanza sostanziale di riconoscimento per gli infermieri.

“Da un lato leggiamo dichiarazioni preoccupate, ma dall’altro continuiamo ad assistere a enormi difficoltà nella valorizzazione e nell’attrattività della professione.”

Il sindacato evidenzia come le scelte adottate rischino di produrre un effetto opposto rispetto agli obiettivi dichiarati: invece di rendere attrattiva la professione, si finisce per appiattirla, senza distinguere competenze, responsabilità e carichi di lavoro.

“L’80% dei lavoratori in prima linea sono infermieri, eppure vengono trattati come tutti gli altri. Ma dov’è la valorizzazione della professione?”

Una presa di posizione netta, che punta il dito contro un sistema che non riconosce il ruolo centrale degli infermieri nei pronto soccorso, dove rappresentano la componente largamente prevalente del personale.

Anche sul piano economico, il NurSind non mette in discussione le risorse stanziate, ma il modo in cui vengono distribuite. I circa 19 milioni previsti per il 2026, insieme agli arretrati, secondo il sindacato non sono sufficienti a colmare il divario esistente né a rendere competitiva la regione rispetto ai territori limitrofi.

“È un accordo che non riconosce il disagio degli infermieri, non valorizza la loro professionalità e non rende i nostri pronto soccorso più attrattivi.”

Il rischio concreto è quello di una fuga di professionisti verso altre regioni, dove il riconoscimento economico è più adeguato. Una dinamica che, secondo il NurSind, può diventare ancora più evidente nelle aree di confine, dove lavorare fuori regione può risultare più conveniente che restare nel proprio territorio.

Ma il problema, sottolinea il sindacato, non è soltanto economico. È strutturale e riguarda le condizioni complessive di lavoro, sempre più gravose e sempre meno sostenibili. Anche i costi indiretti che i professionisti devono affrontare per raggiungere il posto di lavoro diventano l’emblema di una quotidianità che pesa sempre di più.

“Si continua a parlare di sanità come fiore all’occhiello, ma non vediamo iniziative concrete per renderla davvero attrattiva.”

Il quadro che emerge è quello di una professione lasciata sola, senza una reale strategia di valorizzazione e senza interventi capaci di invertire la rotta.

“Sono problemi che affrontiamo da troppo tempo, ma nessuno sta dando quei segnali di cambiamento di cui ci sarebbe davvero bisogno.”

La denuncia del NurSind si muove quindi su un doppio binario: da una parte contesta un accordo ritenuto insufficiente e penalizzante per gli infermieri, dall’altra richiama con forza la responsabilità politica e gestionale di chi continua a dichiararsi preoccupato per la carenza di personale, ma non mette in campo misure davvero incisive.

Ed è proprio qui che il sindacato affonda il colpo: non basta riconoscere il problema, occorre affrontarlo. Perché senza infermieri valorizzati, trattenuti e messi nelle condizioni di lavorare con dignità, il rischio non è soltanto quello di impoverire una professione, ma di compromettere la tenuta stessa del servizio sanitario pubblico.