Novara, l'allarme NurSind: infermieri allo stremo e soccorsi a rischio
Dalla sospensione delle prestazioni aggiuntive all'uso improprio della pronta disponibilità: il sindacato denuncia una gestione che mette sotto pressione operatori e sicurezza dei cittadini nell'hub ospedaliero del Piemonte Nord Est.
di Giuseppe Provinzano
"Ci sono momenti in cui la resilienza degli infermieri smette di essere una virtù e rischia di trasformarsi in un alibi per non affrontare i problemi strutturali della sanità. A Novara, secondo quanto denunciato da NurSind, quel limite sembra essere stato superato. Dietro l'abnegazione di professionisti che continuano a garantire assistenza anche nelle condizioni più difficili, emergono interrogativi inquietanti sull'organizzazione dei servizi, sulla gestione delle risorse umane e sulla tenuta di un presidio strategico per l'intero Piemonte Nord Orientale".
NOVARA, 17(06/2026 - L'Azienda Ospedaliero-Universitaria "Maggiore della Carità" di Novara attraverserebbe una delle fasi più delicate degli ultimi anni sul fronte dell'organizzazione infermieristica. A denunciarlo è la Segreteria territoriale di NurSind Novara, che descrive un contesto caratterizzato da crescente disorientamento, mancanza di comunicazioni chiare e decisioni ritenute incoerenti rispetto alle reali esigenze assistenziali.
Al centro delle contestazioni vi è la sospensione del riconoscimento delle prestazioni aggiuntive, istituto che negli anni ha consentito di mantenere in equilibrio servizi già gravati dalla cronica carenza di personale. Una scelta che, secondo il sindacato, sarebbe stata adottata senza alcuna preventiva informazione ai lavoratori e alle rappresentanze sindacali.
La conseguenza sarebbe il ricorso a soluzioni tampone che finiscono per scaricare ancora una volta il peso dell'organizzazione sugli infermieri. Turni supplementari verrebbero ricondotti nell'alveo dell'ordinaria programmazione, mentre riposi compensativi verrebbero prospettati in contesti nei quali la possibilità concreta di fruirne appare sempre più remota.
"Agli infermieri viene chiesto di continuare a sacrificarsi senza alcun adeguato riconoscimento economico, richiamati a uno sforzo straordinario che riporta alla memoria le fasi più dure dell'emergenza pandemica."
Ma è soprattutto sul tema della pronta disponibilità che NurSind concentra le proprie maggiori preoccupazioni.
Secondo il sindacato, uno strumento contrattualmente previsto per fronteggiare eventi improvvisi ed eccezionali sarebbe progressivamente diventato un mezzo ordinario per coprire turni scoperti e assenze note con largo anticipo. Una trasformazione che, oltre a rappresentare una distorsione dell'istituto, potrebbe avere ricadute dirette sulla sicurezza della popolazione.
Particolarmente delicata appare la situazione che riguarda il sistema dell'emergenza territoriale 118. La pronta disponibilità dovrebbe garantire la presenza immediata di personale infermieristico qualificato in caso di maxi emergenze, incidenti rilevanti o calamità.
"Se il professionista destinato alle emergenze è già impegnato nella copertura di attività ordinarie, il rischio concreto è quello di rallentare la catena dei soccorsi proprio quando rapidità e tempestività possono fare la differenza tra la vita e la morte."
Il territorio servito dal Coordinamento dell'emergenza territoriale dell'AOU di Novara comprende oltre 850 mila abitanti e presenta caratteristiche di particolare complessità. La presenza di siti industriali a rischio rilevante, infrastrutture strategiche come l'asse autostradale A4-A26, la vicinanza con l'aeroporto internazionale di Malpensa, la linea ferroviaria ad alta velocità e le vulnerabilità di natura idrogeologica impongono standard elevati di preparazione e risposta.
Analoghe criticità vengono evidenziate anche per la Terapia Intensiva Neonatale. In questo ambito la pronta disponibilità è strettamente connessa all'attivazione dello STEN, il Servizio di Trasporto di Emergenza Neonatale che consente il trasferimento tempestivo dei neonati critici verso centri altamente specializzati.
"L'utilizzo improprio di personale destinato a servizi tanto delicati rischia di compromettere la tempestività degli interventi rivolti ai pazienti più fragili: i neonati in condizioni critiche."
Le preoccupazioni espresse da NurSind investono inoltre le aree ad alta intensità assistenziale, come l'Unità di Terapia Intensiva Coronarica, dove il rapporto tra numero di infermieri disponibili e complessità assistenziale verrebbe giudicato non adeguato.
In questo scenario, infermieri e ostetriche continuano a rappresentare il principale argine al progressivo deterioramento del sistema, garantendo assistenza e continuità operativa nonostante carichi di lavoro sempre più gravosi e livelli crescenti di stress professionale.
Secondo il sindacato, alle croniche carenze d'organico si sommerebbero criticità di natura gestionale e manageriale che contribuirebbero ad alimentare un fenomeno ormai evidente: la fuga degli operatori verso realtà in grado di offrire condizioni economiche e organizzative più sostenibili.
Emblematico, in tal senso, il raffronto con l'ASL di Novara, che avrebbe ottenuto significativi risultati nelle procedure di reclutamento, autorizzando complessivamente l'assunzione di ottantotto infermieri attraverso graduatorie concorsuali, mobilità e avvisi a tempo determinato.
Per contro, l'AOU Maggiore della Carità sembrerebbe aver perso progressivamente capacità attrattiva, registrando l'allontanamento anche di professionisti con molti anni di esperienza alle spalle.
Una situazione ancora più delicata se si considera il ruolo di hub di riferimento affidato all'ospedale novarese per l'intera rete ospedaliera del Piemonte Nord Est, comprendente le province di Novara, Biella, Vercelli e Verbano-Cusio-Ossola.
"La tutela della salute dei cittadini passa inevitabilmente dalla tutela di chi ogni giorno garantisce l'assistenza nei reparti, nei servizi di emergenza e nelle aree più delicate dell'ospedale. Il personale delle professioni infermieristiche non può essere lasciato solo."
L'appello di NurSind Novara va oltre la rivendicazione sindacale. È la richiesta di un'assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni affinché il sacrificio degli operatori non diventi l'unica risposta alle carenze organizzative. Perché quando la tenuta dei servizi dipende esclusivamente dalla disponibilità di chi lavora in corsia, il rischio non riguarda più soltanto i professionisti, ma l'intero sistema sanitario e la sicurezza della collettività.
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