Sala operatoria, radiologia e laboratorio: il sorprendente ospedale dell’Amerigo Vespucci
Medici, infermieri e chirurghi pronti a intervenire a migliaia di miglia dalla costa: ecco come funziona il presidio sanitario a bordo della più bella nave del mondo.
Quarantasette giorni in mezzo all’Oceano Pacifico. Nessun elicottero può atterrare, nessun soccorso può arrivare prima di dieci ore. Eppure a bordo del veliero della Marina Militare italiana ci sono una sala operatoria, uno studio radiologico e un laboratorio di patologia clinica. Non è un ospedale: è l’Amerigo Vespucci, e la sua struttura sanitaria è progettata per rispondere a qualsiasi emergenza clinica, dal trauma urgente alla patologia cronica, nel silenzio assoluto dell’oceano.
A raccontare questa realtà con la voce di chi l’ha vissuta è Sandro Di Tuccio, infermiere militare oggi 53enne, componente della Commissione d’Albo Infermieri della FNOPI e presidente dell’Ordine di Macerata. Nel 2001, dopo un decennio di navigazione iniziato nel 1991 appena finito il liceo, salito a bordo del Vespucci per il giro del mondo: un anno di navigazione, circa 450 persone a bordo, un’equipe sanitaria di sette tra medici e infermieri.
“L’Amerigo Vespucci è una nave che non permette l’atterraggio per gli elicotteri: nelle lunghe traversate c’è bisogno di personale pronto a fronteggiare qualsiasi emergenza”.
Un ospedale sospeso tra le onde
Il cuore del sistema sanitario di bordo è organizzato attorno a una zona di triage dotata di ambulatorio ordinario, farmacia e armadi refrigerati per la conservazione dei farmaci. Ma è la struttura complessiva a sorprendere: all’interno del veliero convivono una sala operatoria, uno studio radiologico e un laboratorio di patologia clinica, una dotazione che farebbe onore a molte cliniche a terra.
L’attività ordinaria, racconta Di Tuccio, era “quotidianamente concentrata su traumi, interventi di sutura e ingessatura, visto che l’equipaggio era costantemente impegnato in attività manuali”. Ma l’imprevedibile era sempre dietro l’angolo. “Mi è capitato di dover gestire con i colleghi un principio di appendicite e un piccolo intervento chirurgico”, ricorda l’infermiere.
I turni di guardia: nessun momento senza copertura
La continuità assistenziale segue i ritmi ferrei della vita militare navale e si articola in due fasi distinte. Durante le ore diurne, il Servizio Sanitario gestisce le visite ordinarie, la somministrazione delle terapie e l’archiviazione digitale delle cartelle cliniche nell’ambulatorio dedicato: una routine che garantisce tracciabilità clinica anche a migliaia di miglia dalla costa. Di notte, o durante le fasi di navigazione complessa, il modello cambia: medici e infermieri entrano nelle “guardie di navigazione”, garantendo la presenza costante di almeno un medico e un infermiere pronti a intervenire all’istante.
L’integrazione tra sanità e navigazione va però oltre i turni. L’equipe medica partecipa attivamente ai briefing operativi del Comando, contribuendo a prevedere l’impatto delle condizioni meteo-marine sulla salute dell’equipaggio: dalla prevenzione del mal di mare collettivo durante le tempeste, alla gestione della fatica accumulata nelle traversate più lunghe. Una presenza trasversale, non confinata all’ambulatorio.
La farmacia di bordo: preparata per settimane di autonomia
Non potendo contare su rifornimenti esterni per settimane, la farmacia di bordo deve rispondere a qualsiasi scenario clinico. Custodita in armadi dedicati e refrigerati all’interno della zona triage, è organizzata per classi terapeutiche e per destinazione d’uso. Le scorte comprendono:
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Antibiotici ad ampio spettro, analgesici, antinfiammatori e anestetici locali e generali per la sala operatoria.
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Farmaci per la profilassi e il trattamento delle patologie gastrointestinali e del mal di mare.
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Scorte personalizzate per i membri dell’equipaggio in terapia cronica a lungo termine, calcolate sulle esigenze specifiche di ciascuno.
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Kit di primo soccorso decentralizzati nei punti nevralgici della nave, sala macchine, ponti di manovra, aree di lavoro manuale, comprensivi di farmaci e presidi di blocco emorragico per l’intervento immediato prima che il personale sanitario possa raggiungere il paziente.
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Prevenire prima di curare: i programmi di sicurezza a bordo
La prevenzione è il pilastro fondamentale della sicurezza sul Vespucci. Ogni marinaio e allievo ufficiale riceve una formazione obbligatoria sull’uso dei Dispositivi di Protezione Individuale prima di salire a bordo: imbragature di sicurezza per il lavoro sui tre alberi verticali, scarpe antinfortunistiche antiscivolo, guanti da manovra per le cime e caschi protettivi. La formazione è tassativa: non esistono deroghe, indipendentemente dal grado o dall’esperienza pregressa.
La nave collabora con enti scientifici, tra cui Fondazione AIOM e SIRM, per campagne di prevenzione oncologica, educazione alimentare e sensibilizzazione ai rischi del fumo e del melanoma. L’esposizione solare prolungata sul ponte rende quest’ultimo aspetto particolarmente critico per tutto il personale.
A completare il sistema di sorveglianza, il Servizio di Prevenzione e Protezione della Marina esegue controlli periodici su tre fronti: i livelli di rumore nella sala macchine, la potabilità dell’acqua distillata prodotta a bordo e il microclima dei locali di vita comuni, quadrati e dormitori, dove l’intero equipaggio trascorre le ore di riposo. Un monitoraggio ambientale continuo che trasforma la prevenzione da intenzione a pratica quotidiana misurabile.
Il 9 maggio da Genova: la Vespucci è ripartita
Mentre scriviamo, la nave è già in mare. Il 9 maggio 2026, dal Porto Antico di Genova, l’Amerigo Vespucci ha salpato per la Campagna Nord America 2026: 156 giorni di navigazione, oltre 12.000 miglia nautiche, 13 soste tra Stati Uniti e Canada. La partenza segue dieci mesi di intensi lavori di manutenzione all’Arsenale Militare Marittimo della Spezia, conclusi dopo il rientro dal Tour Mondiale 2023–2025, in cui la nave aveva circumnavigato il pianeta in quasi due anni toccando cinque continenti per quasi 50.000 miglia percorse.
La nuova campagna ha una cornice storica precisa: i 250 anni dell’indipendenza americana. Il Vespucci sarà alla parata del 4 luglio a New York, poi a Boston, Québec e Montréal, prima di attraversare nuovamente l’Atlantico e rientrare in Italia a ottobre, con tappa conclusiva a Trieste per la Barcolana. Riconosciuta ufficialmente come ambasciatrice del Made in Italy e dei valori UNESCO, il Vespucci porta in ogni porto straniero non solo i cadetti dell’Accademia Navale, ma un pezzo dell’identità italiana.
E con lei riparte anche tutto il suo sistema sanitario: i turni di guardia, la farmacia refrigerata, i kit di blocco emorragico distribuiti sui ponti. Perché la nave più bella del mondo non può fermarsi e chi la tiene in salute, nemmeno.
Il prezzo umano di una passione
Essere infermiere sul Vespucci non significa solo competenza clinica. Significa anche vivere in un limbo fatto di silenzi e distanza. Di Tuccio ricorda periodi di 40 giorni senza poter comunicare con i suoi figli piccoli, “nemmeno con il satellitare”. Eppure, ogni sacrificio ha lasciato sedimentare qualcosa di duraturo.
“Mi porto dietro un senso del dovere profondo e la capacità di trovare sempre una soluzione, anche quando sei solo. Ho sviluppato una grande capacità di adattamento e di gestione del problema molto più proattiva”.
Il nodo irrisolto del riconoscimento professionale
A offuscare un quadro altrimenti luminoso, resta una questione aperta: il mancato riconoscimento del grado di ufficiale per gli infermieri militari. A differenza di farmacisti e psicologi, anche infermieri laureati e con dottorato di ricerca rimangono ancorati al ruolo di maresciallo, una disparità in netto contrasto con gli standard internazionali. Questo ostacolo scoraggia molti professionisti a intraprendere o proseguire la carriera militare navale.
Nonostante ciò, la passione di chi ha vissuto l’esperienza del Vespucci rimane intatta. “Quando torna in Italia vado sempre a vederla”, confessa Di Tuccio. “L’Amerigo Vespucci rappresenta una tappa fondamentale nella mia vita e nella mia professione”.
E noi siamo certi che a bordo, episodi come quello capitato in una base dell'Aeronautica Militare in provincia della Capitale dove un infermiere è stato pesantemente insultato da un ufficiale poi addirittura assolto, non ne potranno capitare mai, perché alle leggi e regole dell’uomo e dei militari, l’equipaggio deve sottostare prima di tutto a quelle del mare e del vento.
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