Deiscenza del tendine d’Achille: quando il Wound Care supera la tecnica
Il ruolo decisivo dell’infermiera specialista Madeo, tra tecnologia, relazione e fragilità psichica
di Giuseppe Provinzano
"C’è una dimensione dell’assistenza infermieristica che non si misura solo in protocolli o medicazioni, ma nella capacità di leggere il paziente nella sua complessità. È lì che emergono le competenze più alte della professione. Ed è lì che professioniste come Madeo Fiorella Patrizia dimostrano cosa significhi davvero fare wound care oggi".
Pistoia, 01/05/2026. Nel panorama del wound care avanzato, la gestione delle ferite complesse rappresenta una sfida che richiede competenze che vanno ben oltre l’aspetto tecnico. È quanto emerge dal caso clinico seguito da Madeo Fiorella Patrizia, infermiera specialista in wound care presso l’ambulatorio ferite difficili dell’ospedale San Jacopo di Pistoia.
Professionista con anni di esperienza dedicata alla gestione delle lesioni cutanee complesse, Madeo ha guidato un percorso assistenziale ad alta complessità, dimostrando come l’integrazione tra competenze cliniche e relazionali possa incidere in maniera determinante sugli esiti di cura.
Non è stata solo la medicazione a fare la differenza, ma la capacità di costruire fiducia e continuità terapeutica.
Il caso riguardava un giovane paziente con una deiscenza di circa 15 centimetri con esposizione del tendine d’Achille, insorta dopo rottura tendinea correlata a terapia con fluorochinoloni e successivo intervento chirurgico.
Il quadro era reso particolarmente complesso da comorbidità psichiatriche, tra cui disturbo ossessivo-compulsivo e depressione, oltre a fattori di rischio vascolari e comportamentali.
La criticità principale non era solo clinica, ma comportamentale: scarsa compliance e rifiuto delle indicazioni terapeutiche.
In questo scenario, l’approccio adottato da Madeo Fiorella Patrizia ha previsto una rimodulazione continua del piano assistenziale, calibrato sulle reali possibilità di adesione del paziente.
La protezione meccanica è stata ottenuta con dispositivi in schiuma di poliuretano per ridurre i microtraumi, mentre il protocollo di medicazione ha seguito una progressione mirata, passando da medicazioni antibatteriche e assorbenti a soluzioni a base di PHMB, fino all’introduzione della terapia a pressione negativa.
L’utilizzo della NPWT portatile si è rivelato determinante: efficace sul piano clinico e sostenibile nella vita quotidiana del paziente.
La scelta di una tecnologia discreta e facilmente gestibile ha rappresentato un punto di svolta, permettendo di superare le resistenze legate all’impatto estetico e sociale del trattamento.
Il caso evidenzia come la frammentazione delle cure, inizialmente alimentata dal comportamento del paziente, abbia rallentato il processo di guarigione. Solo attraverso un intenso lavoro di counseling infermieristico è stato possibile stabilizzare il percorso terapeutico.
La relazione di cura, costruita nel tempo, è diventata il vero strumento terapeutico.
La guarigione completa è stata raggiunta quando il paziente ha sviluppato consapevolezza e partecipazione attiva al trattamento, confermando il ruolo centrale dell’aderenza terapeutica.
Questo caso rafforza un concetto chiave: l’infermiere specialista in wound care non è solo un tecnico delle medicazioni avanzate, ma un professionista capace di governare la complessità, soprattutto quando entrano in gioco fragilità psicologiche.
E il lavoro di Madeo Fiorella Patrizia ne è una testimonianza concreta.
Un modello assistenziale che mette al centro la persona, prima ancora della lesione.
Per chi desidera approfondire nel dettaglio il percorso clinico, le scelte terapeutiche e le evidenze emerse, è possibile consultare il case report completo:
?Case Report. Gestione complessa di deiscenza chirurgica del tendine d’Achille. Madeo Fiorella Patrizia
di