Iscriviti alla newsletter

118 senza medico? SIIET rompe il silenzio: 'Nel 95% dei casi l’infermiere è sufficiente'

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 08/05/2026

AttualitàCronache sanitarie

 

Si accende il dibattito sulla riorganizzazione del Sistema di Emergenza Sanitaria Preospedaliera 118 nel presidio di Garessio e nelle aree montane della provincia di Cuneo. A intervenire è la Società Italiana Infermieri di Emergenza Territoriale (SIIET) del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, che prende posizione per chiarire quello che definisce “un concetto fondamentale spesso distorto nel confronto pubblico”.

Secondo SIIET, il modello di soccorso a leadership infermieristica non rappresenta una soluzione “al ribasso”, bensì un sistema consolidato e già adottato in numerosi contesti di emergenza-urgenza, sia in Italia sia all’estero.

“La figura dell’infermiere urgentista pre o intraospedaliero è un professionista con formazione accademica e con elevate competenze clinico-assistenziali, capace di operare in autonomia mediante ragionamento clinico e attraverso l’applicazione di Algoritmi Clinico-Assistenziali Infermieristici (ACAI)”, sottolinea la società scientifica. Si tratta di protocolli fondati su evidenze scientifiche internazionali e già regolarmente utilizzati in Piemonte.

Nel documento diffuso da SIIET viene evidenziato come, nei sistemi di soccorso più efficienti, la presenza del medico sul luogo dell’emergenza sia necessaria soltanto in una percentuale limitata di interventi, pari a circa il 5% dei casi. Per il restante 95%, spiegano gli infermieri dell’emergenza territoriale, un professionista adeguatamente formato e sottoposto a training periodici è in grado di garantire una risposta tempestiva e appropriata.

Una precisazione che, secondo l’associazione, non intende sminuire il ruolo del medico, ma collocarlo “laddove sia effettivamente necessario”, all’interno di un sistema integrato tra personale infermieristico e medico specialista.

Nel dibattito pubblico, però, SIIET invita a prestare attenzione anche ai termini utilizzati. Definire infatti un mezzo di soccorso infermieristico come “declassato” o parlare di “vulnerabilità” in assenza del medico, viene considerato non solo tecnicamente scorretto, ma potenzialmente dannoso.

“Alcune affermazioni lette negli scorsi giorni, seppur non volendo, svalutano pubblicamente il ruolo dell’infermiere e rischiano di minare la fiducia dei cittadini nel sistema di emergenza, alimentando un clima di sospetto che, purtroppo, è spesso alla base delle crescenti aggressioni ai danni del personale sanitario”, dichiara Marco Pappalardo, responsabile Area 1 di SIIET Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. “Invitiamo i soggetti che partecipano al dibattito ad acquisire solide conoscenze nel merito, evitando allarmismi ingiustificati”.

Nel documento viene inoltre chiarito che il medico dell’emergenza-urgenza non può essere considerato un sostituto del medico di medicina generale o della guardia medica, figure che rispondono a bisogni differenti rispetto alle emergenze sanitarie.

Per garantire sicurezza anche nelle aree montane e geograficamente più svantaggiate, SIIET propone una visione “sistemica e non campanilistica” dell’organizzazione del soccorso. L’obiettivo, spiegano, è assicurare una presenza capillare di infermieri sul territorio per la prima risposta avanzata, affiancata da automediche territorialmente strategiche, in grado di intervenire rapidamente nei casi che richiedono il supporto specialistico di anestesisti-rianimatori o medici dell’emergenza.

La società scientifica guarda con favore anche al percorso di riorganizzazione avviato da Azienda Zero Piemonte, guidata da Massimo D’Angelo, ritenendo che un modello costruito su analisi di contesto e dati storici possa contribuire a rendere più efficiente il sistema regionale dell’emergenza.

“Il cambiamento non deve spaventare, ma deve essere guidato dalle evidenze scientifiche e dalla misurazione degli esiti sensibili all’assistenza infermieristica”, afferma ancora Marco Pappalardo. “Rappresentiamo, in qualità di Società Scientifica, la massima disponibilità a collaborare con le istituzioni e con i rappresentanti del territorio per un sistema di emergenza che metta al centro la competenza professionale di tutti i professionisti coinvolti e la sicurezza del paziente, investendo sulle adeguate figure professionali in base alle reali necessità cliniche ed evidenze”.