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Da infermiera a paziente: Silvia Cini e la battaglia per la sicurezza delle donne

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 07/06/2026

Professione e lavoro

Salvata da una gravidanza extrauterina dopo due giorni in Rianimazione, l’infermiera di Pronto Soccorso e dirigente NurSind, racconta la sua esperienza e chiede maggiore attenzione alla salute materna


di Giuseppe Provinzano

Chi lavora nell’emergenza-urgenza sa bene che tra la normalità e una situazione critica possono trascorrere pochi minuti. È una consapevolezza che accompagna ogni turno di lavoro, ogni triage, ogni paziente accolto in Pronto Soccorso. Ma quando a vivere quell’emergenza è una professionista sanitaria abituata ad assistere gli altri, il racconto assume una forza particolare.

La storia di Silvia Cini parla di paura, di professionalità, di sanità pubblica e di vita. Una testimonianza che nasce da un’esperienza personale drammatica e che oggi si trasforma in un messaggio rivolto alle donne e alle istituzioni.


Una notte che ha cambiato tutto

Piombino, 07/06/2026. Doveva essere un fine settimana trascorso in famiglia nella sua Piombino. Silvia Cini, infermiera di Pronto Soccorso, professionista dell’emergenza-urgenza e dirigente sindacale del NurSind Toscana, era tornata nella città dove è nata e cresciuta insieme al marito e al figlio di due anni per trascorrere alcuni giorni con i genitori.

Nella notte tra il 30 e il 31 maggio, però, qualcosa è cambiato improvvisamente.

Un dolore addominale violento, improvviso e diverso da qualsiasi altro malessere avesse mai provato l’ha spinta a chiedere immediatamente assistenza.

«Ho capito subito che qualcosa non andava. Era un dolore anomalo, profondo, che mi faceva percepire chiaramente che c’era un problema serio», racconta.

La decisione di raggiungere il Pronto Soccorso dell’ospedale Villamarina di Piombino si è rivelata decisiva.

Gli accertamenti hanno evidenziato una gravidanza extrauterina con rottura di una tuba di Falloppio e conseguente emorragia interna.

Silvia era incinta ma non lo sapeva.

Una situazione gravissima che richiedeva un intervento immediato.


Per Silvia Cini, infermiera di Pronto Soccorso e dirigente del NurSind, quel dolore improvviso si sarebbe trasformato in una delle prove più difficili della sua vita.

La corsa contro il tempo

La macchina dell’emergenza si è attivata rapidamente.

Nel giro di pochi minuti la donna è stata trasferita in sala operatoria per un intervento chirurgico urgente che ha consentito di arrestare l’emorragia e stabilizzare il quadro clinico.

Successivamente sono stati necessari due giorni di ricovero in Rianimazione prima dell’avvio del percorso di recupero.

Un’esperienza che ha lasciato un segno profondo.

«È surreale scriverlo. Io sono sempre stata quella che aiuta, quella che accoglie i pazienti in Pronto Soccorso. Questa volta mi sono ritrovata dall’altra parte della barella, con un bambino di due anni che mi aspettava a casa. Ancora oggi faccio fatica a trovare le parole per descrivere tutto quello che è successo», racconta Silvia.

Nel suo racconto emerge una profonda riconoscenza verso i professionisti che l’hanno assistita.

«Desidero ringraziare il personale del Pronto Soccorso, della Chirurgia, dell’Anestesia e della Rianimazione dell’ospedale Villamarina. Ho trovato competenza, professionalità e umanità. Mi hanno salvato la vita e questo non lo dimenticherò mai».

Ascoltare il proprio corpo può fare la differenza

La gravidanza extrauterina rappresenta una delle emergenze ginecologiche più insidiose. Può manifestarsi improvvisamente e degenerare rapidamente in una situazione potenzialmente letale.

Per questo Silvia ha scelto di raccontare pubblicamente la propria esperienza.


La professionista sanitaria, che oltre all’attività assistenziale ricopre anche il ruolo di dirigente sindacale del NurSind Toscana, ha deciso di condividere la sua storia per sensibilizzare altre donne sui rischi di una patologia spesso silenziosa.

«Ascoltate il vostro corpo. Non aspettate. Oggi posso raccontare questa storia perché sono arrivata in ospedale in tempo e perché qualcuno era pronto a intervenire. Non sempre si ha una seconda possibilità», sottolinea.

Un messaggio semplice ma potente che nasce dall’esperienza diretta di chi, per professione, conosce bene il peso delle emergenze tempo-dipendenti.

Dalla vicenda personale alla riflessione collettiva

La storia di Silvia non si ferma al racconto clinico.

Ed è proprio la doppia prospettiva di infermiera e dirigente NurSind a spingerla ad allargare il ragionamento dal piano personale a quello della tutela collettiva della salute.

Secondo Silvia Cini, la sua esperienza dimostra quanto sia fondamentale garantire una rete sanitaria in grado di rispondere tempestivamente alle emergenze ostetriche e ginecologiche.

«La gravidanza non è una malattia, ma può trasformarsi in un’emergenza in pochi minuti. Alcune condizioni non possono essere programmate e non possono attendere. Per questo ritengo fondamentale riportare al centro dell’attenzione la tutela della salute materna e la sicurezza delle donne», osserva.

Da qui nasce anche una riflessione sulla chiusura del Punto Nascita di Piombino e sull’assenza di una copertura ginecologica dedicata alle emergenze ostetriche sul territorio.


Da professionista dell’emergenza-urgenza e dirigente del NurSind, Silvia Cini ritiene che la propria esperienza rappresenti anche un’occasione per riflettere sulle scelte organizzative che riguardano i servizi dedicati alla maternità e alle emergenze ostetriche.

L’appello alle istituzioni e al sindaco di Piombino

La riflessione si trasforma quindi in un appello diretto alle istituzioni locali e, in particolare, al sindaco di Piombino.

«La chiusura del Punto Nascita e l’assenza di una guardia ginecologica dedicata alle emergenze ostetriche non rappresentano soltanto una scelta organizzativa. Rappresentano una riduzione concreta delle tutele per le donne in età fertile», afferma.

«Una gravidanza extrauterina non aspetta. Non aspetta un trasferimento, non aspetta che si trovi una soluzione alternativa. Così come non aspettano un’emorragia ostetrica o altre emergenze tempo-dipendenti che possono mettere a rischio la vita di una donna».

Secondo Silvia, esiste una contraddizione che non può essere ignorata.

«Si parla spesso di sostegno alla natalità e alla famiglia, ma queste politiche devono tradursi in servizi concreti. Per questo rivolgo un appello al sindaco e a chi amministra il territorio: occorre riportare al centro il tema della sicurezza delle donne e lavorare affinché Piombino possa tornare ad avere servizi adeguati per la maternità e per le emergenze ostetriche».

E aggiunge:

«Non possiamo aspettare che accada una tragedia per comprendere il valore della prevenzione e della prossimità delle cure. La sicurezza deve essere garantita prima, non costruita dopo un evento avverso».

Una storia che parla di vita

Oggi Silvia sta recuperando lentamente le proprie energie, circondata dall’affetto della famiglia e dalla vicinanza di colleghi e amici.

La sua esperienza racconta il volto migliore della sanità pubblica, quello fatto di professionisti che ogni giorno operano lontano dai riflettori ma che, con competenza e dedizione, fanno la differenza tra la vita e la morte.

L’infermiera e dirigente NurSind Toscana sceglie oggi di condividere la propria storia non per alimentare polemiche, ma per contribuire a una riflessione sulla sicurezza delle donne e sul diritto di ricevere cure tempestive e appropriate.

Perché alcune emergenze arrivano senza preavviso.

E perché la tutela della salute non dovrebbe mai diventare una questione secondaria.

Meta Keywords

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