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NurSind Caserta porta il caso in Regione: ''Fondi pubblici usati per coprire carenze strutturali''

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 13/06/2026

CampaniaNurSind dal territorio

Il Difensore Civico della Campania apre un'istruttoria dopo la segnalazione del NurSind. Al centro della denuncia l'utilizzo delle prestazioni aggiuntive per garantire l'ordinaria attività assistenziale anziché abbattere le liste d'attesa e potenziare i servizi.


di Giuseppe Provinzano

"Quando un sindacato decide di rivolgersi non soltanto all'Azienda, ma anche agli organi di garanzia istituzionale, significa che il confronto ordinario non è più sufficiente. La vicenda che arriva da Caserta apre interrogativi che vanno oltre i confini territoriali e chiamano in causa il modo in cui vengono utilizzate le risorse pubbliche destinate alla sanità. Al centro della questione, ancora una volta, ci sono gli infermieri e la tutela del diritto alla salute dei cittadini".


Il Difensore Civico chiede chiarimenti: il NurSind accende i riflettori sulla gestione delle risorse

CASERTA, 13/06/2026 – Si apre un nuovo fronte sul tema dell'impiego delle risorse economiche nella sanità pubblica. A sollevarlo è il NurSind Caserta, che ha presentato una dettagliata segnalazione alle istituzioni regionali denunciando un presunto utilizzo improprio dei fondi destinati alle prestazioni aggiuntive del personale sanitario presso l'AORN "Sant'Anna e San Sebastiano" di Caserta.

L'iniziativa sindacale ha prodotto un primo importante risultato: il Difensore Civico della Regione Campania ha avviato un'istruttoria formale, chiedendo all'Azienda ospedaliera di fornire chiarimenti e documentazione entro quindici giorni per verificare la fondatezza delle contestazioni avanzate dal sindacato.

Secondo quanto evidenziato dal NurSind nella segnalazione inviata il 28 maggio scorso, le risorse previste per le prestazioni aggiuntive, nate per affrontare criticità temporanee, favorire il recupero delle liste d'attesa e migliorare l'accesso alle cure, verrebbero invece utilizzate per assicurare la normale programmazione delle attività assistenziali, supplendo a carenze croniche di personale.

Una pratica che, se confermata, rischierebbe di trasformare uno strumento straordinario in un meccanismo ordinario di gestione, con possibili ripercussioni sia sul corretto utilizzo dei fondi pubblici sia sull'effettiva capacità del sistema sanitario di garantire risposte tempestive ai cittadini.

"Non è accettabile che risorse pensate per incrementare l'offerta sanitaria e ridurre i tempi di attesa vengano assorbite per tamponare criticità organizzative ormai strutturali. La programmazione ordinaria deve essere garantita attraverso adeguate politiche di reclutamento e investimenti stabili sul personale."

Il NurSind sottolinea come il ricorso sistematico alle prestazioni aggiuntive per coprire l'attività quotidiana rischi di generare un duplice effetto negativo: da un lato il possibile snaturamento delle finalità previste dalla normativa contrattuale, dall'altro la mancata realizzazione di interventi realmente orientati al miglioramento dei servizi e alla riduzione delle attese per i cittadini.

"La tutela della salute passa anche dalla trasparenza nell'utilizzo delle risorse pubbliche. Per questo abbiamo ritenuto doveroso coinvolgere gli organismi di garanzia affinché venga fatta piena luce sulla gestione di questi fondi."

Non solo. Dalla documentazione emerge come il sindacato abbia trasmesso un esposto anche alla magistratura contabile affinché possano essere approfonditi eventuali profili di responsabilità nella gestione delle risorse economiche destinate all'assistenza sanitaria.

La richiesta avanzata dal NurSind non si limita però alla verifica dei fatti. L'organizzazione sindacale ha infatti sollecitato un confronto istituzionale per individuare soluzioni strutturali in grado di garantire legalità, efficienza organizzativa e tutela del diritto alla salute, evitando che la carenza cronica di personale continui ad essere affrontata esclusivamente attraverso strumenti emergenziali.

Una vicenda che potrebbe rappresentare un precedente significativo anche per altre realtà del Paese, dove il tema dell'utilizzo delle prestazioni aggiuntive continua ad alimentare il dibattito tra sostenibilità dei servizi, diritti dei professionisti e bisogni assistenziali della popolazione.