Ostetrica di comunità, un passo avanti: la FNOPO chiede l'istituzione del profilo
La riforma delle professioni sanitarie torna a mettere al centro il ruolo dell'ostetrica, con un passaggio che il settore attendeva da tempo. Il 1° luglio 2026 la commissione Affari Sociali della Camera ha approvato un emendamento al disegno di legge delega sulle professioni sanitarie che prevede la delega al governo per l'inserimento della professione sanitaria dell'ostetrica anche nell'ambito dei presidi territoriali di comunità. A presentarlo è stata la deputata Maddalena Morgante, responsabile nazionale del Dipartimento famiglia e valori non negoziabili di Fratelli d'Italia, che in precedenza aveva già depositato una proposta di legge specifica dedicata all'ostetrica di comunità e al servizio di assistenza domiciliare postnatale.
Nel motivare la modifica, la parlamentare ha spiegato che la valorizzazione della figura dell'ostetrica è necessaria per il ruolo che questa professionista riveste nella prevenzione, nella promozione della salute e nella tutela della donna durante la maternità e il puerperio, momenti in cui è essenziale garantire continuità tra l'assistenza ospedaliera e quella territoriale, contribuendo così a rafforzare il Servizio sanitario nazionale nel suo complesso.
La presidente FNOPO Silvia Vaccari ha diffuso un comunicato in cui ha accolto con soddisfazione l'approvazione dell'emendamento, definendolo un riconoscimento del lavoro che le ostetriche svolgono già ogni giorno nei contesti territoriali. Secondo Vaccari si tratta di un risultato che valorizza competenze consolidate e conferma quanto la professione sia centrale nei percorsi di prevenzione, promozione della salute e continuità assistenziale tra ospedale e territorio.
La Federazione ha collocato l'emendamento in un quadro normativo più ampio, ricordando come l'inserimento della professione ostetrica nei presidi territoriali di comunità si muova in coerenza con la riorganizzazione dell'assistenza territoriale disegnata dal DM 77, il decreto che ha ridefinito l'architettura dei servizi di prossimità in Italia, e con le raccomandazioni internazionali dell'Organizzazione Mondiale della Sanità sul contributo delle ostetriche al miglioramento degli esiti di salute materna e neonatale.
Pur accogliendo positivamente il risultato, la FNOPO ha voluto chiarire subito che l'approvazione dell'emendamento non rappresenta un punto di arrivo, ma una tappa di un percorso più lungo. Vaccari ha ricordato che questo passaggio è anche il frutto di un lavoro pluriennale condotto insieme alle istituzioni: negli ultimi anni la Federazione ha collaborato con costanza mettendo a disposizione competenze tecnico-scientifiche, promuovendo studi e partecipando a tavoli istituzionali, con l'obiettivo di costruire un modello organizzativo capace di riconoscere pienamente il valore dell'assistenza ostetrica sul territorio. La FNOPO sostiene da tempo la necessità di rafforzare la presenza dell'ostetrica come professionista di riferimento per la salute sessuale e riproduttiva della donna lungo tutto l'arco della vita, dalla prevenzione alla gravidanza, dal sostegno al puerperio e all'allattamento fino all'accompagnamento della genitorialità e all'educazione sanitaria.
Proprio per questo la Federazione ha indicato con chiarezza l'obiettivo della fase successiva: arrivare, attraverso i decreti attuativi della riforma e l'approvazione del disegno di legge specifico, all'istituzione di uno vero e proprio profilo professionale dell'ostetrica di comunità, oggi ancora assente nell'ordinamento italiano. È una distinzione che la FNOPO considera sostanziale. Prevedere la presenza dell'ostetrica nei presidi territoriali, come fa l'emendamento appena approvato, è un atto politico importante perché per la prima volta inserisce esplicitamente questa figura tra le professioni sanitarie destinate a operare nei servizi di comunità. Ma si tratta di una delega al governo, non ancora della definizione per legge di competenze, responsabilità, percorso formativo e collocazione organizzativa di una figura specifica e riconosciuta come tale. Senza questo secondo passaggio, avverte la Federazione, l'ostetrica di comunità rischierebbe di restare una denominazione generica o una presenza affidata alla discrezionalità organizzativa delle singole realtà territoriali, anziché una figura con un inquadramento chiaro e uniforme su tutto il territorio nazionale.
Il valore strategico della proposta, sta nel fatto che questa figura si inserirebbe in un modello di sanità pubblica orientato alla presa in carico precoce dei bisogni di salute e alla continuità assistenziale tra ospedale e territorio. Si tratta di un obiettivo che si lega direttamente al rafforzamento della medicina di prossimità previsto dal DM 77, di cui le Case della Comunità rappresentano uno dei pilastri organizzativi. In questo disegno, un'ostetrica stabilmente presente nei servizi territoriali potrebbe occuparsi non solo di gravidanza e parto, ma anche di promozione della salute riproduttiva, prevenzione, educazione sanitaria, sostegno al puerperio e all'allattamento, e presa in carico delle situazioni fisiologiche, contribuendo a intercettare i bisogni delle donne e delle famiglie prima che si trasformino in criticità cliniche o sociali: una scelta che si inserisce in un orientamento internazionale ormai consolidato, secondo cui il rafforzamento del ruolo delle ostetriche nei sistemi sanitari territoriali produce benefici misurabili sulla salute materna e neonatale.
L'approvazione dell'emendamento in commissione Affari Sociali rappresenta per la FNOPO un passo importante per arrivare a un riconoscimento pieno e strutturato del profilo professionale dell'ostetrica di comunità. Solo in questo modo, sarà possibile valorizzare davvero il contributo delle ostetriche all'interno del Servizio sanitario nazionale e garantire alle donne e alle famiglie italiane servizi di prossimità realmente uniformi, accessibili e di qualità su tutto il territorio.
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