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Un nuovo indice corporeo sfida l'IMC: il CBMI misura meglio il corpo umano

Andrea Tirottodi
Andrea Tirotto
Pubblicato il: 22/07/2026

Studi e analisi

Da quasi due secoli l'Indice di Massa Corporea, il BMI, è lo strumento più usato al mondo per stimare se il peso di una persona rientra nella norma. Lo ideò nell'Ottocento il polimatico belga Adolphe Quetelet, dividendo semplicemente il peso per il quadrato dell'altezza. Da allora quella formula è diventata uno standard clinico ed epidemiologico globale, nonostante i suoi limiti siano ben noti: non funziona bene su bambini e adolescenti, perde precisione alle altezze estreme e, soprattutto, non distingue tra massa grassa e massa magra.

 

Un gruppo di ricercatori turchi, Beji, Kizilkaya Beji e Mutlu, ha ora proposto un'alternativa pubblicata sulla rivista Scientific Reports il 16 luglio 2026: il Consistent Body Mass Index, CBMI, che si propone come alternativa scalabile per valutare le dimensioni corporee lungo tutte le fasce d'età e le diverse taglie, in modo più coerente del BMI tradizionale. L'idea di fondo non è più legare il calcolo solo a peso e altezza, ma far corrispondere il nuovo indice il più possibile al rapporto vita-altezza, una misura sempre più associata ai rischi per la salute legati all'obesità.

 

Per costruire l'indice, i ricercatori hanno semplificato il corpo umano in un modello geometrico: un cilindro la cui altezza corrisponde alla statura della persona e la cui circonferenza riflette quella della vita. È un'approssimazione che, come ammettono gli stessi autori, non può cogliere pienamente le differenze di forma corporea, sesso, etnia o composizione corporea, ma che hanno considerato un punto di partenza pratico per sviluppare e testare il nuovo indice.

 

Il CBMI è stato poi messo a confronto con il Tri-ponderal Mass Index, un altro indice corretto per l'altezza già proposto in passato come alternativa al BMI. Nel campione analizzato dai ricercatori, il CBMI ha mostrato una corrispondenza più forte con il rapporto vita-altezza rispetto al TMI, suggerendo che possa fornire un modo più coerente di classificare lo stato antropometrico.

 

Lo studio ha coinvolto 400 persone sane, tra cui neonati, bambini, adolescenti e adulti, reclutati in un singolo ospedale di Istanbul e raggruppati per età e sesso per verificare se l'indice potesse essere applicato a diverse fasi della vita. Gli stessi autori, tuttavia, precisano che si tratta di una valutazione iniziale, e che saranno necessari studi più ampi e rappresentativi prima di generalizzare i risultati a popolazioni più vaste.

 

Un dato interessante riguarda le soglie di riferimento. Nel campione studiato il rapporto vita-altezza medio era 0,50, ma i ricercatori avvertono che questo valore non va considerato ideale, perché l'aumento del peso corporeo a livello mondiale ha probabilmente spostato verso l'alto le medie di popolazione. Hanno quindi proposto 0,50 come limite superiore dell'intervallo normale e 0,46 come valore di riferimento ideale, precisando che si tratta di soglie provvisorie da validare su popolazioni più ampie e rappresentative. Queste soglie varrebbero per tutte le età tranne i neonati sotto l'anno di vita, le cui proporzioni corporee sono troppo diverse da quelle di bambini più grandi e adulti.

 

Per rendere l'idea in modo concreto, lo studio riporta l'esempio di una bambina di dieci anni, alta 147 centimetri e con una circonferenza vita di 67 centimetri: sia il suo rapporto vita-altezza sia il suo CBMI la collocano vicino all'intervallo ideale definito dai ricercatori, mentre il confronto con le soglie di BMI pensate per gli adulti darebbe un'indicazione fuorviante, dato che nei bambini il BMI andrebbe normalmente interpretato con tabelle specifiche per età e sesso.

 

Va detto con chiarezza che lo studio, per quanto pubblicato su una rivista scientifica riconosciuta, non ha validato il CBMI confrontandolo con misure dirette del grasso corporeo o con esiti clinici concreti come malattie cardiovascolari o diabete. È, nelle parole della stessa ricerca, un primo passo e non uno strumento pronto per la pratica clinica. Gli autori restano cauti anche sulle soglie di classificazione proposte, che definiscono provvisorie fino a nuove verifiche su gruppi di popolazione più ampi.

 

Il contesto in cui si inserisce questa proposta non è nuovo. Negli ultimi anni sono stati avanzati diversi indici alternativi al BMI, dall'Indice di Corpulenza al Ponderal Index, dal Tri-ponderal Mass Index fino alla formula corretta proposta dal matematico Nick Trefethen, che moltiplica il peso per 1,3 e lo divide per l'altezza elevata a 2,5. Anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità, da tempo, dà sempre più peso alla circonferenza vita e al rapporto vita-fianchi come indicatori complementari al BMI per stimare i rischi metabolici e cardiovascolari. Il problema comune a molte di queste misure, però, è la loro natura dimensionale: una circonferenza vita di 90 centimetri, ad esempio, non significa la stessa cosa per una persona alta 1,60 metri e per una alta 1,90. Il CBMI nasce proprio per superare questo limite, proponendosi come misura scalabile e non dimensionale.