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Cancro, l'allarme dell'OMS: senza infermieri i piani oncologici non funzionano

Andrea Tirottodi
Andrea Tirotto
Pubblicato il: 30/07/2026

Professione e lavoroStudi e analisi

Il cancro continua a imporsi come una delle principali emergenze sanitarie globali. Il Global status report on cancer 2026 dell’OMS descrive un quadro in cui i progressi scientifici convivono con forti disuguaglianze: da un lato nuove opportunità di prevenzione, diagnosi e trattamento; dall’altro sistemi sanitari ancora fragili e disomogenei, incapaci di garantire a tutti lo stesso accesso a cure efficaci e tempestive. Il rapporto sottolinea che la lotta contro il cancro richiede un approccio centrato sulle persone e un investimento strategico e duraturo nelle capacità dei sistemi sanitari, incluso il capitale umano.

Secondo l’OMS, il futuro del controllo del cancro dipenderà dalla capacità dei Paesi di colmare il divario tra ambizione e azione. Il rapporto indica che servono tre grandi cambiamenti: rafforzare le capacità, migliorare le protezioni e aumentare il valore delle cure. In concreto, questo significa integrare il controllo del cancro nella copertura sanitaria universale, investire nel personale sanitario, mettere le persone con esperienza vissuta al centro dei sistemi oncologici e allineare ricerca e innovazione ai bisogni di salute pubblica.

È proprio su questo punto che intervengono il Consiglio Internazionale degli Infermieri, la Società Internazionale degli Infermieri in Cura del Cancro e la Rete Internazionale di Cure Palliative per l’Infanzia. Nel loro comunicato congiunto, le tre organizzazioni ricordano che il futuro dell’assistenza oncologica non sarà garantito da medicine e tecnologia da sole, ma dalla forza lavoro sanitaria che sostiene ogni fase della cura. Per questo invitano i leader a investire nella forza lavoro infermieristica e sanitaria, affrontando carenze di personale, burnout, bassa retention e modelli di assistenza eccessivamente medicalizzati.

Il messaggio è netto: non esistono piani efficaci contro il cancro senza infermieri. ICN ricorda che gli infermieri sono la componente più numerosa della forza lavoro sanitaria, tra i professionisti più fidati e spesso il primo, più frequente e più continuo punto di contatto per le persone colpite dal cancro. Nel corso dell’intero percorso di malattia, gli infermieri svolgono attività di educazione alla prevenzione, vaccinazione, screening, diagnosi precoce, supporto ai trattamenti, assistenza psicologica, riabilitazione, coordinamento e cure palliative.

Per questo le organizzazioni chiedono ai governi di rendere strutturali alcuni interventi: piani di forza lavoro infermieristica finanziati, dotazioni sicure, condizioni di lavoro dignitose, formazione continua e ruoli di leadership per gli infermieri. L’obiettivo è mettere il personale nelle condizioni di lavorare al pieno della propria competenza, migliorando accesso, qualità, sicurezza e continuità dell’assistenza.

Un altro punto chiave riguarda l’oncologia specialistica. ISNCC evidenzia che la crescente complessità delle cure oncologiche, tra nuovi diagnostici, terapie sistemiche, radioterapia, strumenti digitali e assistenza di supporto, rende ancora più indispensabile la competenza infermieristica specialistica. Le infermiere e gli infermieri oncologici sono spesso coloro che aiutano pazienti e famiglie a orientarsi tra sintomi, decisioni cliniche, paura, difficoltà economiche e servizi frammentati. Da qui la richiesta di investire in formazione oncologica, sviluppo professionale continuo, ruoli avanzati, servizi guidati da infermieri e leadership infermieristica nelle politiche sul cancro.

L’attenzione delle organizzazioni si estende anche alle cure palliative, considerate parte essenziale dell’assistenza oncologica e non un intervento residuale. ICPCN sottolinea che i tumori riguardano anche i bambini e che le loro conseguenze investono l’intera famiglia, con pesi emotivi, pratici ed economici enormi. Ogni piano nazionale di controllo del cancro dovrebbe includere cure palliative pediatriche, sollievo dal dolore, infermieri formati all’interno di team multidisciplinari e modelli di cura centrati sulla famiglia.

Il cuore del messaggio è quindi culturale e politico insieme: la cura va valorizzata quanto la guarigione. Il richiamo dell’ICN, dell’ISNCC e dell’ICPCN invita i decisori a superare la logica di sistemi centrati solo sulla malattia e a costruire reti di assistenza in cui prevenzione, trattamento, riabilitazione e cure palliative siano collegate da professionisti adeguatamente numerosi, formati e protetti. Solo così la risposta globale al cancro potrà essere davvero equa, sostenibile e capace di migliorare gli esiti lungo tutto il continuum di cura.