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Pronto soccorso, infermieri presi a pugni. NurSind: ''Non siamo tutelati''

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 10/08/2026

Emilia RomagnaNurSind dal territorio

Un infermiere colpito al volto con 20 giorni di prognosi, un collega preso a calci e pugni e una dottoressa raggiunta dagli sputi. Fusaroli (NurSind): "Chi lavora in prima linea è sempre più esposto"


di Giuseppe Provinzano

"Un infermiere finisce con venti giorni di prognosi dopo un pugno in faccia, un collega viene raggiunto da calci e pugni all'addome, una dottoressa dagli sputi. Non è soltanto la cronaca dell'ennesima aggressione in ospedale. È il racconto di ciò che può accadere, in pochi istanti, a chi ogni giorno lavora in prima linea nei servizi di emergenza. Il NurSind Ravenna torna a chiedere maggiore tutela per gli infermieri, professionisti chiamati a gestire anche pazienti agitati e situazioni imprevedibili che possono trasformarsi rapidamente in episodi di violenza".


Pugni, calci e sputi in Pronto soccorso

RAVENNA, 09/08/2026 - Tutto sarebbe accaduto improvvisamente. Un paziente in stato di agitazione ha colpito due infermieri all'interno del Pronto soccorso: uno ha ricevuto due pugni al volto, mentre il collega intervenuto è stato raggiunto da calci e pugni all'addome. Anche una dottoressa è stata coinvolta nell'aggressione, venendo raggiunta dagli sputi dell'uomo.

A raccontare quei momenti è uno degli infermieri coinvolti, che preferisce mantenere l'anonimato. Il paziente, conosciuto per problematiche psichiatriche e uso di sostanze, era arrivato durante la notte e si trovava nell'area di visita.

Secondo la ricostruzione dell'operatore, nelle ore successive avrebbe continuato a spostarsi tra gli ambienti del Pronto soccorso, entrando e uscendo anche dal bagno. Il personale avrebbe notato un progressivo aumento dello stato di agitazione.

Poi la situazione è precipitata.

"Dal nulla ha iniziato a tirare pugni. Il collega gli ha detto di mettersi sulla barella e si è preso due pugni in faccia. Poi sono arrivati calci e pugni contro di me e gli sputi verso la dottoressa".

Per uno degli infermieri le conseguenze sono state importanti: circa venti giorni di prognosi. Il secondo operatore non avrebbe invece riportato lesioni tali da determinare giorni di prognosi, nonostante i colpi ricevuti.

Ed è proprio quest'ultimo a sottolineare quanto, in circostanze del genere, pochi secondi possano fare la differenza.

"Ho preso calci e pugni. Se al posto mio ci fosse stata una collega di 50 chili sarebbe potuta finire diversamente".

Dopo l'aggressione l'intervento delle forze dell'ordine

Dopo l'esplosione della violenza sono intervenute le guardie giurate e le forze dell'ordine. Il paziente è stato sedato ma, secondo il racconto dell'infermiere, una volta risvegliatosi avrebbe manifestato nuovamente comportamenti aggressivi, rendendo necessario un ulteriore intervento.

L'uomo è stato successivamente mantenuto in barella e piantonato dalle forze dell'ordine nell'area ad alta intensità assistenziale.

Al momento dell'episodio, sempre secondo quanto riferito dall'operatore, il servizio di vigilanza non era presente stabilmente all'interno del Pronto soccorso, dovendo garantire la copertura dell'intera struttura ospedaliera. Le forze dell'ordine sono intervenute dopo l'aggressione.

"Le aggressioni verbali sono all'ordine del giorno"

Per l'infermiere coinvolto si è trattato della prima aggressione fisica subita in maniera così diretta. Diversa, invece, sarebbe la situazione sul fronte delle violenze verbali.

Insulti, provocazioni e minacce rappresenterebbero episodi con i quali gli operatori del Pronto soccorso devono confrontarsi con frequenza.

A rendere particolarmente complesso il lavoro è anche la gestione quotidiana di pazienti in stato di agitazione e di persone con problematiche psichiatriche, situazioni nelle quali gli infermieri sono inevitabilmente tra i primi professionisti chiamati a intervenire.

"L'agitazione acuta la gestiamo noi. Ogni giorno ci sono diversi pazienti psichiatrici. Le aggressioni verbali sono all'ordine del giorno: a volte ci sentiamo dire davvero di tutto".

Un quadro che riporta al centro una questione ormai strutturale per il sistema sanitario: la sicurezza di chi lavora nei servizi di emergenza-urgenza.

NurSind: "Infermieri in prima linea e sempre più esposti"

A intervenire sull'episodio è Luca Fusaroli, segretario territoriale NurSind Ravenna, che richiama l'attenzione sulle condizioni nelle quali gli infermieri sono chiamati quotidianamente a lavorare.

Per il sindacato, episodi come questo non possono essere considerati semplicemente eventi occasionali o inevitabili conseguenze del lavoro in emergenza.

"Gli infermieri sono oberati, hanno grandi responsabilità e sono alla mercé delle aggressioni. La professione sta attraversando una crisi profonda: ci sono colleghi che se ne vanno, si licenziano, si dimettono e cambiano lavoro".

Il tema, secondo il NurSind, è quello di garantire una maggiore protezione ai professionisti che operano nei contesti maggiormente esposti, a partire proprio dai Pronto soccorso.

L'aggressione si inserisce infatti in una sequenza di episodi che continua ad alimentare la preoccupazione tra gli operatori sanitari. Lo stesso infermiere coinvolto ricorda come pochi giorni prima si fosse verificato un altro episodio di violenza a Cesena.

La sensazione raccontata da chi lavora sul campo è netta: il rischio di essere insultati, minacciati o aggrediti viene ormai percepito come una componente della quotidianità lavorativa.

Sullo sfondo anche il nodo dell'indennità

Nel suo intervento Fusaroli richiama infine anche la discussione relativa al rinnovo contrattuale dal 1° gennaio 2027 e alla possibile revisione dell'indennità di disagio attualmente riconosciuta agli infermieri insieme a quella specifica del Pronto soccorso.

Il NurSind Ravenna contesta questa prospettiva, ritenendo che le condizioni particolarmente gravose nelle quali opera il personale dell'emergenza debbano continuare a trovare un adeguato riconoscimento anche economico.

Un tema che resta sullo sfondo rispetto all'urgenza principale sollevata dall'ennesima aggressione: garantire che infermieri, medici e professionisti sanitari possano svolgere il proprio lavoro senza dover considerare pugni, calci, sputi e minacce come un rischio ordinario del proprio turno.