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Prato, allarme NurSind nell’SPDC: ''Sicurezza a rischio, servono interventi immediati''

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 02/09/2026

NurSind dal territorioToscana

Cesario (NurSind) denuncia aggressioni, organici insufficienti e pazienti destinati alle REMS: "La sicurezza non è negoziabile"


di Giuseppe Provinzano

"Ci sono reparti nei quali la carenza di personale non rappresenta soltanto un problema organizzativo, ma rischia di trasformarsi in una questione di sicurezza quotidiana. È quanto denuncia il NurSind di Prato per il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura, dove aggressioni, complessità assistenziale e presenza di soggetti destinati alle REMS starebbero creando, secondo il sindacato, una condizione ormai difficilmente sostenibile. Il segretario territoriale Roberto Cesario chiede risposte immediate e mette sul tavolo richieste precise, arrivando a preannunciare ulteriori iniziative qualora non arrivasse un riscontro".


Aggressioni e carenze nell’SPDC di Prato, NurSind: "Situazione insostenibile"

PRATO, 02/09/2026 – Un reparto ospedaliero chiamato a curare non può trasformarsi in un luogo nel quale operatori e pazienti convivono quotidianamente con la paura. È questo il cuore della nuova denuncia lanciata dal NurSind di Prato, che accende i riflettori sulle condizioni di sicurezza all’interno dell’SPDC, il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura.

A intervenire è il segretario territoriale Roberto Cesario, che descrive una situazione di forte criticità legata alla contemporanea presenza di carenze di organico, aggressioni agli operatori, elevata complessità clinica e ricovero di soggetti con profili che, secondo il sindacato, sarebbero destinati alle REMS.

Il reparto dispone di 13 posti letto e, nella ricostruzione del NurSind, deve affrontare un contesto nel quale alle esigenze propriamente sanitarie si aggiungono problematiche sociali e situazioni connesse alla criminalità del territorio.

Il punto sul quale il sindacato insiste è netto: un SPDC è una struttura sanitaria e non può essere assimilato a un ambiente penitenziario o a una struttura di massima sicurezza.

"La sicurezza non è negoziabile. Nell’SPDC di Prato gli operatori si trovano a lavorare in un clima caratterizzato da aggressioni, minacce e timore quotidiano. Non possiamo accettare che condizioni di questo tipo vengano considerate parte normale del lavoro sanitario".

Secondo quanto denunciato dal NurSind, gli episodi di aggressione fisica avrebbero determinato infortuni ai danni degli operatori, mentre il clima di insicurezza finirebbe per incidere anche sull'organizzazione del reparto e sulla capacità del personale di garantire pienamente i percorsi assistenziali.

Al centro della vertenza c'è soprattutto la questione dell'organico. NurSind Prato chiede una rideterminazione urgente della dotazione del reparto, individuando come presenza minima vincolante cinque operatori tra infermieri e OSS nel turno del mattino, cinque nel pomeriggio e quattro durante la notte.

Numeri che, per il sindacato, non rappresentano una rivendicazione astratta, ma la condizione necessaria per consentire al personale di lavorare in sicurezza e garantire contemporaneamente assistenza, sorveglianza e minutaggi adeguati ai pazienti.

"Curare è il nostro dovere, ma lavorare in sicurezza è un nostro diritto. Chiediamo che il personale venga messo nelle condizioni di assistere i pazienti con serenità, senza essere costretto a convivere con un rischio che non può diventare strutturale".

Ma l'incremento dell'organico non è l'unica richiesta avanzata. Il NurSind sollecita anche una revisione straordinaria del Documento di Valutazione dei Rischi, attraverso l'apertura immediata di un tavolo dedicato specificamente al rischio aggressioni nell'SPDC, prendendo in esame gli infortuni già verificatisi e individuando misure concrete di prevenzione.

Particolarmente significativa è poi la richiesta di garantire nel reparto la presenza fissa, 24 ore su 24, di due guardie giurate. Una misura che, nella valutazione sindacale, contribuirebbe a rafforzare la protezione degli operatori e degli stessi pazienti nelle situazioni a maggiore rischio.

Il NurSind chiede inoltre un intervento presso Prefettura e organi giudiziari, affinché venga affrontato il problema dei ricoveri impropri di persone con profili di particolare pericolosità criminale e destinate, secondo quanto sostenuto dal sindacato, a strutture detentive o alle REMS.

L'allarme lanciato da Cesario, tuttavia, non si ferma all'SPDC. Il sindacato segnala una grave carenza di personale anche nel SERD e nel servizio CSM, evidenziando in particolare situazioni nelle quali un singolo operatore sarebbe costretto a recarsi al domicilio dei pazienti.

"Mandare un operatore da solo al domicilio di un paziente in situazioni potenzialmente delicate espone il professionista a un rischio che riteniamo inaccettabile. La tutela del personale deve essere parte integrante dell'organizzazione dei servizi".

La Segreteria NurSind di Prato ha quindi fissato una linea precisa: risposte e confronto in tempi rapidi. In assenza di un riscontro ritenuto adeguato e della convocazione delle parti entro sette giorni dal ricevimento della comunicazione, il sindacato annuncia l'intenzione di formalizzare un esposto all'Ispettorato Nazionale del Lavoro e alla Procura della Repubblica, riservandosi ulteriori iniziative a tutela dei lavoratori e della sicurezza dei pazienti.

Per il NurSind di Prato, dunque, la questione non può essere ridotta a una semplice vertenza sugli organici. Al centro c'è un principio più ampio: la sicurezza degli infermieri e degli altri professionisti sanitari è una condizione indispensabile per garantire anche la qualità e la sicurezza delle cure.