Bologna, stanze a 400 euro per gli infermieri. NurSind: ''Ma la fuga ha cause più profonde''
Al Sant’Orsola nasce la foresteria per i neoassunti. Rodigliano (NurSind): "La casa è solo una parte del problema"
di Giuseppe Provinzano
"Una stanza a prezzo calmierato può aiutare un infermiere a scegliere Bologna. Ma difficilmente, da sola, potrà convincerlo a restare. È questa la doppia lettura che accompagna il progetto di foresteria diffusa destinato ai nuovi assunti del Policlinico Sant’Orsola: una risposta concreta al caro affitti, certamente, ma anche la fotografia di una professione che fatica sempre più a sostenere il costo economico e professionale delle grandi città.
I numeri evidenziati dalla Segreteria Territoriale NurSind di Bologna, guidata da Antonella Rodigliano, spostano infatti l’attenzione oltre l’emergenza abitativa: centinaia di cessazioni nell’ultimo anno e un crollo vertiginoso della partecipazione ai concorsi raccontano una crisi che riguarda retribuzioni, condizioni di lavoro, carichi assistenziali e attrattività della professione infermieristica".
Infermieri in fuga da Bologna, NurSind: "Il caro affitti è solo una parte del problema"
BOLOGNA, 06/09/2026 – Una camera a 400 euro al mese, spese comprese, e fino a sei mesi di tempo per trovare una sistemazione definitiva. È la soluzione che da ottobre accompagnerà alcuni degli infermieri neoassunti al Policlinico Sant’Orsola di Bologna, attraverso un progetto di “foresteria diffusa” pensato per ridurre uno degli ostacoli che pesano maggiormente sulla capacità di reclutare personale sanitario: il costo dell’abitare.
L’iniziativa nasce dalla Fondazione Sant’Orsola insieme al Policlinico e con la collaborazione di Asppi Bologna, associazione che riunisce oltre 10mila piccoli proprietari immobiliari.
La sperimentazione partirà con sei appartamenti e 19 posti letto. Agli infermieri sarà richiesto un contributo mensile di 400 euro per una camera doppia, comprensivo di condominio, riscaldamento e utenze. La differenza rispetto al costo effettivo delle locazioni sarà sostenuta dalla Fondazione Sant’Orsola.
A piena occupazione, l’impegno economico della Fondazione dovrebbe aggirarsi intorno ai 20mila euro l’anno. Una formula inizialmente rivolta agli infermieri ma che, in futuro, potrebbe essere estesa anche ad altre professionalità.
L’obiettivo è intervenire su una criticità ormai evidente: per chi arriva da fuori Bologna, trovare un alloggio compatibile con lo stipendio di un professionista sanitario può trasformarsi in un ostacolo decisivo nella scelta di accettare un posto di lavoro.
Il presidente della Fondazione Sant’Orsola, Andrea Moschetti, ha evidenziato come sostenere la comunità dei professionisti che lavorano in ospedale significhi contribuire anche alla qualità dell’assistenza garantita ai pazienti. Il problema della casa, infatti, può rendere più difficile per chi arriva da fuori non soltanto scegliere Bologna, ma anche decidere di rimanervi.
Anche Stefano Durante, direttore assistenziale dell’Irccs Policlinico Sant’Orsola, ha sottolineato il carattere concreto della sperimentazione, nata per rispondere a un bisogno sempre più evidente tra i professionisti che scelgono di lavorare nell’ospedale bolognese.
Rodigliano (NurSind): "Un aiuto importante, ma non basta per fermare la fuga"
A riportare il dibattito sulle ragioni più profonde della crisi è la Segreteria Territoriale NurSind di Bologna. Per la segretaria territoriale Antonella Rodigliano, intervenire sul costo dell’abitare è importante, ma il fenomeno delle cessazioni richiede una lettura decisamente più ampia.
«Una soluzione abitativa a costi sostenibili rappresenta certamente un aiuto concreto per gli infermieri che arrivano a Bologna e va valutata positivamente. Ma non possiamo pensare che il problema della fuga dalla professione e dalla sanità pubblica si esaurisca con il caro affitti. La casa è una parte del problema: dobbiamo intervenire anche sulle condizioni nelle quali gli infermieri sono chiamati a lavorare ogni giorno», afferma Antonella Rodigliano, segretaria territoriale NurSind Bologna.
I dati indicati dal sindacato restituiscono la dimensione di un fenomeno che va ben oltre il fisiologico ricambio generazionale. Nell’arco di circa un anno dall’Ausl di Bologna sarebbero usciti tra 250 e 300 infermieri, mentre al Sant’Orsola si sarebbero registrate circa 240 cessazioni.
Un elemento rende il quadro ancora più significativo: soltanto 40-45 di queste uscite sarebbero riconducibili ai pensionamenti. Una differenza che apre inevitabilmente il tema delle motivazioni che portano tanti professionisti a lasciare o a cercare altre opportunità.
«Quando registriamo numeri di questa portata e scopriamo che soltanto una quota limitata delle cessazioni è dovuta ai pensionamenti, dobbiamo interrogarci sulle ragioni per cui tanti professionisti decidono di andare via. Carenze di organico, turni pesanti, carichi assistenziali, stress e burnout incidono sulla qualità della vita professionale», continua Rodigliano. «Se vogliamo trattenere gli infermieri, dobbiamo rendere nuovamente sostenibile e attrattivo il loro lavoro».
Il punto, dunque, non è soltanto riuscire a sostituire chi va in pensione. Il sistema deve fare i conti con professionisti che cambiano azienda, cercano altre opportunità o decidono di allontanarsi dalla sanità pubblica, rendendo sempre più complesso mantenere gli organici necessari.
NurSind Bologna: candidati ai concorsi crollati del 94%
A preoccupare ulteriormente è ciò che sta accadendo sul fronte del reclutamento.
Secondo i dati richiamati dalla Segreteria Territoriale NurSind di Bologna, dal 2016 il numero dei candidati ai concorsi per infermiere nel Bolognese sarebbe diminuito del 94%.
Un dato che, se letto insieme alle cessazioni, restituisce una doppia criticità: da una parte diventa difficile trattenere i professionisti già presenti, dall’altra si restringe progressivamente la platea di chi è disposto a entrare nel sistema.
«Il crollo dei candidati ai concorsi è forse il segnale più preoccupante. Se diminuisce drasticamente il numero di professionisti disposti a partecipare alle selezioni, significa che abbiamo un problema di attrattività che non possiamo più sottovalutare», sottolinea la segretaria territoriale. «Non basta assumere: bisogna creare le condizioni perché gli infermieri scelgano il servizio sanitario pubblico e, soprattutto, decidano di rimanervi», conclude Rodigliano.
La casa aiuta, ma la sfida è rendere attrattiva la professione
La foresteria diffusa del Sant’Orsola assume quindi un valore concreto, soprattutto per chi arriva da altre province o regioni e deve confrontarsi immediatamente con un mercato immobiliare difficile.
Se il costo di una stanza arriva ad assorbire una parte consistente dello stipendio, anche vincere un concorso o ricevere una proposta di assunzione può non essere sufficiente per scegliere di trasferirsi a Bologna.
Da questo punto di vista, l’iniziativa rappresenta una risposta immediata a un problema reale. Ma i numeri messi sul tavolo dal NurSind Bologna suggeriscono che la questione abitativa sia soltanto uno dei tasselli.
La sfida strutturale riguarda contemporaneamente potere d’acquisto degli stipendi, organici, carichi assistenziali, turnistica, conciliazione tra vita privata e lavoro e prospettive professionali.
Ed è proprio qui che si gioca la partita più importante: non soltanto trovare infermieri disponibili a prendere servizio, ma creare le condizioni affinché scelgano di costruire nel servizio sanitario pubblico il proprio futuro professionale.
Perché una casa accessibile può aiutare un infermiere ad arrivare a Bologna. Ma sono le condizioni economiche e professionali a poterlo convincere a restare.
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