USL Umbria 1, NurSind: ''66 dimissioni in otto mesi. Il personale va anche trattenuto''
Assunzioni e saldo positivo rivendicati dall’Azienda, ma il NurSind rilancia: "Lo straordinario non può diventare strutturale"
di Giuseppe Provinzano
"Dietro un saldo positivo possono nascondersi due realtà molto diverse. Da una parte ci sono le assunzioni e i numeri attraverso i quali un'Azienda misura lo sforzo compiuto; dall'altra c'è la quotidianità dei servizi, fatta di turni, straordinari, ferie, riposi e professionisti che decidono se restare oppure andare via. È su questa distanza che si accende il confronto tra la USL Umbria 1 e il NurSind. E tra tutti i numeri messi sul tavolo ce n'è uno che merita particolare attenzione: 66 dimissioni volontarie in appena otto mesi".
NurSind: "66 dimissioni e straordinari: questa è la realtà da affrontare"
PERUGIA, 07/09/2026 – «I fatti prima delle polemiche». Il NurSind Umbria raccoglie l'invito della USL Umbria 1 e rilancia il confronto sulla situazione del personale, chiedendo che insieme alle assunzioni vengano analizzate anche le condizioni nelle quali i professionisti lavorano e, soprattutto, la capacità dell'Azienda di trattenerli.
La Direzione della USL Umbria 1 ha rivendicato un dato che considera significativo: al 31 agosto sono state registrate 268 assunzioni a fronte di 245 cessazioni, con un saldo positivo di 23 lavoratori. Dall'inizio dell'anno, inoltre, sono stati assunti 85 infermieri, ai quali dovrebbero aggiungersi ulteriori 20 posti già deliberati.
Numeri sui quali interviene il segretario regionale del NurSind Umbria, Marco Erozzardi, offrendo una lettura differente.
"Tradotto: un saldo positivo di appena 23 lavoratori, in un'Azienda enorme per territorio, strutture e servizi, chiamata nel frattempo a sostenere anche nuove attività e strutture realizzate grazie agli investimenti del PNRR", osserva Erozzardi.
Per il segretario regionale NurSind, dunque, il punto non può essere limitato alla semplice differenza matematica tra entrate e uscite. Occorre capire se il personale effettivamente disponibile sia sufficiente a garantire tutte le attività senza trasformare il sacrificio dei dipendenti in uno strumento ordinario di organizzazione.
"Il problema non è quanti lavoratori entrano da una porta, ma quanti ne servono realmente per garantire i servizi senza spremere quelli che restano", afferma Erozzardi.
Il sindacato richiama una quotidianità che, secondo quanto denunciato, sarebbe ancora caratterizzata dal ricorso allo straordinario, da riposi sacrificati, difficoltà nella fruizione delle ferie e personale infermieristico chiamato troppo spesso a compensare anche la carenza di operatori sociosanitari.
Erozzardi porta poi l'attenzione sulle nuove strutture realizzate attraverso gli investimenti del PNRR e pone un interrogativo sulla loro futura sostenibilità in termini di personale.
"Non servono nuove insegne, nuovi muri e nuovi tagli del nastro se poi gli organici necessari a rendere operative quelle strutture non sono adeguati. Il rischio è quello di avere contenitori nuovi ma drammaticamente poveri di personale", sottolinea il segretario regionale NurSind.
Il nodo delle 66 dimissioni volontarie
È però sulle 66 dimissioni volontarie registrate nei primi otto mesi dell'anno che il confronto assume un peso particolare.
La USL Umbria 1 ha inserito queste uscite tra quelle non prevedibili in sede di programmazione, sottolineando lo sforzo assunzionale messo in campo per compensare anche le cessazioni impreviste.
Erozzardi sposta però il ragionamento a monte: prima ancora di sostituire chi lascia, secondo il NurSind bisognerebbe interrogarsi sulle ragioni che portano tanti professionisti a scegliere volontariamente di andare via.
"Perché 66 dipendenti hanno deciso volontariamente di lasciare la USL Umbria 1? Forse sarebbe il momento di chiederselo seriamente", incalza Erozzardi.
Una domanda che acquista ulteriore significato alla luce delle difficoltà di reclutamento. La stessa Azienda ha riferito che, nell'ultima chiamata sul versante infermieristico, hanno accettato soltanto quattro professionisti, già dipendenti della USL Umbria 1.
Per il NurSind la difficoltà nazionale nel reperire infermieri rappresenta certamente un elemento del problema, ma non può essere considerata l'unica spiegazione.
"Un'Azienda deve anche essere capace di attrarre professionisti e, soprattutto, di trattenerli", rimarca Erozzardi.
Per riuscirci, prosegue il segretario regionale, occorre intervenire sulle condizioni concrete nelle quali i professionisti esercitano quotidianamente.
"Bisogna creare ambienti di lavoro organizzati, valorizzanti e professionalmente stimolanti, nei quali un infermiere possa fare l'infermiere e nel quale riposi, ferie e recuperi non diventino continuamente variabili di compensazione delle carenze organizzative", prosegue Erozzardi.
Straordinario, per il NurSind non può diventare la normalità
Altro terreno di confronto è il lavoro straordinario. La USL Umbria 1 sostiene che il suo incremento debba essere letto nell'ambito di una fase di progressivo riequilibrio degli organici, accompagnata dalle procedure assunzionali in corso.
Il NurSind pone invece un limite netto: lo straordinario può rispondere a necessità contingenti, ma non dovrebbe diventare la soluzione ordinaria attraverso la quale garantire l'attività dei servizi.
«Lo straordinario non può diventare uno strumento strutturale di programmazione del personale. Se per garantire ordinariamente i servizi occorre sistematicamente chiedere ai dipendenti di lavorare oltre l'orario contrattuale, il problema organizzativo esiste. E nessun saldo aritmetico tra assunti e cessati può cancellarlo», rimarca Erozzardi.
Il segretario regionale NurSind apre inoltre un altro fronte: quello dell'effettivo utilizzo delle professionalità già presenti all'interno della USL Umbria 1.
"Sarebbe utile conoscere fino in fondo come vengono utilizzate le professionalità già presenti in Azienda: quanti professionisti sanitari sono impiegati in attività amministrative o comunque in funzioni differenti da quelle proprie del loro profilo, mentre nei servizi assistenziali si continua a ricorrere allo straordinario?", domanda Erozzardi.
Una questione sulla quale il rappresentante sindacale chiede trasparenza e numeri precisi.
"Su questo servono dati, non slogan", aggiunge.
La posizione del NurSind Umbria, precisa Erozzardi, non consiste dunque nel negare le assunzioni effettuate dall'Azienda, ma nel contestare che il semplice dato numerico possa essere considerato sufficiente a descrivere la reale situazione degli organici.
"Non contestiamo le assunzioni effettuate: contestiamo la pretesa che siano sufficienti e che possano essere utilizzate per rappresentare una realtà che i lavoratori, ogni giorno, vivono in maniera completamente diversa", chiarisce il segretario regionale.
E proprio sulle condizioni di chi quotidianamente garantisce l'assistenza Erozzardi concentra la conclusione del suo intervento.
"Il personale non ha bisogno di comunicati autocelebrativi. Ha bisogno di organici realmente adeguati ai carichi assistenziali, programmazione, rispetto dei riposi, valorizzazione professionale e condizioni di lavoro capaci di convincere i professionisti a rimanere", conclude Marco Erozzardi, segretario regionale NurSind Umbria.
Il confronto torna così inevitabilmente ai numeri, ma non soltanto a quelli delle assunzioni. Per il NurSind occorre guardare anche a quanti professionisti restano, quanti decidono di andare via e a quali condizioni chi rimane continua ogni giorno a garantire l'assistenza.
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