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Una svolta per 40mila infermieri: cosa cambia con il PAI nella cartella clinica elettronica

Andrea Tirottodi
Andrea Tirotto
Pubblicato il: 23/09/2026

FormazioneProfessione e lavoro

Il Lazio avvia l’integrazione del Professional Assessment Instrument nella cartella clinica elettronica regionale

La Regione Lazio ha deciso di rendere operativo in tutte le aziende sanitarie regionali il Professional Assessment Instrument, il PAI, un sistema informatico destinato a documentare e supportare il processo assistenziale infermieristico. L’iniziativa, promossa dal Coordinamento degli Ordini delle Professioni Infermieristiche del Lazio e sostenuta dall’OPI di Roma, prevede un programma formativo rivolto a oltre 40.000 infermieri entro giugno 2027. Opi Roma dichiara che il Lazio è la prima Regione italiana ad adottare il PAI su scala regionale.

Il progetto segna un passaggio rilevante per la rappresentazione dell’assistenza infermieristica nei sistemi informativi sanitari. L’obiettivo non è soltanto introdurre un nuovo applicativo, ma rendere leggibili, confrontabili e utilizzabili i dati relativi alla valutazione dei bisogni, alle diagnosi infermieristiche e agli interventi assistenziali.

Il PAI nella cartella clinica elettronica

Il Professional Assessment Instrument è stato sviluppato come sistema informativo clinico per la pianificazione e la documentazione dell’assistenza infermieristica. Il programma guida l’infermiere nella raccolta dei dati, facilita l’identificazione delle diagnosi infermieristiche coerenti con le condizioni della persona assistita e propone gli interventi da registrare nel percorso di cura.

La versione adottata nel Lazio utilizza un linguaggio infermieristico standardizzato basato sulla tassonomia NANDA-I. L’impiego di terminologie condivise consente di superare una documentazione frammentata e caratterizzata da modalità descrittive differenti tra professionisti, reparti e aziende.

Il sistema permette inoltre di raccogliere un insieme minimo di dati assistenziali. Queste informazioni possono avere un’utilità clinica immediata, ma anche sostenere attività di governo clinico, valutazione degli esiti, ricerca e programmazione sanitaria.

Un progetto con radici nella ricerca infermieristica

Il PAI nasce da un percorso di ricerca sviluppato nell’area romana, con il coinvolgimento del Centro di eccellenza per la cultura e la ricerca infermieristica dell’OPI di Roma e di gruppi universitari, tra cui l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. Il sistema è stato utilizzato in precedenza in contesti assistenziali specifici, compresa la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS.

OPI Roma descrive il PAI come uno strumento con tre funzioni principali: pianificare e registrare l’assistenza mediante un linguaggio professionale standard, sostenere il ragionamento diagnostico dell’infermiere e raccogliere dati essenziali per finalità cliniche, organizzative, economiche e di ricerca. Il software è stato registrato alla SIAE e la proprietà intellettuale è attribuita all’Ordine capitolino.[opi.roma]

La scelta della Regione Lazio consiste ora nell’estendere questo strumento dal singolo contesto organizzativo all’intero sistema sanitario regionale, integrandolo nella cartella clinica elettronica.

La formazione degli infermieri

L’attuazione del progetto richiede un intervento formativo di ampia portata. Il 22 settembre 2026, nella Sala Tevere della Regione Lazio, si è svolta una riunione dedicata alla pianificazione delle attività formative. All’incontro hanno partecipato, per la Regione, Andrea Urbani, direttore della Direzione regionale Salute e Integrazione sociosanitaria, e Annalisa Bononati, dirigente dell’area Innovazione e ICT. L’OPI di Roma, rappresentato dal presidente Maurizio Zega, contribuirà mettendo a disposizione docenti e competenze specialistiche.

Il percorso dovrebbe concludersi entro giugno 2027 e coinvolgere più di 40.000 infermieri operanti nella Regione. Una platea così ampia rende decisivi alcuni aspetti applicativi: l’uniformità della formazione, la disponibilità di assistenza tecnica, l’adattamento del sistema ai diversi setting di cura e la capacità di integrare il PAI con gli applicativi già presenti nelle aziende sanitarie.

L’inserimento di un linguaggio standardizzato nella cartella elettronica non può essere considerato una semplice operazione informatica. Per produrre dati affidabili, infatti, il sistema deve essere utilizzato secondo criteri condivisi e deve essere accompagnato da formazione sul ragionamento clinico, sulla corretta selezione delle diagnosi e sulla registrazione degli interventi.

Le dichiarazioni dei protagonisti

Maurizio Zega, presidente dell’OPI di Roma, ha dichiarato:

le terminologie infermieristiche standardizzate (SNT) rendono la documentazione assistenziale uniforme, confrontabile e utilizzabile. Integrando il PAI nella cartella clinica elettronica regionale si favorisce una valutazione strutturata e decisioni cliniche supportate da evidenze, mentre l'integrazione dei dati infermieristici migliora la qualità della documentazione, la sicurezza del paziente e la continuità delle cure. Infine, i dati infermieristici vengono utilizzati per la governance clinica, la valutazione degli esiti e la programmazione sanitaria”. Zega ha poi aggiunto: “questo il contributo del Coordinamento degli Ordini degli Infermieri del Lazio alla salute pubblica nella nostra Regione”.

Andrea Urbani, direttore della Direzione regionale Salute e Integrazione sociosanitaria, ha affermato:

la Cartella Clinica Elettronica regionale non rappresenta soltanto un progetto di innovazione tecnologica, ma un percorso di evoluzione del nostro modello clinico-assistenziale. L'integrazione del PAI costituisce un passaggio importante di questo percorso, perché porta all'interno della Cartella Elettronica anche la dimensione infermieristica dell'assistenza, attraverso un modello strutturato, standardizzato e fondato su solide basi scientifiche. Significa mettere a disposizione dei professionisti strumenti sempre più efficaci per la presa in carico del paziente e favorire percorsi assistenziali più omogenei, tracciabili e sicuri in tutte le Aziende sanitarie del Lazio”.

Il significato per la professione infermieristica

L’iniziativa interviene su una criticità storica dei sistemi informativi sanitari: la presenza spesso incompleta o poco valorizzata della componente infermieristica nella documentazione clinica digitale.

Quando la valutazione infermieristica viene registrata con terminologie non omogenee, diventa difficile confrontare i dati tra reparti e aziende, misurare gli esiti dell’assistenza e utilizzare le informazioni per la programmazione. L’integrazione del PAI mira a rendere più visibile il lavoro infermieristico, non in termini meramente quantitativi, ma come processo professionale fondato sulla valutazione, sul giudizio clinico e sulla pianificazione degli interventi.

Questo può avere ricadute su almeno quattro piani:

  • documentazione più uniforme e leggibile;

  • maggiore continuità informativa nei passaggi tra professionisti e strutture;

  • disponibilità di dati per valutare qualità, sicurezza ed esiti dell’assistenza;

  • possibilità di utilizzare le informazioni infermieristiche nella programmazione dei servizi.

La standardizzazione non deve però trasformarsi in una compilazione automatica e burocratica. Il valore del PAI dipenderà dalla capacità di mantenere al centro il ragionamento professionale dell’infermiere. Un sistema digitale può proporre opzioni, organizzare informazioni e facilitare la registrazione, ma non sostituisce la valutazione clinico-assistenziale, che resta responsabilità del professionista.

Dal supporto decisionale alla governance sanitaria

Il PAI viene presentato come uno strumento di supporto alla decisione infermieristica. La sua funzione non consiste nel prendere decisioni al posto dell’infermiere, ma nell’accompagnare il percorso che collega dati osservati, bisogni assistenziali, diagnosi e interventi.

La produzione di dati strutturati apre inoltre una prospettiva di governo del sistema. Se le informazioni vengono raccolte in modo coerente, la Regione può analizzare la distribuzione dei bisogni assistenziali, osservare la frequenza di determinati problemi, confrontare gli esiti e individuare eventuali differenze tra contesti organizzativi.

È tuttavia necessario distinguere tra disponibilità del dato e sua effettiva qualità. Un archivio ricco di informazioni non produce automaticamente conoscenza utile. Servono regole condivise per la raccolta, controlli sulla completezza e accuratezza dei dati, indicatori definiti in modo trasparente e competenze specifiche per interpretare correttamente ciò che emerge dalla cartella elettronica.

Anche la protezione dei dati rappresenta un elemento essenziale. Le informazioni infermieristiche fanno parte della documentazione sanitaria della persona e devono essere gestite nel rispetto della riservatezza, dei profili di accesso e delle regole di sicurezza applicabili ai sistemi sanitari digitali.

Una prospettiva regionale con alcune sfide

L’estensione del PAI a tutte le aziende sanitarie del Lazio costituisce un progetto ambizioso. L’adozione regionale potrà favorire una maggiore omogeneità, ma dovrà confrontarsi con differenze tecnologiche, organizzative e professionali tra le diverse strutture.

Le principali sfide riguardano:

  • interoperabilità con le cartelle cliniche elettroniche e gli altri sistemi aziendali;

  • formazione omogenea dei professionisti;

  • aggiornamento delle terminologie e dei contenuti;

  • gestione dei flussi informativi tra ospedale, territorio e servizi sociosanitari;

  • monitoraggio dell’effettivo utilizzo dello strumento;

  • valutazione degli effetti sulla qualità e sulla sicurezza delle cure.

Sarà importante verificare, attraverso dati pubblici e indicatori misurabili, se l’adozione del PAI produrrà miglioramenti nella completezza della documentazione, nella continuità assistenziale e nella capacità di valutare gli esiti infermieristici. Altrettanto importante sarà raccogliere il punto di vista degli infermieri, perché l’efficacia di un sistema informativo dipende anche dalla sua usabilità e dalla compatibilità con i tempi e i processi reali dell’assistenza.

Un precedente significativo per la digitalizzazione dell’assistenza

Il progetto laziale si colloca in un percorso più ampio di digitalizzazione della sanità, nel quale la cartella elettronica non dovrebbe limitarsi a sostituire il documento cartaceo. Il suo obiettivo più avanzato è costruire una rappresentazione integrata della persona assistita, comprendendo la dimensione medica, infermieristica, riabilitativa e sociosanitaria.

In questa prospettiva, l’inserimento del PAI nella cartella clinica elettronica regionale può rappresentare un precedente importante per il riconoscimento della specificità infermieristica nei sistemi digitali. La vera innovazione consisterà nel trasformare la documentazione assistenziale da adempimento amministrativo a patrimonio informativo utile alla cura, alla ricerca e alle decisioni di politica sanitaria.

Il Lazio si appresta quindi a sperimentare un modello nel quale l’assistenza infermieristica viene codificata, resa interoperabile e utilizzata anche per leggere i bisogni di salute della popolazione. Il risultato finale dipenderà non soltanto dal software, ma dalla qualità dell’implementazione, dalla formazione e dalla capacità delle organizzazioni di tradurre i dati in decisioni assistenziali e programmatorie migliori.