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Infermiere aggredito a Piedimonte Matese, NurSind: ''L’Azienda si costituisca parte civile''

La Redazionedi
La Redazione
Pubblicato il: 24/08/2026

CampaniaNurSind dal territorio

Il sindacato delle professioni infermieristiche guidato a Caserta da Antonio Eliseo condanna l’ennesima violenza in Pronto soccorso e chiama in causa l’ASL: "Denunciare l’aggressore e tutelare concretamente il personale".


di Giuseppe Provinzano

"Ancora violenza contro chi lavora in prima linea nell’emergenza. Questa volta l’aggressione si è consumata nel Pronto soccorso dell’ospedale di Piedimonte Matese, dove un infermiere sarebbe stato picchiato durante il servizio. Un episodio che riaccende l’allarme sulla sicurezza degli operatori sanitari e provoca la dura presa di posizione del NurSind Caserta, che chiede all’Azienda sanitaria una risposta immediata e senza ambiguità".


Infermiere aggredito in Pronto soccorso, interviene il NurSind

PIEDIMONTE MATESE (CE), 24/08/2026 – Un’altra aggressione ai danni di un professionista sanitario e, ancora una volta, teatro della violenza è un Pronto soccorso. A denunciare quanto accaduto all’ospedale di Piedimonte Matese è la Segreteria territoriale NurSind di Caserta, guidata dal segretario Antonio Eliseo, che esprime una netta condanna per l’episodio che ha coinvolto un infermiere in servizio.

Per il sindacato delle professioni infermieristiche non è più sufficiente limitarsi alla solidarietà dopo ogni aggressione. Occorrono interventi concreti e, soprattutto, l’applicazione di tutti gli strumenti previsti per perseguire chi aggredisce un professionista sanitario.

"Il personale sanitario non può essere lasciato solo, soprattutto quando opera in prima linea nei servizi di emergenza e urgenza. L’ASL di Caserta deve garantire idonee forme di tutela".

È questa la posizione del NurSind Caserta, che dopo aver appreso dell'accaduto si è attivato chiedendo alla Direzione sanitaria del presidio di ricostruire formalmente quanto avvenuto.

NurSind: "Denunciare l’aggressore e costituirsi parte civile"

La richiesta avanzata dal sindacato va oltre l'accertamento dell'episodio. Il NurSind sollecita una presa di posizione concreta da parte dell'Azienda sanitaria, affinché all'aggressione seguano gli atti conseguenti.

"Abbiamo immediatamente chiesto alla Direzione Sanitaria di Presidio di relazionare sull’accaduto, di denunciare l’aggressore e di costituirsi parte civile, mettendo in atto tutti i provvedimenti previsti dalla normativa a tutela e supporto dei lavoratori coinvolti".

Un passaggio che evidenzia il punto centrale della posizione sindacale: chi aggredisce un infermiere o un altro professionista sanitario durante il servizio non può avere la percezione che quanto accaduto possa rimanere senza conseguenze.

Da qui il richiamo del NurSind a una risposta aziendale ferma, che affianchi alla tutela del lavoratore aggredito anche un segnale inequivocabile nei confronti di chi ricorre alla violenza.

Pronto soccorso ancora in prima linea

L'episodio di Piedimonte Matese riporta inevitabilmente al centro una questione che da tempo interessa i servizi di emergenza-urgenza. I Pronto soccorso rappresentano uno dei luoghi più esposti alle tensioni: attese, situazioni cliniche complesse e condizioni di forte stress possono creare contesti difficili da gestire, ma nulla può giustificare minacce o violenze contro il personale sanitario.

Infermiere e infermieri sono spesso il primo punto di contatto con pazienti e familiari e, proprio per questo, risultano particolarmente esposti alle situazioni conflittuali.

Per il NurSind Caserta, dunque, la sicurezza non può essere affrontata soltanto dopo l'ennesimo episodio. Servono prevenzione, organizzazione e strumenti di protezione realmente efficaci, soprattutto nei servizi maggiormente a rischio.

"Basta impunità. Ogni aggressione deve essere affrontata con gli strumenti previsti dalla legge e il lavoratore coinvolto deve sapere di avere concretamente al proprio fianco l’Azienda".

Il messaggio che arriva da Piedimonte Matese è quindi netto: tutelare chi cura deve diventare una responsabilità concreta dell'organizzazione sanitaria, perché nessun infermiere dovrebbe affrontare un turno di lavoro mettendo in conto anche il rischio di essere aggredito.