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Sapri, Punto nascita verso la chiusura. NurSind: ''La sicurezza non si certifica con una sentenza''

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 24/09/2026

CampaniaNurSind dal territorio

Tomasco (NurSind): "Prima si dimostri che Stam, Sten e ospedali di riferimento sono davvero pronti alle emergenze"


di Giuseppe Provinzano

"Una sentenza può definire la legittimità amministrativa di una decisione, ma la sicurezza di un percorso sanitario si misura sul campo: nei tempi di intervento, nella disponibilità degli operatori, nei mezzi pronti a partire e nella capacità degli ospedali di rispondere quando ogni minuto può diventare decisivo.

È su questa linea che il NurSind Salerno riporta al centro del dibattito la prevista chiusura del Punto nascita dell’Ospedale “Immacolata” di Sapri, dopo la pronuncia del Tar Campania. Per il sindacato, il pronunciamento della giustizia amministrativa non chiude la questione assistenziale: resta da dimostrare che il sistema chiamato a sostituire il servizio sia già pienamente operativo, verificato e in grado di garantire continuità e sicurezza alle donne e ai neonati del Golfo di Policastro".


NurSind: "Sapri, la sicurezza non può restare sulla carta. Prima la rete, poi la chiusura"

SALERNO, 24/09/2026 - La decisione sul Punto nascita di Sapri torna dunque al centro del confronto sulla sanità nel Cilento meridionale. Il NurSind, attraverso il segretario territoriale Biagio Tomasco, richiama Regione Campania e Asl Salerno sulla necessità di distinguere due piani: quello della legittimità degli atti e quello, molto concreto, dell'effettiva tenuta della rete assistenziale alternativa.

Per il sindacato, infatti, prima di arrivare alla definitiva soppressione del servizio occorre verificare sul campo la piena funzionalità del trasporto materno assistito (Stam), del trasporto neonatale d'emergenza (Sten) e dei presidi individuati per accogliere le emergenze ostetriche e neonatali provenienti dal territorio.

"Una sentenza amministrativa può stabilire la legittimità di una scelta, ma non può certificare che un sistema sanitario alternativo sia concretamente pronto a funzionare in ogni situazione di emergenza", afferma Tomasco.

"I servizi alternativi sono già operativi 24 ore su 24, con mezzi, personale, protocolli e tempi di intervento verificati sul campo? Se lo sono, questi dati vengano resi pubblici. Altrimenti non si può considerare concluso il percorso sotto il profilo della sicurezza assistenziale".

Il nodo delle distanze e dei tempi di trasferimento

A rendere particolarmente delicato il caso Sapri è la conformazione del Golfo di Policastro e, più in generale, del territorio interessato. La distanza dai presidi di riferimento, a partire da Vallo della Lucania, si combina con una rete viaria complessa, percorsi tortuosi e possibili criticità legate a frane, interruzioni stradali e aumento del traffico durante la stagione estiva.

Variabili che, secondo il NurSind, devono entrare concretamente nella valutazione della sicurezza del nuovo modello organizzativo.

"In ostetricia e neonatologia il tempo non è una variabile astratta", sottolinea Tomasco. "Un parto precipitoso, un distacco di placenta, un'emorragia ostetrica, un prolasso di funicolo, una sofferenza fetale acuta o una nascita prematura possono diventare emergenze nell'arco di pochi minuti".

La questione, quindi, non sarebbe soltanto individuare sulla carta l'ospedale verso cui trasferire la paziente o il neonato, ma conoscere quanto tempo serva realmente per raggiungerlo, quale équipe sia disponibile per il trasferimento e se nella struttura ricevente siano immediatamente presenti posto letto e competenze specialistiche necessarie.

La guardia ostetrico-ginecologica non basta

Altro punto sul quale il NurSind Salerno richiama l'attenzione è il mantenimento di una guardia ginecologica e ostetrica nelle 24 ore. Una presenza ritenuta importante, ma non sufficiente, da sola, a garantire la gestione delle emergenze più complesse.

Secondo il sindacato, una risposta realmente efficace deve poter contare, quando necessario, sulla disponibilità immediata di anestesista-rianimatore, pediatra o neonatologo, sala operatoria, personale infermieristico, emoteca, laboratorio e tecnologie adeguate alla stabilizzazione e alla rianimazione neonatale.

Particolarmente delicato è il capitolo Sten. Il trasporto neonatale d'emergenza, evidenzia il NurSind, è un servizio altamente specialistico e non può essere assimilato a un ordinario trasferimento in ambulanza.

"Lo Sten non è una normale ambulanza del 118 con un neonato a bordo", precisa Tomasco.

"Servono personale formato, incubatrice, ventilazione neonatale, strumenti per la stabilizzazione e un collegamento immediato con una Terapia intensiva neonatale. Se tutto questo non è disponibile e realmente attivabile 24 ore su 24, parlare genericamente di trasporto neonatale non è sufficiente".

NurSind chiede una moratoria e un confronto urgente

Da queste considerazioni nasce la richiesta del sindacato di sospendere l'attuazione della chiusura fino alla verifica della reale operatività della rete alternativa.

Il NurSind sollecita un confronto istituzionale che coinvolga Regione Campania, Asl Salerno, sistema dell'emergenza-urgenza 118, direzioni ospedaliere, Comitato Percorso Nascita, amministrazioni locali e organizzazioni sindacali.

Al centro del confronto dovrebbero esserci soprattutto i tempi effettivi di soccorso e trasferimento dai comuni del Distretto sanitario 71, l'operatività continuativa di Stam e Sten, la disponibilità di mezzi ed équipe dedicate e il mantenimento a Sapri di una capacità concreta di stabilizzare le emergenze che non consentano un trasferimento immediato.

Per il sindacato occorre inoltre valutare preventivamente il rafforzamento del Punto nascita di Vallo della Lucania e delle Terapie intensive neonatali di riferimento, insieme alla disponibilità di ulteriori risorse per il 118, affinché un trasferimento non determini una riduzione della copertura dell'emergenza sul territorio.

"Serve un sistema capace di funzionare anche quando le condizioni non sono ideali", continua Tomasco, richiamando la necessità di considerare frane, interruzioni della viabilità, traffico estivo e possibili indisponibilità di posti letto, oltre all'opportunità di costruire accordi interregionali con Basilicata e Calabria.

"Non contrapponiamo prossimità e sicurezza"

La posizione del NurSind, sottolinea Tomasco, non è quella di difendere indiscriminatamente ogni struttura esistente né di mettere in contrapposizione gli standard di sicurezza con il principio della prossimità delle cure.

Il punto è un altro: valutare il rischio lungo l'intero percorso assistenziale, comprendendo non soltanto ciò che accade all'interno del Punto nascita, ma anche ciò che può verificarsi dopo la sua chiusura.

"Il NurSind non contrappone la prossimità alla sicurezza e non difende servizi che non rispettino gli standard previsti", chiarisce Tomasco.

"Ma la sicurezza deve essere valutata sull'intero percorso assistenziale e non soltanto sulla base del numero dei parti effettuati a Sapri".

Da qui l'avvertimento: eliminare un servizio prima che la rete chiamata a sostituirlo sia stata concretamente testata potrebbe significare spostare il rischio, anziché eliminarlo, trasferendolo sui tempi di percorrenza, sulla disponibilità dei mezzi e sulla possibilità di accedere tempestivamente alle cure definitive.

Per questo il NurSind Salerno chiede a Regione Campania e Asl Salerno un'operazione di trasparenza: rendere disponibili cronoprogramma, protocolli operativi, dotazioni di personale, mezzi, modalità di attivazione di Stam e Sten e tempi previsti per gli interventi e i trasferimenti.

"La salute delle donne e dei neonati del Golfo di Policastro non può essere affidata a una rete disegnata soltanto sulla carta", conclude Biagio Tomasco.

"Prima di chiudere un servizio bisogna dimostrare che ciò che lo sostituisce sia già operativo, accessibile e capace di rispondere anche alle emergenze più gravi".

La vicenda del Punto nascita di Sapri, dunque, non si esaurisce con il pronunciamento del Tar. Il vero banco di prova sarà la capacità della rete sanitaria di garantire sul territorio una risposta tempestiva e concretamente disponibile anche nelle situazioni più critiche. Ed è proprio su questo terreno che il NurSind chiede ora risposte documentate, verificabili e pubbliche.