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In Lituania maggiori competenze agli infermieri che lavorano nei team dei medici di famiglia

Andrea Tirottodi
Andrea Tirotto
Pubblicato il: 28/09/2026

Global Nurse

Conosco la Lituania come la nazione dove si mangia e si respira basket sin da piccoli e in cui la cultura di questo sport è avanti anni luce rispetto ad altri, Italia compresa. Oggi scopro che la piccola nazione baltica è avanti a noi anche in ambito infermieristico e relative competenze; infatti, mentre in Italia il dibattito è ancora fermi alla prescrizione del pannolone come invasione di campo medico, in Lituania si dispone più autonomia agli infermieri nei team dei medici di famiglia: dal 1° ottobre potranno prescrivere alcuni esami

 

Il Ministero della Salute rivede l'organizzazione dell'assistenza primaria: meno carico burocratico per i medici, più competenze per infermieri e infermieri di pratica avanzata. Tra le novità anche incentivi per le vaccinazioni.

 

Vilnius – Dal 1° ottobre 2026 gli infermieri che lavorano nei team dei medici di famiglia lituani potranno prescrivere alcuni esami e valutarne i risultati, con l'obiettivo di organizzare meglio il lavoro dell'équipe e lasciare ai medici più tempo per i pazienti che richiedono davvero la loro competenza.

 

La filosofia: ognuno faccia ciò per cui è preparato

A presentare la riforma è il ministro della Salute Linas Kukuraitis. Secondo il ministro il team del medico di famiglia deve funzionare davvero come una squadra, in cui "ogni specialista svolge le funzioni per cui è preparato". Kukuraitis osserva che una parte non piccola del tempo dei medici è assorbita da attività che, per competenza, possono essere svolte da un infermiere. Con le modifiche il medico potrà concentrarsi su consulto, diagnosi e decisioni terapeutiche, mentre l'infermiere avrà più spazio per usare in autonomia le proprie conoscenze professionali.

 

Cosa cambia in pratica

La nuova disciplina dell'assistenza ambulatoriale primaria consente agli infermieri di compiere azioni finora riservate ai soli medici di famiglia o agli infermieri di pratica avanzata.

Gli esempi più concreti riguardano tre ambiti:

 

- Esami prima di procedure programmate.

Prima di una procedura invasiva o interventistica programmata, potranno prescrivere gli esami del sangue per tempo di protrombina e INR, tempo di tromboplastina parziale attivata, gruppo sanguigno e fattore Rh. Lo potrà fare anche il medico di famiglia o l'infermiere di pratica avanzata.

- Infezioni delle vie respiratorie superiori.

Il test antigenico rapido per lo streptococco beta-emolitico di gruppo A, utile a decidere se serve una terapia antibiotica, potrà essere prescritto anche da infermieri e infermieri di pratica avanzata.

- Diarrea di sospetta origine virale.

Infermieri e infermieri di pratica avanzata potranno eseguire i test antigenici rapidi per rotavirus, adenovirus e, nella versione combinata, anche norovirus.

Gli infermieri di pratica avanzata, cioè quelli con formazione specialistica, ottengono un margine ulteriore. Potranno prescrivere e valutare alcune colture microbiologiche: urinocoltura in caso di infezione urinaria sospetta o diagnosticata, oltre a determinati esami colturali su feci, ferite, naso-faringe e gola quando si sospetta un'infezione batterica.

 

Incentivi alle vaccinazioni

Il pacchetto include anche un capitolo economico. Sono previsti premi incentivanti per la vaccinazione di bambini e altri gruppi definiti, in particolare per la vaccinazione antinfluenzale delle categorie a rischio e per quella anti-COVID-19 rivolta a tutta la popolazione. Le modifiche entrano in vigore il 1° ottobre 2026 e si applicano al pagamento delle prestazioni erogate da quella data.

 

Un percorso avviato da tempo

La figura dell'infermiere di pratica avanzata non nasce con questa riforma. Il Ministero ne ha definito il profilo con un ordinanza del 2014, e dal 2015 l'Università lituana di scienze della salute (LSMU) ha avviato un programma biennale dedicato. In una presentazione ministeriale dell'aprile 2025 su competenze e ruolo di queste figure, si richiamano studi internazionali secondo cui, per pazienti con malattie croniche, gli esiti dell'assistenza fornita da infermieri di pratica avanzata risultano pari o migliori rispetto a quelli dell'assistenza medica.