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Legge 104, i 3 giorni non si moltiplicano: chi deve restituire i permessi usati in più

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 25/09/2026

Previdenza

 

Con la circolare n. 100 del 18 settembre 2026, l’INPS chiarisce cosa accade quando più lavoratori sono autorizzati a utilizzare i permessi della Legge 104 per assistere la stessa persona con disabilità grave. Il limite resta di tre giorni complessivi al mese, da utilizzare alternativamente: se viene superato, l’Istituto recupera quanto fruito in eccesso; se due familiari utilizzano il permesso contemporaneamente, l’indebito viene invece ripartito tra entrambi. INPS

Più familiari possono essere autorizzati a utilizzare i permessi della Legge 104 per assistere la stessa persona con disabilità grave, ma questo non significa che ciascuno abbia a disposizione tre giorni al mese. Il limite rimane unico: tre giorni mensili complessivi per la stessa persona assistita, utilizzabili alternativamente dagli aventi diritto e frazionabili anche in ore. A chiarirne le conseguenze operative, soprattutto quando questo limite viene superato o quando due lavoratori utilizzano il beneficio nello stesso momento, è l’INPS con la circolare n. 100 del 18 settembre 2026. INPS

Il chiarimento assume particolare importanza dopo l’eliminazione del cosiddetto “referente unico dell’assistenza”. Dal 2022, infatti, il diritto ai permessi può essere riconosciuto, su richiesta, a più soggetti tra quelli legittimati ad assistere la medesima persona, ma resta fermo un principio che l’INPS ribadisce ora con particolare nettezza: la pluralità degli aventi diritto non moltiplica il numero dei giorni disponibili. Se, ad esempio, due familiari sono entrambi autorizzati, non dispongono di tre giorni ciascuno, per un totale di sei, ma devono coordinarsi per utilizzare alternativamente i tre giorni complessivamente disponibili. ENCAL

Tre giorni al mese, anche se i familiari autorizzati sono due o più

L’articolo 33, comma 3, della Legge 104/1992 riconosce ai lavoratori dipendenti il diritto a tre giorni di permesso mensile retribuito, coperto da contribuzione figurativa e frazionabile anche in ore, per assistere un familiare con disabilità in situazione di gravità che non sia ricoverato a tempo pieno.

Tra i soggetti che, alle condizioni previste dalla legge, possono beneficiare della misura rientrano i genitori, anche adottivi o affidatari, il coniuge, la parte dell’unione civile, il convivente di fatto e determinati parenti o affini, fino al terzo grado quando ricorrono le condizioni stabilite dalla normativa.

Per ottenere il beneficio è necessaria la presentazione della domanda amministrativa. Una volta verificata la presenza dei requisiti, l’INPS riconosce il diritto e autorizza la fruizione, ma quando più lavoratori assistono la stessa persona il provvedimento precisa che il beneficio resta soggetto al limite massimo complessivo di tre giorni mensili e al principio dell’alternanza. Pensioni Facili

Il referente unico non c’è più, ma questo non significa tre giorni per ciascuno

È proprio questo il punto che può generare maggiore confusione. Con il D.Lgs. 105/2022 è stato eliminato il principio del referente unico dell’assistenza, che, fatta eccezione per i genitori, impediva sostanzialmente di autorizzare più lavoratori alla fruizione dei permessi per la stessa persona.

Oggi, quindi, più familiari possono essere autorizzati ad assistere alternativamente la stessa persona con disabilità. L’obiettivo della modifica è consentire una maggiore condivisione dell’assistenza e non concentrare necessariamente l’intero carico su un solo familiare, ma i tre giorni rimangono riferiti alla persona assistita e devono essere condivisi tra tutti gli aventi diritto. ENCAL

Se, per esempio, due fratelli sono entrambi autorizzati ad assistere il medesimo genitore, possono organizzarsi in modo che uno utilizzi uno o due giorni e l’altro utilizzi quelli rimanenti. Non possono invece considerare le rispettive autorizzazioni come due distinti pacchetti da tre giorni.

Serve una pianificazione tra i familiari

Da questo sistema deriva una conseguenza pratica sulla quale la circolare INPS insiste: quando gli aventi diritto sono più di uno diventa necessaria una pianificazione congiunta dei permessi. I familiari devono sapere come vengono distribuiti giorni e ore, sia per assicurare l’effettiva assistenza alla persona con disabilità sia per evitare di oltrepassare il limite previsto dalla legge.

Non è quindi sufficiente che ciascun lavoratore disponga individualmente dell’autorizzazione INPS. Le diverse autorizzazioni insistono sullo stesso limite complessivo, e ciò rende necessario coordinare la fruizione nel corso del mese.

Il problema diventa evidente quando questa pianificazione non avviene e la somma dei permessi utilizzati dai diversi familiari supera i tre giorni consentiti. In questo caso non si tratta, secondo l’INPS, di un semplice errore organizzativo privo di conseguenze: il superamento configura una violazione del limite di legge e determina il recupero dell’indebito. INPS

Se si supera il terzo giorno, paga chi ha utilizzato il permesso in eccesso

Per stabilire chi debba restituire la prestazione indebitamente fruita, l’INPS applica il principio della priorità temporale nell’esercizio del diritto. In termini semplici, i permessi utilizzati per primi consumano progressivamente il monte mensile disponibile; una volta raggiunto il limite complessivo di tre giorni, il diritto per quel mese è esaurito anche nei confronti degli altri familiari autorizzati.

Chi utilizza ulteriori giorni o ore dopo l’esaurimento del plafond mensile esercita quindi il diritto oltre il limite previsto e l’INPS procede al recupero dell’indebito nei confronti del lavoratore che ha fruito della parte eccedente. Eutekne

L’esempio utilizzato nella circolare rende molto chiaro il meccanismo. Immaginiamo due lavoratori, entrambi autorizzati ad assistere la stessa persona: il primo utilizza un giorno il 5 marzo e un secondo giorno il 18 marzo, mentre l’altro utilizza il proprio primo giorno il 25 marzo. A quel punto sono stati consumati tutti e tre i giorni disponibili. Se il secondo lavoratore utilizza un altro permesso il 30 marzo, quella quarta giornata risulta indebitamente fruita e il recupero viene effettuato nei suoi confronti.

Il criterio, quindi, non consiste nel dividere automaticamente l’eccedenza tra tutti i familiari autorizzati: conta l’ordine temporale con cui i permessi sono stati effettivamente utilizzati.

E se due familiari prendono la 104 nello stesso giorno?

La situazione cambia quando due o più lavoratori utilizzano il permesso contemporaneamente per assistere la stessa persona, nella medesima giornata oppure nelle stesse ore. In questo caso viene meno proprio il principio dell’alternanza imposto dalla legge.

La circolare chiarisce che anche la fruizione contestuale configura una violazione e determina il recupero della prestazione. La differenza è che, essendo il beneficio utilizzato nello stesso momento, non è possibile applicare il criterio della priorità temporale per individuare chi abbia esercitato per primo il diritto. L’indebito viene pertanto attribuito in parti uguali ai lavoratori che hanno utilizzato contemporaneamente il permesso. Consulenti del Lavoro Reggio Emilia

Se i lavoratori sono due, la quota indebita viene quindi ripartita al 50% ciascuno, rapportandola all’orario di lavoro previsto per ogni dipendente.

L’esempio INPS: stesso giorno di permesso, recupero al 50%

Anche in questo caso l’Istituto fornisce un esempio concreto. Due lavoratori sono entrambi autorizzati per assistere la stessa persona. Il primo utilizza da solo il permesso il 5 marzo; il 18 marzo, invece, entrambi risultano in permesso contemporaneamente; infine, il 25 marzo utilizza il beneficio soltanto il secondo lavoratore.

La giornata del 18 marzo, essendo stata utilizzata contemporaneamente da entrambi, viene considerata indebita al 50% per ciascun lavoratore. L’INPS procede quindi al recupero della relativa quota nei confronti di entrambi, tenendo conto dell’orario lavorativo rispettivamente previsto. Consulenti del Lavoro Reggio Emilia

La regola vale anche quando il beneficio viene utilizzato a ore: se due aventi diritto fruiscono dei permessi nelle medesime ore per la stessa persona assistita, si pone lo stesso problema di contestualità.

Avere l’autorizzazione INPS non significa avere tre giorni personali

È probabilmente questo il chiarimento più importante della circolare n. 100. Il fatto che più familiari abbiano ricevuto dall’INPS l’autorizzazione alla fruizione dei permessi non attribuisce a ciascuno un autonomo plafond di tre giorni.

L’autorizzazione consente a ciascuno di partecipare all’assistenza, ma all’interno di un unico limite mensile. I familiari autorizzati possono quindi alternarsi e condividere il beneficio, ma devono controllare quanto è già stato utilizzato dagli altri.

Il nuovo sistema offre una maggiore flessibilità rispetto al vecchio referente unico, perché consente di distribuire l’assistenza tra più persone, ma questa flessibilità porta con sé la necessità di un coordinamento più attento. Il rischio, altrimenti, è che due lavoratori regolarmente autorizzati utilizzino entrambi il beneficio confidando nella propria autorizzazione individuale e finiscano per oltrepassare il limite complessivo.

Cosa deve ricordare chi utilizza i permessi 104

La regola può essere riassunta in modo semplice: più familiari autorizzati, ma sempre tre giorni complessivi per la stessa persona assistita. I permessi devono essere utilizzati alternativamente e possono essere ripartiti tra gli aventi diritto secondo le necessità assistenziali, purché non venga superato il limite mensile e non vi sia una fruizione contemporanea.

Se il limite viene oltrepassato, l’INPS applica il criterio temporale e recupera la prestazione nei confronti di chi ha utilizzato il permesso dopo l’esaurimento dei tre giorni. Se invece due familiari utilizzano contemporaneamente il beneficio, l’indebito viene ripartito in parti uguali tra coloro che ne hanno fruito nello stesso momento. INPS

La circolare INPS n. 100 del 18 settembre 2026 non riduce quindi il diritto all’assistenza condivisa introdotto con l’eliminazione del referente unico, ma chiarisce quali conseguenze si producono quando la condivisione non rispetta i limiti stabiliti dalla legge. La maggiore possibilità di alternarsi nell’assistenza resta, ma richiede ai familiari una programmazione comune dei giorni e delle ore, perché l’autorizzazione concessa a più persone non trasforma i tre giorni mensili in tre giorni per ciascuna di esse. INPS

INPS – Legge 104: permessi e superamento dei limiti previsti