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NurSind Piemonte diffida le ASL: ''No a SPID, CIE e smartphone personali sul lavoro''

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 30/09/2026

NurSind dal territorioPiemonte

Il sindacato delle professioni infermieristiche contesta l'obbligo imposto dalle ASL ai sanitari per accedere ai sistemi informatici: "Costi, strumenti e sicurezza devono restare a carico delle aziende"


di Giuseppe Provinzano

"La digitalizzazione della sanità non può trasformarsi nel trasferimento sui professionisti di obblighi, strumenti e responsabilità che appartengono alle aziende. È questo il punto centrale della dura presa di posizione del NurSind Piemonte, che ha formalmente diffidato la Direzione Sanità della Regione e le Aziende sanitarie regionali dall'imporre ai dipendenti l'utilizzo di SPID, Carta d'Identità Elettronica e dispositivi mobili personali per accedere agli applicativi informatici utilizzati durante l'attività lavorativa".


NurSind:" Lo smartphone privato non è uno strumento aziendale"

TORINO, 30/09/2026 - La questione esplode alla vigilia dell'entrata in funzione delle nuove modalità di autenticazione a due fattori per l'accesso agli applicativi dedicati alle ricette dematerializzate. Secondo quanto denunciato dal NurSind Piemonte, diverse aziende sanitarie avrebbero comunicato soltanto nelle ultime ore al personale la necessità di ricorrere a credenziali personali SPID o CIE, in alcuni casi con un preavviso inferiore alle 24 ore.

Una modalità che il sindacato considera inaccettabile, tanto sul piano organizzativo quanto su quello delle responsabilità che rischierebbero di ricadere sui singoli operatori.

Nella diffida inviata il 29 settembre alla Direzione Sanità della Regione Piemonte e ai direttori generali delle Aziende sanitarie regionali, il NurSind contesta espressamente l'obbligo di utilizzare strumenti personali per svolgere le normali mansioni lavorative. Nelle comunicazioni aziendali richiamate dal sindacato sarebbe stata inoltre prospettata l'impossibilità di operare per i dipendenti che non riuscissero ad adeguarsi tempestivamente.

"Non è ammissibile obbligare i lavoratori a dotarsi, attivare o utilizzare SPID e Carta d'Identità Elettronica personali per poter svolgere le proprie mansioni. Allo stesso modo, non può essere imposto al personale sanitario l'impiego del proprio smartphone per ricevere codici di verifica o autorizzare gli accessi ai sistemi aziendali",

sottolinea Francesco Coppolella, segretario regionale NurSind Piemonte.

Il nodo sollevato dal sindacato non riguarda la necessità di rafforzare la sicurezza informatica, ma chi debba garantire concretamente gli strumenti necessari per farlo.

Per il NurSind, l'adeguamento tecnologico e la sicurezza dei sistemi informatici costituiscono una precisa responsabilità datoriale. Le aziende dovrebbero quindi mettere a disposizione degli operatori strumenti dedicati, come smartcard di servizio, badge o credenziali di rete, senza trasferire sui dipendenti costi e incombenze legati all'organizzazione del lavoro. È quanto viene sostenuto espressamente nella diffida.

"La sicurezza informatica deve essere garantita dalle strutture sanitarie attraverso mezzi aziendali adeguati. Non possiamo accettare che l'onere tecnologico, organizzativo ed economico venga trasferito sui lavoratori",

prosegue Coppolella.

A preoccupare il sindacato è anche l'impatto immediato sull'assistenza. L'introduzione delle nuove modalità con tempi estremamente ristretti, sostiene il NurSind, potrebbe infatti determinare difficoltà di accesso agli applicativi e conseguenti rallentamenti o blocchi dell'operatività.

Il rischio denunciato è che un problema organizzativo e tecnologico aziendale finisca per trasformarsi in un problema assistenziale, con gli operatori impossibilitati a utilizzare strumenti indispensabili allo svolgimento del proprio lavoro.

"Non si può arrivare a poche ore dall'entrata in vigore di una nuova procedura e scaricare sui professionisti sanitari la responsabilità di garantirne il funzionamento. Una gestione di questo tipo rischia concretamente di compromettere l'attività assistenziale",

afferma il segretario regionale.

Da qui la richiesta formale avanzata dal NurSind Piemonte: sospendere immediatamente eventuali scadenze o blocchi degli accessi già annunciati e predisporre con urgenza soluzioni tecniche aziendali e regionali interamente a carico delle strutture sanitarie.

La diffida alza anche il livello del confronto. In assenza di un riscontro formale sulla sospensione delle misure contestate, il sindacato annuncia la possibilità di rivolgersi al Garante per la Protezione dei Dati Personali e di attivare ulteriori forme di tutela nelle sedi giurisdizionali, del lavoro e di vigilanza competenti.

"Chiediamo una sospensione immediata e una soluzione che consenta ai sanitari di lavorare utilizzando strumenti messi a disposizione dall'azienda. In assenza di risposte, siamo pronti a portare la questione davanti al Garante e nelle altre sedi competenti",

conclude Francesco Coppolella.

La posizione del NurSind Piemonte pone così una questione destinata ad andare oltre il semplice accesso a un applicativo: fino a che punto la digitalizzazione del lavoro può richiedere al dipendente l'utilizzo obbligatorio della propria identità digitale e dei propri dispositivi personali?

Per il sindacato piemontese la risposta è netta: l'innovazione e la sicurezza dei sistemi devono essere garantite dalle aziende, senza trasformare smartphone e credenziali private dei lavoratori in strumenti necessari per poter svolgere il proprio turno di servizio.