Quando un infermiere muore, i colleghi non lasciano sole le sue figlie: la storia dell'ICN
In occasione della Giornata internazionale delle bambine e delle ragazze, il Consiglio internazionale degli infermieri (ICN) ha annunciato in un comunicato stampa la prossima pubblicazione del rapporto 2025 sul Girl Child Education Fund, il programma che da due decenni aiuta le figlie orfane di infermieri a restare a scuola, una storia di solidarietà professionale che attraversa le generazioni: sono le infermiere e gli infermieri a occuparsi dell'istruzione delle figlie dei colleghi che non ci sono più.
Il fondo è nato nel 2005 per iniziativa dell'ICN, nell'ambito della Florence Nightingale International Foundation e opera oggi in quattro Paesi africani: Eswatini, Kenya, Uganda e Zambia. Sono territori segnati dalla povertà, dalle calamità, dall'eredità dell'HIV/AIDS e dal ritorno di malattie come tubercolosi e malaria, emergenze che hanno colpito duramente anche il personale sanitario e le sue famiglie, lasciando molti minori senza genitori. Le ragazzine orfane, sottolinea il rapporto, rischiano più di altre di vedere interrotto il proprio percorso scolastico, per ragioni economiche, per carichi di cura in famiglia e per consuetudini culturali.
Il meccanismo si regge sulle associazioni infermieristiche nazionali, che gestiscono i fondi e coordinano il lavoro sul territorio. Le risorse coprono rette, divise, libri e altro materiale necessario, ma il sostegno non si ferma al denaro: coordinatori locali, anch'essi infermieri, e volontari seguono le ragazze con attività di mentorship, monitoraggio dei risultati scolastici e supporto psicologico e sociale, con visite a casa e a scuola. Secondo le valutazioni raccolte, tanto le beneficiarie quanto i tutori descrivono spesso queste figure come veri riferimenti genitoriali nei momenti di lutto e incertezza.
I numeri dei singoli Paesi rendono l'idea della portata dell'iniziativa. In Kenya, dove il programma è attivo dal 2006, sono state aiutate 134 ragazze, con 117 diplomate e nessun abbandono scolastico tra le beneficiarie. L'Uganda ne ha sostenute 176 sempre dal 2006. In Zambia le giovani seguite sono più di 120: oltre 70 hanno raggiunto l'istruzione terziaria e più di 60 sono diventate economicamente autonome. In Eswatini, dove il fondo opera da circa vent'anni, le ragazze sostenute sono circa 90 e molte hanno proseguito verso livelli di studio più alti. Il rapporto elenca tra gli effetti anche una maggiore fiducia in sé stesse e una protezione concreta da matrimoni precoci e relazioni di sfruttamento.
La presidente della Florence Nightingale International Foundation, Pamela Cipriano, ha definito il sostegno all'istruzione di una ragazza un impegno verso il suo futuro e ha parlato di un'esperienza trasformativa. In due decenni, ha spiegato, la costanza dell'aiuto ha permesso alle giovani di passare dall'incertezza a nuove opportunità. La priorità, ha aggiunto, è ora garantire continuità, collaborando con donatori e associazioni infermieristiche nazionali perché sempre più ragazze possano completare gli studi.
Sulla stessa linea il presidente dell'ICN, José Luis Cobos Serrano, che ha ricordato come ogni ragazza abbia diritto a imparare e a decidere del proprio destino, e come per chi perde un genitore restare a scuola diventi una sfida enorme. Il programma, ha osservato, tiene aperta quella possibilità. Cobos Serrano lo ha descritto come una forma di solidarietà tra infermieri che attraversa le generazioni, con benefici che si estendono alle famiglie e alle comunità.
Il rapporto dà spazio anche alle voci delle ragazze. Namirimu Daphine è entrata nel programma in Uganda nel 2013, a 12 anni, ha completato le superiori e ha scelto di studiare moda e design. Parlando del fondo lo ha paragonato ai propri genitori, a conferma di un aiuto che è andato oltre l'aspetto economico e le ha permesso di acquisire fiducia e competenze professionali. In Zambia Hope Nyondo ha concluso la scuola secondaria nel 2024. Vive con la nonna e ha potuto contare su rette, materiali, accompagnamento e sostegno emotivo. Ricorda i coordinatori come figure quasi genitoriali, presenti con incoraggiamento, controlli regolari e visite. Oggi sogna di diventare infermiera, chiudendo così un cerchio ideale con la professione delle persone che l'hanno aiutata.
Il 2025 è stato anche un anno di bilancio critico. Tra febbraio e marzo 2026 è stata condotta una revisione approfondita in tutti e quattro i Paesi, con incontri con i dirigenti delle associazioni, visite alle scuole, interviste a tutori, studentesse e insegnanti, e analisi di bilanci e audit. Le conclusioni confermano il valore del programma ma indicano margini di miglioramento in governance, procedure di selezione, documentazione e monitoraggio. Il tema più urgente è la sostenibilità: tra le strade proposte ci sono piani nazionali di raccolta fondi, il coinvolgimento di filantropi, fondazioni e imprese, reti di ex beneficiarie che restituiscano l'aiuto ricevuto e forme di cofinanziamento con governi e istituzioni scolastiche. Alcune associazioni si sono già mosse: in Uganda il sindacato degli infermieri e delle ostetriche ha finanziato con risorse proprie altre ragazze e si è detto disponibile a coprire parte dei costi nei prossimi cicli.
Sul fronte economico, nel 2025 il programma ha avuto a disposizione complessivamente 103.327 franchi svizzeri, mentre i fondi raccolti nell'anno ammontano a 51.345 franchi. L'aumento rispetto al 2024 è attribuito in gran parte al Congresso dell'ICN svolto nel 2025, che di solito favorisce le donazioni, ma l'organizzazione avverte che i bisogni crescono e la raccolta si fa più difficile. Più dell'80 per cento delle somme raccolte è andato a rette e materiale scolastico, mentre meno del 20 per cento ha coperto i costi di amministrazione e gestione sostenuti dalle associazioni. Mantenere una studentessa a scuola per un anno è costato in media circa 1.300 franchi, cifra su cui è calibrato l'appello alle donazioni, indicato in 1.300 franchi o 1.500 dollari annui per ciascuna beneficiaria. Il comunicato dell'ICN parla di costi che, a seconda del Paese, vanno da 766 a 1.500 dollari l'anno, e precisa che anche contributi più piccoli sono fondamentali.
Entrando nel suo terzo decennio, il fondo si propone di rafforzare controlli e trasparenza, formalizzare i criteri con cui si scelgono ragazze e scuole, ampliare mentorship e assistenza psicosociale, coltivare i rapporti con le ex studentesse e aprire percorsi verso l'università e la formazione professionale. Nelle parole dell'ICN, l'obiettivo resta quello di evitare che l'istruzione di una ragazza si interrompa per mancanza di denaro, con infermieri e infermiere pronti a fare ancora una volta da famiglia allargata alle figlie delle loro colleghe.
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