Iscriviti alla newsletter

Allattare non deve essere una prova da superare: il libro che chiede alla sanità di cambiare

L’articolo su Salute Internazionale, - Io allatto. Un libro controcorrente - è la presentazione del volume “Io allatto. Una relazione unica e istintiva fin dal primo giorno” fatta dal gruppo che l'ha scritto. La firma è di Mariarosa Milinco e altri autori e l'elenco finale comprende Sofia Quintero Romero, Sara Marocco, Maria Vittoria Sola, Simona Di Mario, Laura Travan, Luca Ronfani, Adriano Cattaneo e la stessa Milinco. Trovare il nome di Cattaneo tra i firmatari, a dieci mesi dalla sua morte, racconta di un testo collettivo che continua a includere chi ne è stato il coordinatore e che si chiude con un bel ricordo personale.

 

Si tratta di un collettivo di autrici con due uomini, formato da pediatre, ostetriche, specialiste di salute pubblica e mamme alla pari; una scelta che dice molto della tesi del libro: se l'allattamento è una relazione che coinvolge una comunità, serve una squadra che tenga insieme lo sguardo clinico, quello epidemiologico e quello dell'esperienza vissuta.

 

In questa squadra le ostetriche sono le professioniste che accompagnano la donna lungo tutto il percorso che il libro descrive, dalla gravidanza al parto fino ai primi giorni con la neonata, evidenziandone l'importanza della vicinanza nei primi minuti e nei primi giorni e l'idea che a volte aiutare significhi non interferire. Quando si chiede ai servizi materno-infantili di cambiare il proprio modo di operare, è soprattutto a chi lavora in sala parto, in reparto e sul territorio che ci si rivolge. Un libro che chiede di fare un passo indietro agli operatori ha più credibilità se a scriverlo ci sono anche operatrici che quel passo indietro lo praticano ogni giorno.

 

Il libro invita a demedicalizzare. Chi legge in fretta potrebbe sentirci un invito ad arrangiarsi e il testo si preoccupa di sgombrare il campo: l'aiuto competente resta essenziale quando le cose non vanno come previsto, ciò che cambia è il modo di offrirlo, senza sostituirsi alla madre e senza trasformare ogni difficoltà in un fallimento. Accanto a questa c'è una seconda parola, de-mercificare che sposta il discorso sul terreno del marketing. I lavori di Cattaneo forniscono le cifre che lo spiegano. In un suo commento a uno studio internazionale ricordava che il fatturato dei sostituti del latte materno è passato da 1,5 miliardi di dollari nel 1978 a 55,6 miliardi nel 2019 e che il marketing risulta associato a una riduzione di prevalenza e durata dell'allattamento. Anche l'abitudine di aggiungere formula nei primi giorni, diffusa nei reparti di maternità di diversi paesi, veniva da lui collegata a un allattamento meno esclusivo e più breve. Leggere il pezzo con questi numeri accanto rende meno astratta l'accusa di un sistema in cui la vulnerabilità delle famiglie diventa terreno di mercato.

 

Il lessico diventa una strategia. Il femminile sovraesteso viene presentato come scelta che va oltre la grammatica e sul piano del messaggio funziona: toglie il padre e il partner dal ruolo di spettatori e li colloca tra i protagonisti della protezione dell'allattamento. Si può discutere se questo registro raggiunga davvero chi ha meno familiarità con il tema, ma la coerenza con l'impianto del volume è evidente.

 

Il testo promette libertà di scelta senza sensi di colpa e insieme, sostiene con forza il valore dell'allattamento come processo fisiologico e come azione di salute pubblica. Le due cose stanno insieme se il sostegno è reale e non prescrittivo ma richiedono un equilibrio delicato: per una madre che non allatta o smette presto, il rischio è sentirsi comunque giudicata. Il problema è l'ambiente e non la donna e il senso di inadeguatezza nasce dal racconto dell'allattamento come prestazione.

 

Infine il ricordo di Cattaneo, che occupa la parte conclusiva e che altre fonti aiutano a mettere a fuoco. L'Istituto superiore di sanità ha definito l'allattamento e l'alimentazione infantile punto di riferimento internazionale per la salute delle bambine e dei bambini. IBFAN Italia (International Baby Food Action Network) ha ricordato il rigore con cui difendeva i diritti dei bambini contro la prevaricazione del marketing e il suo stile equilibrato. Il percorso, tra il CUAMM (Collegio Universitario Aspiranti e Medici Missionari) nei paesi poveri, l'OMS a Ginevra e poi il Burlo Garofolo di Trieste (IRCCS materno-infantile), spiega perché l'allattamento fosse per lui insieme una questione clinica e una questione di giustizia sociale. Il pezzo cita due esperienze concrete in cui questa impostazione si è tradotta in pratica, la formazione regionale in Friuli Venezia Giulia che ha raggiunto oltre mille operatori e il lavoro con le mamme alla pari in Puglia. A maggio l'UNICEF gli ha dedicato un'Officina sul Codice internazionale per la commercializzazione dei sostituti del latte materno e il recente rapporto sull'allattamento in Emilia-Romagna è dedicato alla sua memoria e a quella di Chiara Cuoghi (dottoressa dell’Azienda USL di Ferrara che collaborava con l’Associazione Pediatria di Comunità).

 

Il merito del pezzo, in definitiva, sta nel tenere insieme tre piani che di solito viaggiano separati, il libro, la comunità professionale che l'ha scritto e la persona che l'ha coordinato, diventando al contempo un ricordo e un tributo ad un professionista che tanto si è speso sul tema.