È stata presentata a Milano, il 16 Gennaio, la prima check list italiana per prevenire le infezioni chirurgiche in sala operatoria (SSI).

Le SSI sono infezioni post-operatorie che si verificano entro 30 giorni da una procedura chirurgica o entro un anno dall’impianto di un dispositivo permanente.

Sono una delle più comuni cause di infezioni correlate all’assistenza e possono verificarsi a seguito di una procedura chirurgica invasiva; costituiscono il 17% di tutte le infezioni associate all’assistenza, seconde solo alle infezioni urinarie.

L’8% dei pazienti ospedalizzati contrae un’infezione associata alle procedure assistenziali, di queste il 20-22% sono infezioni del sito chirurgico.

La mortalità è del 3% e i pazienti che contraggono un'SSI hanno un rischio di morte più alto (fino a 11 volte). Il 75% della mortalità dei pazienti affetti da SSI è direttamente attribuibile all'infezione stessa; la disabilità permanete è uno degli esiti più frequenti.

Le SSI non solo rappresentano un problema in termini di mortalità e disabilità, ma sono anche in rilevante costo sociale, in quanto causano un prolungamento delle giornate di degenza.

 

Da cosa sono causate le SSI

Le SSI sono causate da micro-organismi che entrano in contatto con il sito chirurgico:

  • le cause endogene di infezione possono essere: la flora microbica del paziente, presente sulla cute e negli annessi cutanei, nelle mucose e nel tratto gastrointestinale, oppure l'inseminazione da un focolaio distante di infezione
  • le cause esogene di infezione sono: il personale operante in chirurgia (i chirurghi e i loro team), un abbigliamento sporco, potenziali "rotture" nelle tecniche asettiche, un'igiene delle mani inadeguata.

 

Per quanto riguarda la sala operatoria, le cause d'infezione possono essere rintracciate nell'ambiente fisico e nel sistema di ventilazione, nella strumentazione, nell'equipaggiamento o in altri materiali portati al tavolo operatorio.

Le azioni di prevenzione si focalizzano sulla rimozione dei micro-organismi dalla pelle del paziente, sulla riduzione delle possibilità di moltiplicazione dei micro-organismi durante la procedura chirurgica, sulla riduzione dell'impatto che esistenti morbilità possono avere sulle difese immunitarie e sulla riduzione del rischio che micro-organismi possano entrare in contatto con la ferita nella fase post-operatoria.

Le tre fasi in cui mettere in atto azioni di prevenzione sono:

  • pre-operatoria
  • peri-operatoria
  • post –operatoria.

 

La check list italiana

Sicurezza del paziente candidato ad intervento chirurgico e riduzione del rischio infettivo in sala operatoria: sono questi gli obiettivi principali del primo Documento di Consenso italiano sulla prevenzione perioperatoria delle infezioni delle ferite chirurgiche (Surgical Site Infections – SSI), realizzato con il supporto incondizionato di Becton Dickinson, per stimolare nella pratica clinica italiana l’applicazione corretta e standardizzata di tutte le misure preventive atte a ridurne l’insorgenza.

 

Alcuni dei passaggi fondamentali ed incisivi del documento riguardano:

 

  • Fase pre-operatoria

Le azioni preventive della fase pre-operatoria hanno lo scopo di rimuovere i micro-organismi dalla pelle del paziente e prevenirne la possibilità di moltiplicazione durante la procedura chirurgica.

Somministrare la profilassi antibiotica in modo che sia completamente assorbita entro 120 min. prima dell'incisione.

Evitare la rimozione dei peli dal sito chirurgico, la procedura se non correttamente eseguita, può provocare microtraumi cutanei e abrasioni favorendo la proliferazione batterica del sito chirurgico. Questa pratica, laddove necessaria, andrebbe eseguita solo con clipper elettrici: microforbici che tagliano il pelo e non lo radono, senza toccare la cute.

 

  • Fase peri-operatoria

Nella fase peri-operatoria, le azioni di prevenzione hanno l'obiettivo di ridurre le possibilità di moltiplicazione dei micro-organismi durante la procedura chirurgica.

Agiscono sulla riduzione dell'impatto di esistenti co-morbilità sulle difese immunitarie del paziente soggetto a procedura chirurgica invasiva.

Usare Clorexidina gluconato al 2% in soluzione di alcol isopropilico al 70% per la preparazione della pelle, in applicazioni sterili monouso.

Mantenere la temperatura corporea del paziente sopra i 36°C durante tutto il periodo peri-operatorio (sono esclusi i pazienti della Cardiochirurgia).

Se il paziente è diabetico, mantenere il livello del glucosio <11mmol/l (<198mg/dl) per tutto il tempo dell'intervento chirurgico

Esiste una correlazione fra l'iperglicemia nel periodo post-operatorio e il tasso di SSI in pazienti sottoposti a importanti interventi cardio-chirurgici.

 

 

  • Fase post-operatoria

Le azioni incluse in questa fase hanno lo scopo di ridurre il rischio che micro-organismi possano entrare in contatto con la ferita.

Non toccare o rimuovere la medicazione della ferita per le 48h successive all'intervento, a meno che non sia indicato clinicamente.

Usare una tecnica asettica (no touch) 4 per l'ispezione della ferita e/o per i cambi della medicazione della ferita.

L'igiene delle mani è obbligatoria prima e dopo, ogni volta che la ferita è ispezionata o la medicazione viene cambiata.

 

Il documento è stato pensato per gli operatori sanitari, ma anche per tutti gli attori che ruotano intorno al paziente nel suo percorso di cura incluse le direzioni sanitarie e i comitati di sorveglianza delle infezioni degli ospedali, figure preposte a questa tipologia di attività e che possono per questo farsi promotori del documento e diffonderlo il più possibile.

 

 

Da ResponsabileCivile e ArsToscana