Basta poco, uno smartphone, una diretta Facebook e chiunque si sente autorizzato a screditare di fronte a milioni di utenti collegati, la malcapitata figura sanitaria di turno, magari gli infermieri, quelli facilmente intercambiabili e confondibili con qualsiasi altro operatore sanitario.

I fatti

E’ sabato 9 novembre, quando un avvocato napoletano che ha la mamma ricoverata dal giorno prima nel presidio della Doganella, posta su Facebook un video in cui racconta, da testimone diretto, quanto sarebbe accaduto poco prima ad un’altra paziente giunta in pronto soccorso.

Nel video parla di come abbia assistito al soccorso di una paziente che apparentemente versava in gravi condizioni, e che questa sia stata presa in carico celermente dal medico di turno, mentre gli infermieri/barellieri abbiano agito con calma, temporeggiando al cellulare, come “fossero impiegati del catasto”.

La paziente in codice rosso, che aveva convulsioni, ha poi eseguito la Tac (risultata negativa) e il caso è stato declassato in codice giallo.

 

Il video come di consueto è diventato virale ed in poco tempo  ha fatto il giro del web, fino ad arrivare alla dirigenza della Asl che quasi in tempo reale, poche ore dopo, invia la commissione ispettiva centrale della Asl.

I vertici hanno ascoltato i diretti interessati, il medico del pronto soccorso e gli stessi infermieri che avrebbero avuto comportamenti negligenti: comportamenti che, tuttavia, a una prima ricostruzione, non emergono. 

Una storia controversa, per la quale sono in fase di acquisizione anche i filmati delle telecamere di videosorveglianza a circuito chiuso.

Mentre si attende di capire cosa sia successo realmente, ci sono da fare alcune considerazioni in merito.

In un clima avvelenato, e di imbarbarimento generale, gli operatori sanitari sono il bersaglio principale di pazienti e familiari, alla mercé di chiunque disponga di uno smartphone che, della quotidiana attività di un pronto soccorso o di un reparto di degenza, riesce a travisarne il significato, gettando discredito su un’intera categoria.

Ancora una volta, si raccontano fatti, operando la solita confusione tra figure professionali, dal video denuncia non si comprende se l’avvocato abbia ben capito chi secondo lui stava tenendo un comportamento negligente, l’infermiere? Il barelliere?

E qualora nella reale ricostruzione dei fatti, si appurasse che niente di quanto dichiarato nel video- denuncia del familiare fosse mai accaduto, e che non vi fosse stato nessun comportamento negligente, chi paga i danni di immagine ad un’intera categoria professionale, fossero questi infermieri, medici o barellieri?

Non sarebbe ora di cominciare a rendere punibile anche il reato di diffamazione quando arriva dall’utenza?

 

da il Mattino