Gli infermieri. Quelli che … Tra miti e luoghi comuni, chi siamo davvero?
Di Pompeo Cammarosano
E’ inutile fare una rapida e breve rassegna su tutta la storia dell’infermiersitica dalle sue origini ad oggi, se, purtroppo, esistono e continueranno ad esistere ancora persone, che vedono gli infermieri come semplici dispensatori di pastiglie e di flebo. Ce la racconteremo, allora, a questa gente, imitando le strofe del brano musicale del 1975 di Enzo Jannacci, “Quelli che”, dove sono rappresentati i vizi, le virtù, i luoghi comuni e i segni particolari dell’ italiano medio. Già, perché ci troviamo di fronte ai luoghi comuni dell’ italiano medio sulla professione infermieristica, che saranno difficili da sfatare e per questo, ci limiteremo ad ironizzarli.
A volte l’ ironia risulta più efficace di qualsiasi critica, per far breccia nella durezza di comprendonio dell’ italiano medio.
Ogni strofa, inizierà con “Quelli che” e terminerà con un’ esclamazione ironica, che anziché quella originale blues “oh yeah”, sarà quella classica bresciana “pota”, che si può tradurre con “accipicchia” o “corbezzoli”. Iniziamo!
Quelli che, nel 2020, non serve una laurea triennale per dare due compresse e mettere su quattro flebo, pota!
Quelli che, gli infermieri di un tempo, facevano miracoli nei confronti dei pazienti sprovvisti di accessi venosi periferici, mentre oggi, gli infermieri, sono bravi solo a chiedere il posizionamento di Midline o Minimidline, perché hanno perso quella manualità di una volta e anche la voglia di ricercare gli accessi venosi periferici, pota!
Quelli che, gli infermieri da quando non sono più infermieri professionali ma semplici infermieri, hanno perso anche la loro professionalità, pota!
Quelli che, tra i quattro salti in padella della Findus e le quattro padelle portate saltando ai pazienti, per recuperare tempo, non c’ è alcuna differenza, pota!
Quelli che, tutti i pazienti sono diventati disfagici, perché gli infermieri non hanno più voglia di somministrare la terapia per via orale, pota!
Quelli che, esistono ancora prestazioni infermieristiche su “ordine medico” mentre oggi si parla, invece, su prescrizione medica, pota!
Quelli che, la stanza dove ci sono i medici, si deve chiamare studio medici mentre quella dove ci sono gli infermieri semplicemente “box” (scatola!) o “lavoro” infermieri, pota!
Quelli che, la comunicazione con i pazienti, non è parte della relazione di aiuto ma una semplice perdita di tempo da parte degli infemieri, pota!
Quelli che, credono di saper tutto dei pazienti con una semplice diagnosi, dimenticandosi dell’ olismo e degli altri aspetti di natura psicologica e sociale, pota!
L’ utilizzo dell’ esclamazione bresciana, in fondo ad ogni strofa, è stata voluta per contestualizzare il brano ma anche perché polivalente e fa sì, che ognuno, possa darle il significato che più desidera, poiché essa, esprime allo stesso tempo un sentimento di rassegnazione, di rabbia o di stupore o anche tutti e tre contemporaneamente.
Quelli che continueranno, allora, a considerare ancora gli infermieri, come dei semplici dispensatori di compresse e flebo, devono sapere che esisterà sempre un infermiere, in qualche parte del globo, che proverà nei loro confronti rassegnazione o rabbia o stupore o tutti e tre insieme, questi sentimenti.
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