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Prende forma la figura dell’infermiere di famiglia. Ecco il documento delle Regioni che ne traccia il profilo

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La Redazione
Pubblicato il: 10/09/2020 vai ai commenti

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E’ stato messo a punto dalla commissione Salute della Conferenza delle Regioni il documento che definisce ruolo, competenze, formazione e modalità di reclutamento dell’infermiere di famiglia.

Il decreto Rilancio, infatti, ha riconosciuto l’urgenza di rafforzare due settori della sanità: le terapie intensive ed il territorio. In relazione a quest’ultimo ha definitivamente istituzionalizzato la figura dell’Infermiere di famiglia. Nel dettaglio, l’articolo 1, comma 5 del provvedimento prevede che “le aziende e gli enti del Ssn potranno conferire, dal 15 maggio 2020, incarichi di lavoro autonomo, anche di co.co.co, in numero non superiore a 8 unità infermieristiche ogni 50.000 abitanti (in tutto 9.600 infermieri), ad infermieri che non si trovino in costanza di rapporto di lavoro subordinato con strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche e private accreditate. Per le attività assistenziali svolte è riconosciuto agli infermieri un compenso lordo di 30 euro ad ora per un monte ore settimanale massimo di 35 ore. Potranno far parte delle Unità speciali di continuità assistenziale anche medici specialisti ambulatoriali convenzionati interni”.

Con il documento elaborato da un sottogruppo tecnico della commissione Sanità, ora prende più forma la figura dell’infermiere di famiglia. Il testo, infatti, ne definisce ruolo, competenze, formazione e modalità di reclutamento.

Il documento in sintesi:

Definizione dell’infermiere di famiglia/comunità: professionista appositamente formato che opera rispondendo ai bisogni di salute della popolazione di uno specifico ambito territoriale e comunitario di riferimento. Opera sul territorio, a seconda dei modelli organizzativi regionali, diffonde e sostiene una cultura di Prevenzione e Promozione di corretti stili di vita, si attiva per l’intercettazione precoce dei bisogni e la loro soluzione. Garantisce una presenza continuativa e proattiva nell’area/ambito comunità di riferimento, fornisce prestazioni dirette sulle persone assistite qualora necessarie e si attiva per facilitare e monitorare percorsi di presa in carico e di continuità assistenziale in forte integrazione con le altre figure professionali del territorio, in modo da rispondere ai diversi bisogni espressi nei contesti urbani e sub-urbani.

Contesto organizzativo: l’infermiere di famiglia  è inserito all’interno dei servizi/strutture distrettuali e garantisce la sua presenza coerentemente con l’organizzazione regionale e territoriale (Case della Salute, domicilio, sedi ambulatoriali, sedi e articolazioni dei Comuni, luoghi di vita e socialità locale ove sia possibile agire interventi educativi, di prevenzione, cura ed assistenza). Opera in stretta sinergia con la Medicina Generale, il Servizio sociale e i tutti professionisti coinvolti nei setting di riferimento.

Target di popolazione: L’infermiere di comunità, presente nel territorio con continuità, è di riferimento per tutta la popolazione, ponendo maggiore attenzione alle fasce che presentano  maggior fragilità e che possono giovarsi di un intervento precoce, integrato e multiprofessionale. Viste le caratteristiche epidemiologiche e il profilo demografico nazionale, la fascia di popolazione anziana con patologie croniche, risulta essere un target preferenziale.

Standard di personale a risorse vigenti ex L. 77/2020: massimo 8 infermieri ogni 50.000 abitanti.

Competenze e Formazione: Le competenze richieste all’infermiere di famiglia sono di natura clinico assistenziale e di tipo comunicativo-relazionale. Deve possedere capacità di lettura dei dati epidemiologici e del sistema-contesto, deve avere un elevato grado di conoscenza del sistema della Rete dei Servizi sanitari e sociali per creare connessioni ed attivare azioni di integrazione orizzontale e verticale tra servizi e professionisti a favore di una risposta sinergica ed efficace al bisogno dei cittadini della comunità.

Per i requisiti formativi, se da un lato si riconosce la necessità di considerare rilevante prevedere un percorso di formazione specifica con l’acquisizione di titoli accademici (ad es master in Infermieristica di famiglia e Comunità) dall’altro occorre considerare fondamentale avviare tempestivamente l’organizzazione dell’assistenza territoriale come indicato dalla L. 77/2020. Si ritiene quindi necessario individuare infermieri per i quali sia possibile valorizzare l’esperienza acquisita, la motivazione e l’interesse all’ambito territoriale dell’assistenza.

Si ritiene inoltre necessario avviare iniziative di formazione aziendale, sulla base di indicazioni regionali, che permettano di formare, in tempi brevi, anche con modalità blended e formazione sul campo, infermieri per questa nuova forma di attività assistenziale territoriale. Tale formazione potrà essere riconosciuta e considerata anche ai fini dell’eventuale accesso successivo a percorsi accademici.

Reclutamento personale: per il reclutamento si prevede l’utilizzo di contratti libero professionale coordinata e continuativa o utilizzo di graduatorie valide per assunzione a tempo indeterminato/determinato. Si raccomanda di adibire prioritariamente alla funzione di infermiere di famiglia il personale infermieristico con elevata motivazione ed orientamento al modello di sviluppo territoriale dell’assistenza e già in possesso del profilo di competenze acquisito con master/corsi di formazione specifici o con competenze specifiche sviluppate sul campo.

 

 

 

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