Fuga dal Brotzu: decine di infermieri lasciano l’Arnas, l’allarme del NurSind
Dimissioni a catena, carenze croniche e carichi insostenibili: il prezzo dell’emergenza continua
"Quando il lavoro perde dignità, sicurezza e prospettiva, la scelta di andare via non è più un’eccezione ma una conseguenza. E oggi, al Brotzu, quella conseguenza ha numeri e volti ben precisi".
Cagliari, 28/01/2026. L’inizio del 2026 si apre con uno scenario che non può più essere derubricato a semplice coincidenza. All’Arnas Brotzu di Cagliari si consuma una vera e propria emorragia di personale sanitario e tecnico-amministrativo, una fuga silenziosa ma strutturata che coinvolge soprattutto gli infermieri. Quarantatré dipendenti hanno già lasciato o stanno per lasciare l’azienda, e il segnale che arriva dai reparti è chiaro: le condizioni di lavoro non sono più sostenibili.
Parliamo di 35 infermieri, due OSS, quattro assistenti amministrativi, un tecnico di radiologia e un perfusionista. Professionisti che hanno scelto di cambiare azienda, spesso senza cambiare mestiere, perché altrove trovano ciò che qui viene negato: organizzazione, sicurezza, rispetto professionale. La presa d’atto formale è contenuta in una determinazione della direzione Risorse Umane, ma la sostanza è tutta nelle corsie.
Un ospedale già dichiarato sotto organico, già alle prese con emergenze quotidiane, ora si ritrova a fare i conti con un ulteriore impoverimento di competenze. E mentre si parla di “toppe” temporanee, la realtà racconta altro.
«Da tempo denunciamo quello che sta accadendo», spiega Fabrizio Anedda, segretario provinciale del NurSind di Cagliari.
«Queste dimissioni non arrivano per caso: sono l’effetto diretto dei concorsi che consentono ai lavoratori di trasferirsi in aziende dove le condizioni sono migliori».
Il punto non è solo il contratto. Molti di coloro che se ne vanno avevano già un tempo indeterminato. La differenza sta tutta nell’organizzazione del lavoro, nei carichi assistenziali, nella qualità della vita professionale.
«C’è chi ottiene finalmente un tempo pieno, ma c’è anche chi sceglie di andarsene perché altrove lavora meglio», prosegue Anedda.
«Al Brotzu parliamo da anni di carenze strutturali, di turni massacranti, di procedure bloccate come l’adeguamento delle retribuzioni. A un certo punto, ognuno fa i propri conti».
Il caso emblematico resta quello di Medicina 1. Pazienti sistemati sulle barelle nei corridoi, reparti al limite della capienza, personale ridotto all’osso.
«In reparto ci sono 47 pazienti e solo 3 infermieri», denuncia ancora il NurSind.
«Parliamo di un rapporto infermiere-paziente che arriva a 1 a 14 o 15 degenti. È una condizione clinicamente e professionalmente insostenibile».
L’azienda ha annunciato l’avvio di assunzioni a tempo determinato, settanta infermieri come risposta immediata. Ma per il NurSind non basta. Perché il problema non è solo numerico: è organizzativo, contrattuale, culturale. È il risultato di anni di mancati interventi strutturali.
E mentre si continua a tamponare, la fuga continua. Non solo tra gli infermieri, ma – secondo quanto trapela – anche tra i medici. Un segnale che dovrebbe far riflettere chi governa il sistema.
Perché quando un ospedale perde i suoi professionisti, non perde solo risorse umane: perde qualità assistenziale, sicurezza per i cittadini, credibilità istituzionale.
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