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Sepsi, diagnosi in 5 minuti: ad Arezzo l’MDW supera i biomarcatori tradizionali

Andrea Tirottodi
Andrea Tirotto
Pubblicato il: 13/02/2026

Professione e lavoroStudi e analisi

Quando si parla di sepsi, la corsa contro il tempo è tutto. Ogni ora di ritardo nella diagnosi aumenta il rischio di morte del 7%. In questo contesto, l'ospedale San Donato di Arezzo ha recentemente pubblicato su Clinica Chimica Acta uno studio che conferma l'utilità del parametro MDW (Monocyte Distribution Width) nel riconoscimento precoce delle infezioni severe. Non si tratta di una scoperta: l'MDW è studiato in Italia da anni e commercializzato da cinque anni da Beckman Coulter. Ma lo studio aretino aggiunge un tassello rilevante al mosaico della validazione clinica italiana e soprattutto racconta un processo virtuoso di implementazione pratica.

La sepsi: emergenza silenziosa

I numeri della sepsi in Italia sono drammatici: 70.000 morti all'anno, 200 decessi al giorno. Una mortalità che supera quella dei tumori al seno e all'intestino messi insieme. Il numero di certificati di morte che riportano la sepsi è aumentato da circa 19.000 nel 2003 a oltre 49.000 nel 2015, con un incremento medio annuo del 6,7%.

Oltre al costo umano, c'è quello economico. Si stima che oltre 4.000 euro sia il costo diretto per singola infezione correlata all'assistenza in terapia intensiva, senza contare le degenze prolungate, le complicanze e le disabilità permanenti nei sopravvissuti. In questo contesto, un biomarcatore accessibile, rapido ed economico come l'MDW può generare risparmi sostanziali permettendo interventi terapeutici precoci che evitano l'evoluzione verso forme severe.

Un parametro non nuovo, ma promettente

Il parametro MDW misura la variabilità morfologica dei monociti, cellule del sistema immunitario che rappresentano la prima linea di difesa contro le infezioni. Quando l'organismo viene attaccato da microrganismi patogeni, queste cellule si attivano e cambiano dimensioni. Più ampia è la variazione dimensionale, più è probabile che sia in corso una sepsi. Il valore viene calcolato automaticamente durante un normale emocromo, senza costi o materiali aggiuntivi, e risulta disponibile in circa cinque minuti dall'arrivo della provetta in laboratorio.

Perché l'MDW fa la differenza

Rispetto ai biomarcatori tradizionali, l'MDW presenta vantaggi operativi significativi. È disponibile immediatamente, incluso nell'emocromo standard che viene comunque eseguito di routine sui pazienti con sospetta infezione. Non richiede esami dedicati, reagenti aggiuntivi o modifiche nel flusso di lavoro del laboratorio, deriva da un semplice calcolo con una immediatezza può fare la differenza.

Come sottolineato dalla letteratura scientifica, l'MDW non è diagnostico di una specifica malattia, ma funziona come una "bandiera rossa" che identifica pazienti a rischio. Un valore alterato suggerisce la necessità di monitoraggio attento e ulteriori indagini per confermare il sospetto clinico. La sua vera forza emerge quando viene integrato con altri parametri clinici e di laboratorio in un approccio multiparametrico. Resta inteso che l'MDW, come ogni biomarcatore, non è una soluzione miracolosa. Ha limiti di specificità, può essere influenzato da altri fattori, e richiede sempre un'interpretazione nel contesto clinico complessivo del paziente. Ma quando il tempo è un fattore critico, come nella sepsi, avere un segnale d'allarme precoce disponibile in cinque minuti può letteralmente salvare vite.

Un parametro già validato in Italia

In Italia, Pescara è stata una delle prime realtà al mondo a dotarsi della strumentazione per misurare l'MDW, già dal 2019. Da allora, quattro studi pubblicati dalla ASL di Pescara hanno validato il parametro in diversi contesti: terapia intensiva, malattie infettive, COVID-19 e pronto soccorso. Anche Modena ha contribuito alla letteratura scientifica con ricerche approfondite, e studi multicentrici europei hanno confermato le performance diagnostiche del parametro.

Il contributo dello studio di Arezzo

La ricerca aretina si inserisce in questo filone già consolidato, ma con alcune specificità che meritano attenzione. Lo studio ha coinvolto oltre 600 pazienti giunti in Pronto Soccorso con sospetta infezione e ha valutato l'efficacia dell'MDW rispetto ai biomarcatori tradizionali. I risultati hanno mostrato un'accuratezza del 93,6% nell'individuazione delle infezioni severe, superiore rispetto a Procalcitonina e Proteina C-reattiva, biomarcatori comunemente utilizzati nella pratica clinica.

Ma il vero valore dello studio aretino sta nell'approccio multidisciplinare e nell'implementazione operativa. Il progetto è nato dalla collaborazione tra Medicina di Laboratorio e Microbiologia, Emergenza-Urgenza, Malattie Infettive, Anestesia e Rianimazione. Un lavoro di squadra che ha permesso di sviluppare non solo una validazione scientifica, ma anche un protocollo operativo concreto per l'utilizzo sistematico del parametro nei percorsi di valutazione dei pazienti.

Dal giugno 2024, la procedura è attiva in via sperimentale al San Donato, consentendo l'uso dell'MDW nella routine clinica del Pronto Soccorso. L'esperienza maturata rappresenta la base per un'eventuale estensione del modello al resto dell'Azienda Sanitaria, con l'obiettivo di uniformare i percorsi assistenziali e rafforzare la capacità di individuazione precoce della sepsi su scala territoriale.

Un modello replicabile

L'esperienza di Arezzo testimonia che l'innovazione in sanità non richiede sempre tecnologie futuristiche o investimenti miliardari. Talvolta significa guardare con occhi nuovi i dati già disponibili, integrarli in percorsi assistenziali ben strutturati, costruire ponti tra laboratorio e clinica. Come già dimostrato a Pescara, dove l'MDW è utilizzato dal 2019 in diversi reparti, e come confermato da studi multicentrici europei, il parametro può essere uno strumento prezioso quando inserito in una strategia diagnostica integrata. Lo studio di Arezzo aggiunge una tessera importante a questo mosaico: la dimostrazione che il modello può essere implementato con successo anche in altre realtà ospedaliere italiane, con risultati clinicamente significativi.