'Ho denunciato un’aggressione e mi hanno licenziata': parla l’infermiera del 118 di Mondragone
Dalla denuncia dell’aggressione durante un’ispezione al licenziamento: il racconto dell’infermiera del 118 di Mondragone
di Giuseppe Provinzano
"La vicenda del servizio 118 di Mondragone, già seguita passo dopo passo dalla redazione di Infermieristicamente, entra ora in una fase ancora più delicata. Dopo le tensioni sindacali, le segnalazioni alle istituzioni e le polemiche sulla gestione del servizio, arriva la testimonianza diretta dell’infermiera protagonista dei fatti avvenuti il 7 marzo nella postazione operativa del litorale domizio.
Per la prima volta la professionista racconta cosa è accaduto durante quella ispezione e cosa è successo nei giorni successivi, fino al provvedimento di licenziamento arrivato dopo la denuncia dell’aggressione".
"Nel 118 salvavo vite ogni giorno. Poi ho denunciato un’aggressione e mi sono ritrovata senza lavoro".
Lucia, partiamo da quel giorno. Cosa è accaduto realmente il 7 marzo nella postazione 118 di Mondragone?
"Il 7 marzo mi sono recata al lavoro come sempre, con serenità e professionalità, forte della mia esperienza ventennale nel servizio di emergenza 118.
Come faccio abitualmente ho controllato l’ambulanza utilizzando la check list del vano sanitario e ho provveduto alla pulizia del mezzo. I prodotti per la pulizia li porto personalmente da casa, perché la Croce Bianca non ha mai fornito materiale detergente per le ambulanze. Utilizzo quello che posso, a volte anche il disinfettante che l’ASL ci fornisce per la detersione delle ferite.
Dopo aver sistemato il mezzo ho iniziato il turno, in attesa delle chiamate che la centrale operativa assegna tramite il tablet di bordo".
Durante quella giornata si è verificata l’ispezione che poi è degenerata. Cosa è successo in quei momenti?
"Per la mia esperienza posso dire che quella non è stata una normale ispezione. È stata, a mio avviso, una vera ispezione punitiva.
Sono arrivati in cinque: i fratelli Guariglia, il responsabile Proto, un infermiere proveniente da Salerno che effettua turni sull’automedica e una donna che non avevo mai visto prima.
Fin da subito il tono è stato aggressivo. Ho percepito un atteggiamento di sfida e di disprezzo nei miei confronti.
Mi hanno accusata di avere l’ambulanza sporca. Ma come si può pretendere una pulizia approfondita senza detergenti o prodotti specifici? A un certo punto mi è stato detto che avrei dovuto pulire con garze e acqua, perché quello era il materiale disponibile.
Ho spiegato che avevo già pulito il mezzo all’inizio del turno e che lo sistemo sempre tra un intervento e l’altro, come faccio da anni.
La discussione è degenerata, sono volate parole pesanti e ci sono stati anche spintoni. Io non ho mai perso la calma e non ho reagito con violenza. Saranno gli organi inquirenti a stabilire con precisione cosa è accaduto".
Che effetto fa subire un episodio del genere mentre si svolge un lavoro delicato come quello del 118?
"In vent’anni di servizio non avevo mai vissuto una situazione simile. La nostra professione richiede calma, equilibrio e lucidità. Lavoriamo per salvare vite umane e per prestare soccorso a chi ne ha bisogno.
Sentirsi trattare con disprezzo e sentirsi dire frasi offensive sulla propria professionalità è stato umiliante.
Negli anni ho affrontato molte ispezioni, anche da parte dei NAS o della centrale operativa. Tutte si sono sempre svolte nel rispetto delle persone e della professione. Quello che è accaduto il 7 marzo è stato completamente diverso".
Dopo l’accaduto ha accusato un malore. Cosa ricorda di quei momenti?
"Dopo aver detto che avrei chiamato le forze dell’ordine si sono allontanati. Ho avuto la sensazione di uscire da una morsa. Subito dopo però ho avuto un forte calo psicologico e fisico. Ho avvisato la centrale operativa e ho avuto bisogno di assistenza. È stato un momento molto difficile".
Dopo l’episodio ha deciso di presentare denuncia ai Carabinieri. Perché?
"Perché credo nella giustizia e nel rispetto delle persone. Sono mesi che mi batto per il diritto a un lavoro dignitoso. Lavorare, essere pagati regolarmente e essere trattati con rispetto dovrebbe essere la normalità.
Ricordo il Natale scorso quando ho dovuto chiedere soldi in prestito per garantire un Natale dignitoso ai miei figli. Oppure quando ho dovuto confrontarmi con le finanziarie perché non riuscivo a pagare le rate in tempo.
Non si può lavorare e non essere pagati. Il diritto al lavoro è sancito dalla Costituzione".
Dopo la denuncia si è sentita sostenuta?
"Sì, non sono sola. Molti colleghi mi stanno vicino e credono in me. Sono una sindacalista e rappresento tanti lavoratori. È vero che qualcuno ha paura di esporsi per timore di ritorsioni, ma molti mi sostengono. Il sindacato mi supporta e il mio avvocato mi assiste in tutte le iniziative legali".
Pochi giorni dopo la denuncia è arrivato il licenziamento. Come ha reagito?
"Ho ricevuto una PEC di licenziamento da parte della direzione della Croce Bianca Salerno. Le motivazioni indicate, a mio avviso, sono ridicole e menzognere. Su questo punto sono già in corso azioni legali e preferisco lasciare che siano gli organi competenti a fare il loro lavoro.
La mia prima reazione è stata di grande sconforto. Il primo pensiero è andato alla mia famiglia. Il mio è l’unico stipendio che entra in casa e ho due figli universitari. Non sarà facile, ma non mi arrendo e non arretrerò di un millimetro".
Lei pensa che la denuncia dell’aggressione abbia influito su questa decisione?
"Sì, lo penso fortemente.
Quando chi gestisce il lavoro non rispetta i lavoratori e non paga regolarmente gli stipendi è difficile aspettarsi comportamenti diversi".
Che effetto fa trovarsi senza lavoro dopo aver denunciato un’aggressione?
"È una sensazione devastante. Ti senti svuotata e impotente davanti a un provvedimento che considero ingiusto.
In un attimo ti passa davanti tutta la vita".
Che tipo di lavoro è quello nel 118 in un territorio complesso come il litorale domizio?
"È un lavoro durissimo.
Gestiamo incidenti stradali gravi, traumi maggiori e spesso interventi legati a episodi di violenza. Non è raro trovarsi di fronte a situazioni molto tese.
Serve grande preparazione psicologica e bisogna avere i nervi saldi".
Com'è oggi il clima lavorativo?
"Molto teso.
Si vive in un clima di tensione continua, tra contestazioni disciplinari e trasferimenti improvvisi. Alcuni operatori sono costretti a lavorare anche a 100 chilometri da casa, pur avendo una postazione a pochi metri.
Si vive con la sensazione che tutto debba apparire normale, anche quando non lo è".
Questa tensione può influire sul lavoro di soccorso?
"Sì, inevitabilmente.
Quando non si lavora serenamente la filiera del soccorso può risentirne. Noi però cerchiamo sempre di separare lo stress dal lavoro.
Quando arriva una richiesta di soccorso pensiamo solo alla persona da salvare".
Ha mai avuto paura di denunciare?
"No. Non ho mai avuto paura.
Mi sono sempre battuta per i diritti dei lavoratori e continuerò a farlo".
Se tornasse indietro rifarebbe la stessa scelta?
"Sì, mille volte.
È stata lesa la dignità di una professionista, di una lavoratrice e di una madre.
Non mi sarei mai aspettata di subire violenza da chi avrebbe dovuto tutelarmi".
Che messaggio vuole lanciare alle istituzioni?
"Chiedo rispetto per i lavoratori.
Alla ASL chiedo di intervenire e fare piena luce su tutte le inadempienze.
Al Prefetto chiedo fermezza e verità.
Alla stampa chiedo di continuare ad accendere i riflettori su questa vicenda.
Perché chi lavora nel 118 merita dignità, sicurezza e rispetto".
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