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Stop vincolo di esclusività: gli emendamenti al Milleproroghe spostano i termini al 2029

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 11/02/2026

AttualitàGoverno

 

Sono numerosi gli emendamenti di maggioranza al decreto Milleproroghe attualmente all’esame della Commissione Bilancio della Camera che riguardano il settore sanitario. Oltre alla proposta del Governo, già discussa nei giorni scorsi, i nuovi interventi toccano diversi ambiti: tariffe, personale, accreditamento delle strutture, organizzazione dei servizi e finanziamenti.

Tra i punti più rilevanti c’è il capitolo delle incompatibilità per il personale sanitario, tema che negli ultimi anni ha assunto un peso crescente a causa della carenza di medici e operatori.

Incompatibilità e limiti temporali

L’emendamento 5.64, a firma Soldi, propone di spostare al 31 dicembre 2027 il termine per l’applicazione delle disposizioni in materia di incompatibilità del personale del comparto sanità introdotte dal decreto-legge n. 155 del 2024. In pratica, verrebbero estese fino al 2027 le deroghe già previste.

Un’ulteriore proroga è contenuta nell’emendamento 5.44, presentato da Ciocchetti, che punta a sostituire il termine del 31 dicembre 2026 con quello del 31 dicembre 2029 per le disposizioni richiamate al comma 7 del decreto.

 

Cosa cambia in concreto

La proroga non introduce nuove deroghe e non amplia le attività consentite. Si limita a estendere nel tempo una disciplina già in vigore, che riguarda alcune attività esercitabili dagli operatori sanitari nel quadro generale stabilito dall’articolo 53 del decreto legislativo 165/2001.

La regola resta quella dell’incompatibilità tra impiego pubblico e libera professione. In linea generale, il dipendente pubblico non può svolgere attività libero-professionali, salvo eccezioni precise e strettamente regolamentate.

La norma prorogata rappresenta quindi un’attenuazione temporanea di questo regime. Il suo fondamento si trova nell’articolo 98 della Costituzione, che tutela l’imparzialità e il buon andamento della pubblica amministrazione.

Una deroga temporanea e controllata

Non si tratta di una liberalizzazione. La possibilità di svolgere attività ulteriori resta subordinata a tre condizioni rigide:

  • autorizzazione preventiva dell’amministrazione di appartenenza, che mantiene un pieno potere di valutazione;

  • limite massimo di 12 ore settimanali, entro cui devono rientrare anche lavoro straordinario, prestazioni aggiuntive e collaborazioni;

  • carattere eccezionale e temporaneo della deroga, ora estesa fino al 31 dicembre 2026.

In sostanza, l’impianto resta quello di un sistema chiuso, con margini di flessibilità circoscritti e controllati.

La ratio della proroga

La scelta del legislatore si inserisce nel solco delle misure emergenziali adottate per far fronte alla carenza strutturale di personale sanitario, aggravata negli ultimi anni. Reparti sotto organico, liste d’attesa in crescita e difficoltà nel garantire turni e servizi hanno spinto il Parlamento a mantenere strumenti straordinari.

Il confronto ora passa alla Commissione Bilancio. Sarà lì che si capirà se le proroghe proposte diventeranno parte stabile del provvedimento o subiranno modifiche nel corso dell’iter parlamentare.