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Endometriosi, la FNOPO in campo: “le ostetriche sentinelle contro i casi sommersi”

Andrea Tirottodi
Andrea Tirotto
Pubblicato il: 24/03/2026

Professione e lavoroStudi e analisi

 

La presidente Silvia Vaccari rilancia l'allarme su una malattia cronica che colpisce milioni di donne italiane, spesso senza che ne siano consapevoli. Diagnosi tardive, tutele insufficienti e un sistema sanitario ancora inadeguato: il quadro è preoccupante.

 

Le dichiarazioni della presidente Vaccari

In occasione delle ultime Giornate Mondiali dell'Endometriosi, la presidente della Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica Silvia Vaccari ha richiamato l'attenzione sulla necessità di abbattere il muro dell'indifferenza nei confronti di questa patologia cronica.

Il messaggio centrale è chiaro: troppe donne non sanno di essere malate. “sono troppe le donne che sono affette dalla patologia, ma non lo sanno. L'ostetrica è dotata di una preparazione professionale che le permette di insegnare alle pazienti come gestire al meglio i propri sintomi, incoraggiandole a rivolgersi al medico in caso di sanguinamenti o dolori anomali”, ha dichiarato Vaccari.

Sul fronte diagnostico, la presidente ha denunciato un doppio problema: “esiste un sommerso della malattia dovuto sia alla reticenza delle donne a consultare uno specialista pur in presenza di dolori forti e invalidanti, che alle numerose diagnosi inappropriate. Per questo è urgente sviluppare una rete assistenziale da più competenze specialistiche, dove tutti i professionisti sanitari siano in grado di porre il sospetto diagnostico o diagnosticare la patologia, ed indirizzare le pazienti a un corretto trattamento o al centro di riferimento in grado di garantirlo.”

In questo scenario, Vaccari ha individuato nell'ostetrica una figura strategica e capillare. L'ostetrica presente nei consultori, nelle case di comunità, negli ambulatori e anche al domicilio della donna, in virtù della sua presenza prossima al paziente, può identificare precocemente i segni e i sintomi dell'endometriosi, tra i più frequenti: dolore durante i rapporti sessuali, alla minzione o alla defecazione, crampi pelvici, stanchezza e gonfiore addominale.

La presidente ha anche insistito sulla necessità di sensibilizzare fin dalle giovani generazioni: “è necessario promuovere campagne di sensibilizzazione che coinvolgano soprattutto le ragazze e le giovani donne”, sottolineando l'importanza della presenza delle ostetriche nelle scuole di ogni ordine e grado per spiegare che il dolore non è normale, ma può essere il segnale di una patologia. Vaccari ha inoltre ricordato che alcuni approfondimenti preliminari dell'ISS mostrano che il rischio di incidenza dell'endometriosi potrebbe essere associato alla residenza in aree contaminate da inquinanti persistenti con potenziale azione di interferenza endocrina, quali policlorobifenili, diossine, piombo e cadmio.

Infine, la presidente ha allargato lo sguardo agli approcci terapeutici integrativi: “l'endometriosi, come dimostrato da diverse evidenze scientifiche, non si cura solo con trattamenti farmacologici. Validi, tra gli altri, yoga, supporto alimentare e psico-emozionale.”

 

Cos'è l'endometriosi e quante donne colpisce

L'endometriosi è una malattia cronica che colpisce le donne in età fertile ed è caratterizzata dalla presenza e dalla proliferazione di tessuto endometriale al di fuori della cavità uterina. I sintomi più frequenti, mestruazioni dolorose, dolore pelvico cronico, affaticamento, sintomi gastrointestinali e dolore ai rapporti sessuali, sono comuni anche ad altre patologie, rendendo complessa la diagnosi.

Nel mondo sono circa 190 milioni le donne colpite da endometriosi durante l'età riproduttiva. In Italia circa 1.800.000 donne convivono con una diagnosi accertata, con una prevalenza pari all'1,4% della popolazione femminile tra i 15 e i 50 anni. Si stima inoltre che il 30-40% delle donne che soffrono di endometriosi possa riscontrare problemi di fertilità o subfertilità.

Il tasso di incidenza massimo si verifica nelle donne tra i 25 e i 35 anni, anche se la malattia compare spesso in fasce di età più basse. Il ritardo diagnostico è uno dei problemi più gravi: la stima attuale è tra i cinque e i nove anni tra la comparsa dei sintomi e la diagnosi corretta, con un notevole pericolo per la salute delle pazienti e un rilevante incremento dei costi sanitari.

Sul piano normativo, dal 2015 l'endometriosi è stata inserita nei LEA (livelli essenziali di assistenza) e compresa tra le malattie croniche esenti da ticket. A partire dal 2025, le cure per le forme moderate e gravi (stadi III e IV) sono gratuite o a basso costo tramite il Servizio Sanitario Nazionale.

 

Lavoratrici nella sanità e incidenza

Uno studio di coorte basato sulla popolazione a Taiwan, ha evidenziato una maggiore incidenza di endometriosi tra le donne che lavorano nel settore sanitario, in particolare tra le infermiere e le assistenti sanitarie, associando il rischio di endometriosi a conseguenti tumori ovaio e al seno conseguenza dell’esposizione ad alcuni fattori di rischio;

Lavoro a Turni e Notturno: la ricerca evidenzia che il lavoro notturno prolungato aumenta il rischio di sviluppare la malattia. Questo accadrebbe perché l'alterazione dei ritmi circadiani riduce la produzione di melatonina, portando a un aumento dei livelli di estrogeni che può favorire la crescita del tessuto endometriosico.

Stress e Ambiente Clinico: l'ambiente ospedaliero, specialmente in reparti critici come il pronto soccorso, espone il personale a elevati livelli di stress fisico e mentale, oltre a potenziali rischi occupazionali come gas anestetici e radiazioni, che sono stati associati a disturbi del ciclo mestruale.

Stato Socioeconomico e Istruzione: alcune analisi suggeriscono che le donne con un livello di istruzione più elevato o uno stato socioeconomico superiore (caratteristiche comuni tra i professionisti sanitari) tendano a riportare diagnosi di endometriosi con maggiore frequenza.

 

Il nodo delle tutele lavorative

Il rapporto tra endometriosi e mondo del lavoro resta uno dei terreni più problematici. L'endometriosi è considerata una malattia di rilevanza sociale, in quanto, nelle forme più severe, la sintomatologia limita significativamente la produttività lavorativa delle donne che ne sono affette.

Sul piano delle tutele concrete, il quadro è ancora lacunoso. Sul fronte dell'invalidità civile, l'ingresso nei LEA non ha avuto un vero impatto. All'endometriosi al terzo e quarto stadio può essere riconosciuta una percentuale variabile di invalidità con un massimo che non supera il 25-30%, una soglia che non consente di accedere ai benefici previsti dalla Legge 104.

Alcune realtà contrattuali stanno introducendo misure specifiche in via sperimentale: i permessi per endometriosi introdotti dal CCNL di Poste Italiane, consistenti in un giorno mensile di permesso retribuito, sono stati prorogati fino al 31 dicembre 2026. Si tratta però di casi isolati, non di una tutela sistematica.

Il dibattito politico è acceso. La vicenda di una manager di Roma licenziata dopo 180 giorni di malattia è diventata simbolo di un paradosso istituzionale: leggi regionali esistono, come la legge regionale laziale 27/2019, ma la rete territoriale e i registri delle pazienti restano spesso sulla carta, lasciando le donne sole di fronte a diagnosi tardive e conseguenze devastanti sul piano occupazionale.

 

La richiesta che emerge trasversalmente, dalle associazioni di pazienti, dai professionisti sanitari e dalle forze politiche, è quella di una legge organica che garantisca percorsi diagnostici rapidi, tutele lavorative certe e un registro nazionale dell'endometriosi: strumenti ancora assenti, ma sempre più urgenti.