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Carcere Avellino, NurSind denuncia: infermieri allo stremo e rischio sanitario

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 17/04/2026

CampaniaNurSind dal territorio

Turni impossibili, carenze gravi e criticità igieniche: il sindacato lancia l’allarme e prepara la mobilitazione

di Giuseppe Provinzano

"C’è un limite oltre il quale il silenzio diventa complicità. Ed è proprio quel limite che oggi viene superato, con una denuncia forte e senza mediazioni. Il NurSind sceglie di rompere gli indugi e accendere i riflettori su una realtà che interroga non solo la sanità, ma la tenuta stessa delle istituzioni".


Avellino, 17/04/2026. Una fotografia drammatica, che racconta molto più di una semplice carenza organizzativa. È quella che emerge dalla denuncia pubblica del NurSind Avellino, che porta alla luce le condizioni critiche in cui operano gli infermieri all’interno della Casa Circondariale “Antimo Graziano Bellizzi”.

Due soli infermieri per oltre 600 detenuti. Un dato che, da solo, basterebbe a descrivere l’impossibilità concreta di garantire assistenza sanitaria adeguata. Ma non è tutto. A rendere ancora più grave il quadro è l’assenza di acqua corrente durante le ore notturne, una condizione che mina alla base qualsiasi protocollo igienico e sanitario.

La denuncia, formalizzata in una lettera aperta indirizzata al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e alla Prefetta di Avellino Rosanna Riflesso, richiama l’attenzione su un sistema che rischia di collassare sotto il peso dell’indifferenza istituzionale.


«La presenza di sole 2 unità infermieristiche per oltre 600 detenuti rende matematicamente impossibile garantire i Livelli Essenziali di Assistenza»

Il NurSind non usa mezzi termini. La sproporzione tra personale e popolazione detenuta non è solo una criticità organizzativa, ma una vera e propria emergenza sanitaria e di sicurezza. Gli infermieri operano in condizioni che espongono a rischi professionali elevati e mettono in discussione anche l’ordine pubblico interno.


«L’assenza di acqua nelle ore notturne impedisce anche il più elementare gesto di prevenzione: il lavaggio delle mani»

Un dettaglio che diventa simbolo di una situazione fuori controllo. Senza condizioni igieniche minime, il rischio di diffusione di infezioni aumenta esponenzialmente, coinvolgendo non solo detenuti e operatori, ma l’intera collettività.


A firmare l’appello è la segretaria territoriale NurSind Avellino, Romina Iannuzzi, che richiama direttamente le responsabilità istituzionali, sottolineando come, nonostante precedenti tentativi di conciliazione e persino un provvedimento del Tribunale risalente a dicembre 2025, nulla sia cambiato.


«Non è una minaccia, ma un atto di estrema difesa verso una professione che ci è impedito di esercitare secondo scienza, coscienza e decenza»


Parole che pesano come un macigno e che segnano un punto di non ritorno. Il NurSind annuncia infatti la possibilità concreta di un nuovo stato di agitazione, qualora non arrivino risposte immediate e concrete.

La vicenda di Avellino diventa così emblematica di una crisi più ampia, dove il diritto alla salute, anche in contesti complessi come quello penitenziario, rischia di essere sacrificato. E con esso, la dignità stessa delle professioni sanitarie.