NurSind Pescara. Sanzionati per aver denunciato: tribunale dà ragione agli infermieri e condanna Asl
Una vicenda iniziata con una diffida formale e culminata in una sentenza del Tribunale del Lavoro riaccende il confronto tra la ASL di Pescara e il sindacato delle professioni infermieristiche NurSind Abruzzo. Al centro dello scontro, i procedimenti disciplinari avviati nell’ottobre 2025 nei confronti di tre dirigenti sindacali, giudicati illegittimi dal giudice perché lesivi della libertà sindacale.
Dalla diffida alla sentenza
Il caso prende avvio il 20 ottobre 2025, quando la Direzione generale della ASL di Pescara notifica contestazioni disciplinari a tre rappresentanti sindacali del NurSind. Secondo il sindacato, si tratta di iniziative legate all’attività di denuncia e rappresentanza svolta dai dirigenti nell’interesse dei lavoratori e dei cittadini.
Pochi giorni dopo, il 31 ottobre 2025, il NurSind Abruzzo invia una diffida formale chiedendo il ritiro immediato dei provvedimenti, ritenuti illegittimi e configurabili come comportamento antisindacale. Nel documento si richiama esplicitamente la tutela costituzionale della libertà sindacale e lo Statuto dei Lavoratori, sottolineando come “le iniziative sindacali dirette alla tutela di interessi collettivi non possono essere ostacolate o sanzionate” .
Nonostante l’avvertimento e la richiesta di sospensione delle azioni disciplinari, la ASL non fa marcia indietro. La vicenda approda così in tribunale.
Il giudice: “sanzioni illegittime”
Con decreto del 10 aprile 2026, il Tribunale del Lavoro di Pescara accerta la condotta antisindacale dell’azienda sanitaria. Il giudice stabilisce che i procedimenti disciplinari erano privi di fondamento e direttamente collegati all’attività sindacale svolta dai dirigenti.
Secondo quanto riportato dal NurSind, la sentenza riconosce che anche una critica sindacale “aspra” rientra nei diritti costituzionalmente garantiti e non può essere oggetto di sanzione. Le sospensioni inflitte – due giorni senza retribuzione – vengono quindi annullate, con condanna della ASL al pagamento delle spese legali .
Le accuse del sindacato
Fin dall’inizio, il NurSind aveva denunciato un atteggiamento intimidatorio da parte dell’azienda sanitaria. In un comunicato stampa diffuso contestualmente alla diffida, l’organizzazione parlava di un “atto audace e persecutorio” e di accuse “infondate” rivolte ai propri dirigenti .
Secondo il sindacato, le contestazioni disciplinari non sarebbero state motivate da reali violazioni, ma dal tentativo di silenziare le voci critiche interne al sistema sanitario.
Le dichiarazioni
Il segretario regionale NurSind Abruzzo, Andrea Liberatore, commenta duramente l’intera vicenda:
“Si è trattato di un grave e spregevole atto di intimidazione nei confronti dei dirigenti sindacali e di tutti coloro che ogni giorno difendono i diritti dei lavoratori e la qualità dei servizi sanitari. La sentenza conferma ciò che avevamo denunciato fin dall’inizio.”
Le conseguenze e le richieste
Alla luce della sentenza, il NurSind Abruzzo ha alzato ulteriormente il livello dello scontro, chiedendo la rimozione del Direttore Generale della ASL di Pescara, ritenuto responsabile di una gestione che avrebbe leso un diritto costituzionale.
Il sindacato sottolinea anche il possibile danno economico derivante dalla scelta dell’azienda di non accettare una proposta conciliativa avanzata dal giudice durante il procedimento, che avrebbe potuto evitare ulteriori costi legali .
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