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Infermieri nelle emergenze, cambia tutto: non solo bisogni, ecco il nuovo approccio

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 28/04/2026

Professione e lavoroStudi e analisi

 

Dalle zone di guerra ai villaggi isolati, cresce un nuovo modello di assistenza: non più solo bisogni da colmare, ma capacità da valorizzare.

 

Nelle aree più difficili del pianeta – teatri di guerra, zone colpite da disastri naturali, contesti rurali isolati o ambienti estremi come mare aperto e alta montagna – gli infermieri lavorano ogni giorno in condizioni limite. Qui, dove le risorse scarseggiano e le decisioni devono essere rapide, la valutazione clinica resta uno strumento essenziale. Ma oggi qualcosa sta cambiando.

Accanto al tradizionale approccio basato sui bisogni, si sta affermando un nuovo paradigma: quello delle “assets-based assessment”, ovvero una valutazione che parte dalle risorse, dalle capacità e dalla resilienza delle persone e delle comunità.

Dalla logica dell’emergenza alla visione della resilienza

Nella pratica quotidiana, soprattutto in contesti di crisi, gli infermieri sono chiamati a fare triage, individuare le priorità e gestire risorse limitate. Questo modello, centrato sui deficit – cosa manca, cosa non funziona – è fondamentale nelle fasi acute.

Tuttavia, secondo la letteratura più recente, rischia di offrire una visione parziale: le persone vengono viste solo come vittime, trascurando ciò che già possiedono per affrontare la crisi.

Il nuovo approccio ribalta la prospettiva. La domanda non è più solo “di cosa hai bisogno?”, ma anche:
“quali risorse hai già per affrontare questa situazione?”

Cos’è l’approccio “assets-based”

L’approccio basato sulle risorse punta a identificare e valorizzare:

  • capacità individuali (resilienza psicologica, esperienze pregresse)
  • reti familiari e sociali
  • conoscenze culturali e pratiche locali
  • sistemi informali di assistenza

In contesti estremi, queste risorse possono fare la differenza tra dipendenza dagli aiuti esterni e capacità di ripresa autonoma.

Un esempio concreto: una madre rifugiata può trovare forza nel proprio ruolo genitoriale, nella fede religiosa o nelle esperienze passate di sopravvivenza. Riconoscere questi elementi significa integrarli nel percorso di cura.

Le basi teoriche: comunità, resilienza e relazione

Questo modello si fonda su diversi approcci consolidati:

  • Sviluppo di comunità basato sugli asset (ABCD): valorizza le risorse già presenti nei territori
  • Infermieristica basata sui punti di forza: ridefinisce la relazione infermiere-paziente come collaborazione
  • Cura informata sul trauma: mette al centro sicurezza, fiducia e rispetto
  • Teoria della resilienza: studia come individui e comunità reagiscono alle avversità

Insieme, questi modelli costruiscono una visione più completa della salute, anche in condizioni estreme.

Gli ambienti estremi: dove il modello fa la differenza

Gli infermieri operano in contesti molto diversi tra loro, ma accomunati da condizioni limite:

  • Aree artiche e alpine: freddo estremo, isolamento, difficoltà di trasporto
  • Deserti e giungle: caldo intenso, scarsità d’acqua, malattie infettive
  • Ambienti marittimi: immersioni, traumi da pressione, incidenti in mare
  • Zone di disastro e conflitto: emergenze sanitarie, campi profughi, sistemi sanitari collassati

In tutti questi scenari, conoscere e utilizzare le risorse locali diventa essenziale per interventi efficaci e sostenibili.

Come si applica nella pratica

L’approccio assets-based non sostituisce la valutazione clinica, ma la integra.

Gli strumenti principali includono:

  • Ascolto attivo e narrazione: raccogliere le storie dei pazienti
  • Mappatura delle risorse comunitarie
  • Coinvolgimento di leader locali e reti informali
  • Pianificazione condivisa delle cure

L’infermiere diventa così non solo un operatore sanitario, ma anche un facilitatore di connessioni e risorse.

I vantaggi: fiducia, efficacia, sostenibilità

I benefici sono molteplici:

  • maggiore fiducia tra operatori e comunità
  • maggiore adesione alle cure
  • interventi più culturalmente appropriati
  • rafforzamento della resilienza collettiva

In contesti dove gli aiuti possono essere temporanei, costruire capacità locali è cruciale.

I limiti: tempo, formazione e urgenza

Non mancano le criticità.

Nei contesti di emergenza:

  • il tempo è limitato
  • le priorità sono spesso salvavita
  • il personale può non avere formazione adeguata su approcci culturali e comunitari

C’è anche il rischio opposto: concentrarsi troppo sulle risorse e sottovalutare bisogni urgenti.

Per questo, gli esperti parlano di un modello integrato, che unisca valutazione dei bisogni e delle risorse.

Formazione e futuro: serve un cambio di paradigma

Per rendere questo approccio efficace, è necessario intervenire su più livelli:

  • formazione universitaria più orientata alla comunità
  • protocolli operativi che includano anche le risorse locali
  • collaborazione tra professionisti (sanitari, sociali, tecnici)
  • uso di tecnologie per mappare e condividere risorse

Una sanità più umana nelle situazioni più difficili

In un mondo segnato da crisi sempre più frequenti – climatiche, geopolitiche, sanitarie – il ruolo degli infermieri è destinato a diventare ancora più centrale.

L’approccio basato sulle risorse offre una prospettiva diversa:
non solo intervenire sull’emergenza, ma costruire le condizioni per una ripresa duratura.

Perché anche nei contesti più difficili, sottolineano gli esperti,
non esistono solo bisogni: esistono anche forze da cui ripartire.

 

da: Barnes, G, Clements, P, Haddad, L. Assets-Based Assessment by Nurses in Extreme Environments. Am. J. Nurs.. 2026;126(5):48-55. doi:10.1097/AJN.0000000000000302.