Infermieri nelle emergenze, cambia tutto: non solo bisogni, ecco il nuovo approccio
Dalle zone di guerra ai villaggi isolati, cresce un nuovo modello di assistenza: non più solo bisogni da colmare, ma capacità da valorizzare.
Nelle aree più difficili del pianeta – teatri di guerra, zone colpite da disastri naturali, contesti rurali isolati o ambienti estremi come mare aperto e alta montagna – gli infermieri lavorano ogni giorno in condizioni limite. Qui, dove le risorse scarseggiano e le decisioni devono essere rapide, la valutazione clinica resta uno strumento essenziale. Ma oggi qualcosa sta cambiando.
Accanto al tradizionale approccio basato sui bisogni, si sta affermando un nuovo paradigma: quello delle “assets-based assessment”, ovvero una valutazione che parte dalle risorse, dalle capacità e dalla resilienza delle persone e delle comunità.
Dalla logica dell’emergenza alla visione della resilienza
Nella pratica quotidiana, soprattutto in contesti di crisi, gli infermieri sono chiamati a fare triage, individuare le priorità e gestire risorse limitate. Questo modello, centrato sui deficit – cosa manca, cosa non funziona – è fondamentale nelle fasi acute.
Tuttavia, secondo la letteratura più recente, rischia di offrire una visione parziale: le persone vengono viste solo come vittime, trascurando ciò che già possiedono per affrontare la crisi.
Il nuovo approccio ribalta la prospettiva. La domanda non è più solo “di cosa hai bisogno?”, ma anche:
“quali risorse hai già per affrontare questa situazione?”
Cos’è l’approccio “assets-based”
L’approccio basato sulle risorse punta a identificare e valorizzare:
- capacità individuali (resilienza psicologica, esperienze pregresse)
- reti familiari e sociali
- conoscenze culturali e pratiche locali
- sistemi informali di assistenza
In contesti estremi, queste risorse possono fare la differenza tra dipendenza dagli aiuti esterni e capacità di ripresa autonoma.
Un esempio concreto: una madre rifugiata può trovare forza nel proprio ruolo genitoriale, nella fede religiosa o nelle esperienze passate di sopravvivenza. Riconoscere questi elementi significa integrarli nel percorso di cura.
Le basi teoriche: comunità, resilienza e relazione
Questo modello si fonda su diversi approcci consolidati:
- Sviluppo di comunità basato sugli asset (ABCD): valorizza le risorse già presenti nei territori
- Infermieristica basata sui punti di forza: ridefinisce la relazione infermiere-paziente come collaborazione
- Cura informata sul trauma: mette al centro sicurezza, fiducia e rispetto
- Teoria della resilienza: studia come individui e comunità reagiscono alle avversità
Insieme, questi modelli costruiscono una visione più completa della salute, anche in condizioni estreme.
Gli ambienti estremi: dove il modello fa la differenza
Gli infermieri operano in contesti molto diversi tra loro, ma accomunati da condizioni limite:
- Aree artiche e alpine: freddo estremo, isolamento, difficoltà di trasporto
- Deserti e giungle: caldo intenso, scarsità d’acqua, malattie infettive
- Ambienti marittimi: immersioni, traumi da pressione, incidenti in mare
- Zone di disastro e conflitto: emergenze sanitarie, campi profughi, sistemi sanitari collassati
In tutti questi scenari, conoscere e utilizzare le risorse locali diventa essenziale per interventi efficaci e sostenibili.
Come si applica nella pratica
L’approccio assets-based non sostituisce la valutazione clinica, ma la integra.
Gli strumenti principali includono:
- Ascolto attivo e narrazione: raccogliere le storie dei pazienti
- Mappatura delle risorse comunitarie
- Coinvolgimento di leader locali e reti informali
- Pianificazione condivisa delle cure
L’infermiere diventa così non solo un operatore sanitario, ma anche un facilitatore di connessioni e risorse.
I vantaggi: fiducia, efficacia, sostenibilità
I benefici sono molteplici:
- maggiore fiducia tra operatori e comunità
- maggiore adesione alle cure
- interventi più culturalmente appropriati
- rafforzamento della resilienza collettiva
In contesti dove gli aiuti possono essere temporanei, costruire capacità locali è cruciale.
I limiti: tempo, formazione e urgenza
Non mancano le criticità.
Nei contesti di emergenza:
- il tempo è limitato
- le priorità sono spesso salvavita
- il personale può non avere formazione adeguata su approcci culturali e comunitari
C’è anche il rischio opposto: concentrarsi troppo sulle risorse e sottovalutare bisogni urgenti.
Per questo, gli esperti parlano di un modello integrato, che unisca valutazione dei bisogni e delle risorse.
Formazione e futuro: serve un cambio di paradigma
Per rendere questo approccio efficace, è necessario intervenire su più livelli:
- formazione universitaria più orientata alla comunità
- protocolli operativi che includano anche le risorse locali
- collaborazione tra professionisti (sanitari, sociali, tecnici)
- uso di tecnologie per mappare e condividere risorse
Una sanità più umana nelle situazioni più difficili
In un mondo segnato da crisi sempre più frequenti – climatiche, geopolitiche, sanitarie – il ruolo degli infermieri è destinato a diventare ancora più centrale.
L’approccio basato sulle risorse offre una prospettiva diversa:
non solo intervenire sull’emergenza, ma costruire le condizioni per una ripresa duratura.
Perché anche nei contesti più difficili, sottolineano gli esperti,
non esistono solo bisogni: esistono anche forze da cui ripartire.
da: Barnes, G, Clements, P, Haddad, L. Assets-Based Assessment by Nurses in Extreme Environments. Am. J. Nurs.. 2026;126(5):48-55. doi:10.1097/AJN.0000000000000302.
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